maggio 2013


“Gliela faremo vedere noi al metalmeccanico”, disse uno scatentato Flavio Pontello agli attoniti Pecci e Graziani il giorno in cui andarono a firmare il contratto con la Fiorentina, riferendosi nientepopodimeno che all’avvocato Gianni Agnelli.
Ci andò vicino a fargliela vedere, prendendola invece in quel posto a Cagliari, e noi tutti con lui, purtroppo.
Si sarebbe molto diverto il fiorentinaccio Conte Pontello a leggere e vedere in televisione le bordate di un gelido (e per questo ancora più cattivo) Diego Della Valle verso il rampollo Elkann, che non risponde mai, preferendo a volte mandare in avanscoperta il ben più truce Marchionne.
Ormai il campionario delle invettive è variegato: si passa dal consiglio di andare in barca a vela o a sciare evitando di fare danni al lavoro, al bambino colto a rubare la marmellata per finire col bamboccione messo non si come e perché a dirigere il più grande gruppo industriale privato italiano.
Un Diego così era il sogno di tutta la Fiesole ed è un peccato che le sue motivazioni siano essenzialmente di natura politico-economica, ma intanto il discorso Jovetic si complica assai e questo un po’ ci fa godere: per Conte, per Marotta, per Ramadani e anche per il giocatore “che vuole stare solo in Italia”, ma pare non alla Fiorentina.

P.S. Un abbraccio a tutti i ragazzi del blog che si ritrovano stasera a cena, non posso esserci, ma sono con voi col pensiero.

Vorrei condividere tutto questo ottimismo che si respira intorno al rinnovo di Ljajic, ma sinceramente non ci riesco.
Siamo più o meno al punto dove eravamo due anni fa con Montolivo, con due differenze non da poco.
La prima è che’ex capitano aveva appena detto chiaramente che non avrebbe rinnovato e almeno in questo gli va dato atto di aver dimostrato molta chiarezza.
La seconda è che (per fortuna) stavolta ci siamo risparmiati la quinta colonna fiorentina che per almeno otto mesi ha soffiato sul fuoco anti-società, occupando militarmente l’etere e organizzando riunioni carbonare tra tifosi promettendo mirabolanti rivelazioni di cui non si è saputo mai niente.
Quello almeno ce lo siamo risparmiato, ma è una magra consolazione.
Resta infatti la sostanza del discorso: tra nove mesi Ljajic può tranquillamente firmare a costo zero e poichè quasi sempre “testa di giocatore è buona solo per portare cappello”, può anche darsi che guardandosi indietro e pensando ai tre campionati e mezzo trascorsi in viola sia lui a sentirsi in credito con la Fiorentina e non viceversa.
Togliamoci quindi dalla testa ogni possibile discorso di riconoscenza, qui è solo una questione di soldi.
Quelli da dare a Ljajic per convincerlo a rimanere, e quelli da dare a Ramadani per rinunciare alle lauti provvigioni che comporterebbe un trasferimento.
Niente di più e niente di meno.
C’è da fissare un limite economico, oltre il quale non andare, e prepararsi eventualmente a tenere in tribuna tutto l’anno un’ipotesi di campione.

Il 29 di maggio del 1985 Rocco Acerra, Bruno Balli, Alfons Bos, Giancarlo Bruschera, Nino Cerullo, Willy Chielens, Giuseppina Conti, Dirk Daeneckx, Dionisio Fabbro, Jaques François, Eugenio Gagliano, Francesco Galli, Giancarlo Gonelli, Alberto Guarini, Giovacchino Landini, Roberto Lorentini, Barbara Lusci, Franco Martelli, Loris Messore, Gianni Mastroiaco, Sergio Mazzino, Luciano Rocco Papaluca, Luigi Pidone, Benito Pistolato, Patrick Radcliffe, Domenico Ragazzi, Antonio Ragnanese, Claude Robert, Mario Ronchi, Domenico Russo, Tarcisio Salvi, Gianfranco Sarto, Amedeo Giuseppe Spolaore, Mario Spanu, Tarcisio Venturin, Jean Michel Walla e Claudio Zavaroni erano andati ad assistere ad una partita di football nel settore Z dello stadio Heysel di Bruxelles. Con loro anche Giovanni Casula e Suo figlio Andrea di soli undici anni, l’età dei sogni, dello stupore e della gioia di vivere. Andrea voleva vivere con gioia.

Grazie al Museo della Fiorentina per questo ricordo

C’era grande forza e un sincero desiderio di cambiare le cose nell’ondata grillina che ha sconvolto l ‘Italia politica negli ultimi tre mesi.
E adesso?
Hanno detto di no a tutto, si sono arroccati in sterili esercizi di presunta democrazia, preoccupandosi solo di fare la pulci a chi non la pensava come loro, non tollerando la minima difformità di pensiero all’interno del loro movimento.
Vai con gli scontrini e le epurazioni…
Nobili i principi che hanno animato la loro lotta, inesistenti per ora i risultati raggiunti.
Tra poco inizierà la diaspora, qualcuno perché tiene famiglia, qualcuno perché non sopporta più il giogo imposto dal duo Grillo/Casaleggio, qualcuno perché ha capito che non si può solo distruggere, ma anche pensare a ricostruire e allora è meglio andare da un’altra parte.
Si stanno sgonfiando velocemente ed è un vero peccato perché potevano essere uno stimolo a cambiare qualcosa, se solo avessero accettato le più elementari regole della democrazia: confrontarsi e rispettare le regole altrui senza azzannare l’interlocutore, che non è sempre e comunque un avversario.

Se Emiliano Viviano avesse combinato quello che ha fatto Sorrentino a Palermo, spedendo in pratica in B i siciliani con gli errori casalinghi contro Bologna e Udinese, a Firenze sarebbe stato proposto per il rogo in piazza Signoria.
Ribadisco il concetto: è un ottimo portiere, incappato nella sua stagione più difficile, ma ha “solo” 28 anni, che sono davvero pochi per un portiere.
Non vale neanche lontanamente i 7,5 milioni chiesti dal Palermo, anche perché questo calcio è diventato molto più povero di qualche anno fa, ma per una cifra vicina alla metà io credo che potrebbe essere un ottimo affare per la Fiorentina.
Superato l’impatto emotivo di giocare con la maglia viola addosso, la prossima stagione di Viviano potrebbe essere l’inizio di un nuovo percorso tutto da scoprire e per certi versi intrigante.
E’ solo una questione di prezzo, ma non venitemi a dire che Agazzi (Agazzi!) è più forte di lui, perché sinceramente il paragone neanche si pone.

Sentiamo un po’ cosa ci racconterà nei prossimi giorni David Pizarro dal Cile, sempre che abbia voglia di parlare e non lasci l’incarico al suo procuratore.
Se dovesse ripetere i propositi di addio a Firenze, motivati da non si sa cosa (ovviamente faccio come Alice nel paese delle meraviglie), io questa volta mi toglierei o sfizio: tu resti in viola fino al 30 giugno 2014 e se sei così demotivato da giocare nel campionato italiano (strano perché pensavo che lo conoscesse bene, visto che è qui dal 1999) vuol dire che ti alleni tutta la settimana e poi vai in tribuna ad osservare in campo i tuoi compagni.
Io credo che questa volta ce lo potremmo anche permettere: andiamo a vedere il bluff di Pizarro, non facciamoci ricattare.
L’alternativa potrebbe essere fissare il prezzo del cartellino in non meno di quattro milioni di euro, che non sono pochi per chi compierà 34 anni nel prossimo settembre, in questo modo la sua cessione porterebbe una bella plusvalenza alla Fiorentina.
E’ veramente una brutta storia, resa ancora peggiore dal fatto che è stato come prendere una coltellata a freddo, visto che nessuno si aspettava una cosa del genere.
Però rovescerei il problema: sorridiamo di fronte alle pretese del giocatore, facciamo finta di niente e vediamo un po’ come va a finire.

Comunque vada a finire è veramente un triste e lungo addio, cominciato un anno fa.
Sto parlando del distacco di Jovetic dalla Fiorentina: se ne sta andando via piano piano dall’estate 2012 senza un sussulto, con chirurgica lentezza, niente che abbia a che fare con un minimo di passione.
Che vada pure alla Juve, e d’altra parte dove vuoi che finisca se “vuole rimanere in Italia”?
Una storia prosciugata dagli interessi, con i soldi che fanno da sfondo a tutto: i mal di pancia, l’arrivo di Andrea Della Valle a Moena, il nascondersi per un anno a taccuini e telecamere per non dire quello che tutti sanno.
E’ veramente come fare l’amore con una donna che ti piace, mentre sai che lei pensa ad un altro.
Lo fai oggi, lo fai domani e alla fine non provi più niente, la sua freddezza ha anestetizzato tutto, in questo caso anche i fischi che non vale neanche la pena di fare quando nel prossimo campionato verrà al Franchi con la maglia bianconera.
Ma i 28/30 milioni di euro lui e il suo compare ce li devono portare: cinici loro, cinici noi, almeno in questo siamo alla pari.

Strano mondo il calcio: se si chiudesse ora l’avventura fiorentina di Luca Toni, stavolta farebbe più male che nel 2007, quando pure se ne andò via nel pieno della carriera e da Campione del Mondo.
Me ne sono accorto, ma ne avevo già il sentore prima, ieri nel bel pomeriggio passato insieme a lui e a tutti coloro che sono venuti a riscuotere alla pasticceria Villani la scommessa sugli otto gol segnati.
Non so bene cosa accadrà, se Luca accetterà la proposta di Andrea Della Valle di entrare come dirigente nella Fiorentina oppure se vorrà provare ancora un’ultima sfida da calciatore, fatto sta che la gente gli vuole davvero più bene di prima.
Perché la sua è una storia pulita, perché ha rovesciato per una volta lo stereotipo del cavallo di ritorno che non funziona, perché lui è davvero una brava persona, molto disponibile con tutti.
Uno che non se la tira, al contrario di chi ha fatto un quarto della sua carriera e che pare sia stato unto dal Signore.

Giornata di grande impegno e, spero, di soddisfazione.
Stamani alle 11 al Museo del calcio di Coverciano presento il libro di Pecci, che poi sarà ospite in Anteprima Pentasport e sarà un tuffo fantastico nel passato, con chi c’era quando Eraldo era qui e magari anche con chi è più giovane di noi.
Poi alle 18.30 ci troviamo alla Pasticceria Villani in piazza Antonelli con Luca per pagare gli aperitivi della scommessa e forse Aurelio Virgili, oltre a rappresentare la Fondazione Borgonovo, mi farà il regalo di portare il babbo Beppe, il grande Pecos Bill, che guarda caso ha segnato con la maglia viola in seria A gli stessi gol di Toni.
Sono quelle giornate in cui ti svegli con un sentimento strano, un misto di preoccupazione e soddisfazione: andrà tutto bene?
E, ripensando proprio a quando con Pecci facevamo il Pentasport il giovedì pomeriggio, certo che ne è passato del tempo…

Balotelli è un provocatore, in campo e spesso anche fuori.
Chi casca nelle trappole mediatiche disseminate lungo il cammino della sua carriera è però perlomeno ingenuo.
Nella vicenda della stazione di Firenze, di cui oggi a livello nazionale si parla più che dei favori arbitrali ricevuti dal Milan, c’è stata una concatenzaione di errori che nemmeno a pensarli potevano venire meglio, o peggio, a seconda dei gusti.
Per quale motivo si vada alle una di notte in una stazione ferroviaria a offendere una squadra avversaria e alcuni giocatori in particolare qualcuno me lo deve spiegare.
Io queste cose con le concepisco: c’è lo stadio per manifestare il proprio dissenso contro questo o quel giocatore, contro chi ti sta sulle scatole.
E’ una questione di civiltà.
Ma nessuno riesce a capire perché il Milan scelga di partire da Firenze dopo la gara di Siena, con tutti i rischi che alla vigilia si potevano facilmente prevedere.
Sembra quasi una provocazione, anche se penso si tratti soprattutto di pessima organizzazione.
Poi la storia di Landucci di cui ho capito pochissimo avendo ricostruzioni assolutamente contrastanti, ma anche in questo caso comunque si tratta di pessima pubblicità per tutti.
Ripeto: Balotelli è un provocatore, ma se la smettessimo di andargli dietro?

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