novembre 2012


Nel viola dipinto di viola…
Che spettacolo ragzzi e hanno pure provato a rubarcela tra il gol in fuorigioco e un rigore non dato a Rodriguez.
Non abbiamo limiti, a patto di continuare ad essere spensierati, giochiamo davvero il miglior calcio della serie A e non importa per quanto durerà: quello che abbiamo fatto fino ad oggi vale il triplo del vuoto assoluto delle ultime due stagioni.
Volete un uomo simbolo per questa entrata inaspettata in paradiso: Ljajic.
Ha corso come un forsennato creando spazi per gli altri, Montella gli ha cambiato la testa e sinceramente non so quanti altri ci sarebbero riusciti.
Poi c’è Toni, che sembra abbia quattro anni meno e che mi costerà un bel po’ di soldi, ma sarà una festa per tutti quando arriverà all’ottavo gol.
Adesso siamo ufficialmente in corsa per la Champions e discretamente inseriti per il discorso scudetto: se solo trovassero il modo di fare andare tutti a Torino, in domenica ci muoveremmo almeno in cinquemila.
Che bello il cielo viola di questa sera.

Ok, ci ho pensato, e allora?
I fatti: se domani vinciamo contro l’Atalanta siamo a cinque punti dalla Juve e quindi dallo scudetto.
Sarò libero il sabato sera di tornare bambino e riprensare agli anni settanta, a quando immaginavo che Speggiorin avrebbe vinto la classifica dei cannonieri e che Della Martira venisse convocato in Nazionale.
Poi state tranquilli che domani ritorno in me, la mattina mi studio bene la formazione dell’Atalanta, vado allo stadio e mi concentro sulla partita evitando di guardare la classifica.
Ma il mio personalissimo sabato nel villaggio me lo voglio godere fino in fondo.

Alla fine Jovetic non ci sarà ed è giusto così.
Non vedo tutta questa urgenza di buttarlo in campo: giochiamo una “normale” partita in casa contro l’Atalanta mica lo spareggio per l’Europa o per rimanere in serie A.
Non è tanto per la grande prova di San Siro, ma per la prudenza che si impone in casi come questi, con infortuni muscolari che con questo clima sono particolarmente a rischio di ricaduta.
Non convochiamolo nemmeno Stevan, lasciamolo recuperare con calma e presentiamolo bello pimpante a Torino, dove magari farà ancora più comodo che domenica prossima.

Oggi ne parliamo a Blu e Sportiva, io faccio quello che posso, metto a disposizione le radio che dirigo, lunedì ho inviato il mio contributo alla Fondazione (IBAN: IT 53 M 08329 51610 000000202000) per scusarmi del vaffa in radiocronaca, ma sono piccole cose.
Il resto bisogna farlo tutti insieme con mail, telefonate, lettere.
Ecco le dichiarazioni di Stefano, che peraltro molti di voi hanno già riportato nei precedenti post a proposito del taglio dei fondi destinati ai malati di SLA.
Se penso a Fiorito, Lusi, quello dell’IDV che si è sputtanato 120mila euro nostri ai videopoker, a tutti i ladri che ingrassiamo e foraggiamo quotidianamente, a me che sono tutto meno che un violento prudono le mani…

Stefano Borgonovo è pronto a morire per il diritto di essere curato e vivere una vita dignitosa. La protesta dei malati gravi contro il governo, tra cui quelli malati di SLA, tocca una nuova, drammatica svolta: lo sciopero della fame.
Intervistato dal ‘Tg4’, Borgonovo ha dichiarato: “Chiediamo il ripristino dei fondi destinati alla non-auto sufficienza, quei 400 milioni indispensabili per essere assistiti nelle nostre case. I nostri cari sono stremati: si devono occupare di noi trasformandosi in medici e infermieri. Il posto per noi sarebbe la terapia intensiva, ma preferiamo restare in casa con le nostre famiglie: se assistiti a domicilio costiamo molto meno”.
Il 21 novembre a Roma, di fronte al Ministero dell’Economia, inizierà un presidio permanente di molti malati, che rischieranno la vita per questo. “Siamo malati gravissimi, abbandonati da uno Stato che considera la disabilità un peso”, ha concluso Borgonovo

Mi aspetto vagonate di critiche per l’affermazione del titolo, ma non cambio idea: il reparto offensivo è molto meno fornito rspetto al resto della squadra.
Nel gennaio 1999 abbiamo perso la possibilità di correre fino all’ultimo per lo scudetto per un non acquisto: invece di Conte (sì, Antonio Conte) arrivò lo scarsissimo Ficini, noi eravamo corti e un po’ scoppiati a centrocampo, poi si fece male Batistuta, Edmundo se ne andò in Brasile e addio sogni di gloria.
Io non mi voglio trovare a rimpiangere un terzo posto perché concretizziamo meno, molto meno rispetto a quanto produciamo e non capisco la storia dell’equilibrio a rischio.
Basta prendere un ottimo attaccante, da 15 gol possibili a campionato e con la testa a posto, e non sciupiamo proprio niente.
L’invito è a pensarci bene, molto bene, prima di dire che va tutto bene così: adesso lo possiamo fare serenamente e pacamente, come avrebbe detto Veltroni.

Vuturo: “Pallavicino e la verità su Montolivo”

La cosa che più mi infastidisce della vicenda Montolivo e che io per primo ho ‘abboccato’ a certe parole.
L’anno scorso fummo chiamati da Carlo Pallavicino, uno degli esponenti di spicco del suo entourage, per un incontro.
Ci venne disegnato un quadro completamente diverso rispetto a quella che poi si è rivelata la realtà. Un ‘povero’ Montolivo, siamo arrivati a tanto. Lui non ha mai parlato alla città come aveva annunciato, se non per dire la sua verità.
Ha fatto di tutto per andare via a parametro zero, non mi risulta che avrebbe firmato anche in bianco come ci era stato detto.
Pallavicino ha detto cose non vere.
Non voglio dare tutta la colpa al giocatore.
Credo più che altro che Montolivo sia stato messo nel mezzo, può capitare di circondarsi da certe persone a 25-26 anni.
Sono stato poco attento questa volta, non succederà più con questo signore”.

Tratto da Violanews.com

Io sono spossato, mi sembra pure di avere la febbre, ma credo e spero che sia solo stanchezza.
Ho la voce ai minimi termini, un mal di testa martellante nemmeno avessi giocato e ho avuto paura del pareggio dopo il primo quarto d’ora della ripresa.
Anzi, di più: mi si è materializzato il fantasma della Juve ’94, loro che ci rimontano e vincono la partita.
E invece hanno ricominciato a giocare da Fiorentina e in questa affermazione (“da Fiorentina”) c’è tutta la bellezza del campionato viola, la personalità si Montella, il farci rischiare l’infarto per quei fraseggi nella nostra metà campo che oggi fanno sembrare Padalino un libero vecchia maniera.
Ho detto tutto e di più in radiocronaca, ho pure esagerato in occasione del rigore alle stelle di Pato, ma credetemi: stare lì a Milano è stato davvero qualcosa di speciale, un pomeriggio che ricorderemo a lungo perché raramente le vittorie sono state così belle.
E ci hanno pure rubacchiato qualcosa, vedi la mancata espulsione di Bonera.
Ora, come preannunciato qualche giorno fa, chiamate pure la neurodeliri perché a me sta venendo in testa qualche pensiero inconfessabile e guarda te se non dobbiamo metterci a tifare per la Juve perché vada lontano in Champions…

P.S. Dalle 9 di stamani la “sintesi radiofonica” di una giornata indimenticabile è disponibile su violanews.com: anche al risveglio è bello tifare Fiorentina…

Fuori dal campo Riccardo Montolivo è una delle persone più gentili e intelligenti tra queste nuove generazioni di calciatori che, essendo appunto nuove e quindi distanti dai miei parametri di vita, non mi entusiasmano per niente.
In campo è stato un giocatore che ha dato meno di quello che poteva e in alcuni casi doveva, ma quel meno è stato molto di più di quasi tutti i centrocampisti che gli sono passati accanto nei sette anni in viola.
Ho rapporti opposti con i suoi procuratori e cerco sempre di non farmi condizionare nel giudizio sul calciatore: uno è un gran signore, con cui è possibile dissentire e confrontarsi, che si concede pochissimo e che certamente farà benissimo gli affari propri, ma almeno ci mette classe.
Con l’altro, che poi non sarebbe neanche il procuratore, ma ne ha fatto le veci per i sette anni fiorentini, ho chiuso ogni tipo di contatto dopo aver definitivamente e troppo tardi capito il disprezzo che ha verso il lavoro di persone meno nobili di lui per ascendenze familiari e di frequentazioni.
Direi che quasi dieci anni di prese per il bavero possono bastare, no?
Sinceramente io non riesco ad essere arrabbiato con Montolivo come lo ero per esempio con Berti, saranno i 24 anni in più, oppure il ricordo delle ultime due partite in cui ha davvero dato tutto per aiutarci a non sprofondare nella vergogna della B.
Sono certo che alla fine di mesi sfibranti di discorsi sul nulla, di convocazioni carbonare di tifosi eccellenti per promettere spiegazioni mai arrivate, di telefonate urticanti del suo rappresentante fiorentino a tutte le radio e televisioni del globo terracqueo, lui l’abbia tirata in tasca a tutti e abbia fatto il suo: addio a parametro zero, ingaggio importante ottenuto proprio grazie al risparmio sul cartellino, Fiorentina fregata.
Glielo permettevano i regolamenti e ha sfruttato al massimo le carte che aveva in mano.
Succede e d’altra parte l’abbiamo fatto anche noi con altri calciatori (penso per esempio a Liverani).
Per me domani verso Montolivo ci sarà solo indifferenza, il resto è Milan-Fiorentina e conterà moltissimo.

E’ andata così: vado in Fiorentina per un’intervista concordata con Gianluca Baiesi, responsabile marketing che cerca di portare nuovi capitali alle casse sociali viola, e arrivo in contemporanea con un terzetto d’eccezione: Mencucci-Pradé-Macia.
Battute, sfottò e poi il vecchio istinto da cronista da marciapiede: scusate, ma perché non facciamo una bella intervista qui, on the road, come dicono quelli che sanno l’inglese?
I tre secondi di silenzio sono bastati per far tirare fuori a Zoccolini l’attrezzatura (ebbene sì, da tre anni ho un badante, dopo che nel 2009 bucai una bella chiacchierata con Prandelli per una delle mie sciagurate negligenze tecniche…) e abbiamo cominciato, improvvisando su tutta la linea perché ovviamente non mi ero preparato niente.
Ve lo confesso: quando sono ripartito dalla sede ero profondamente soddisfatto, non per l’intervista, che poteva venire meglio o peggio, ma per essere tornato a respirare anche solo per un pomeriggio quell’aria di semplicità che ha accompagnato fin dal 1978 i miei viaggi allo stadio.
So bene che oggi non è più possibile, che esiste una proliferazione di testate tale da rendere complicato qualsiasi approccio con i protagonisti, che ogni medio calciatore fattura come un’azienda abbastanza importante, ma che bella la semplicità di una volta: arrivavi, chiedevi, se a quello gli andava portavi a casa l’intervista, altrimenti ciccia.
Ieri è andata…

Sulla carta la più intrigante è quella Mati-Toni, ma ho ancora negli occhi la scintillante prova di Ljajic a Genova e quindi, se Montella si accorge che siamo ancora su quei livelli atletici, rinunciare all’ex (speriamo…) ragazzino indisponente diventa molto difficile.
Lascerei perdere El Hamdaoui, che per ora è due piroette e poco più.
Dunque Toni-Ljajic, per una volta veramente vice Jovetic, per iniziare e poi si starà a vedere, tenendo in panchina Mati Fernandez bello carico, e magari pure un po’ incacchiato, pronto a fare male, come effettivamente è successo contro l’Inter.
E lì in mezzo se stesse bene, anzi benissimo, Aquilani, con lui si potrebbe pure provare il trio delle meraviglie con Cuadrado e Pasqual pronti a partire una volta per uno sulle fasce: io credo che il Milan abbia dei fondati motivi per comibciare a preoccuparsi.

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