giugno 2012


Sto tornando, sono contento di rituffarmi nella realtà fiorentina e continuo nella mia pessima provincialita’…
Qui al JFK della grande New York il wi-fi e’ un optional, il caffè vero non esiste e ci sono giornali spagnoli, israeliani, ma non italiani e così non ho potuto leggere niente dell’impresa azzurra.
E’ stata una grande esperienza, da ricordare tutta la vita e sono stato fortunato ad essermela potuta permettere.
Le figlie non hanno più il mito americano, anzi hanno rafforzato il loro amore per l’Italia, la permanenza a Orlando e’ stata quasi surreale e se potete resistere al fascino dei parchi non ci andate per nessun motivo perché davvero non vale la pena.
Ho sentito il Pentasport in volo verso NY mentre vedevo arrancare Federer su ESPN, roba da fantascienza per me…
Della nostra amata Fiorentina ho saputo tutto, ma per ora non dico niente, fatemi riprendere dal volo, tra due ore mi imbarco.
Un saluto affettuoso a tutti voi che mi avete letto in questa settimana così strana.

Grande Cesare, solo poche parole per condividere la gioia che dovrebbe essere di tutti gli italiani.
Abbiamo fatto fuori Inghilterra e Germania, giochiamo il miglior calcio di Europa, tutto questo appena due anni dopo l’umiliazione del Sudafrica.
Bello vivere tutto questo con le mie figlie dall’altra parte del mondo.
Se qualcuno stasera ha tifato GErmania, proprio non lo capisco.

E’ giusto ammettere senza mezze misure le proprie debolezze, o perlomeno quelle confessabili…
Sono un provinciale in tutto e per tutto: ne avevo gia’ avuto una vaga idea nel 1992, quando mi proposero di restare a Panorama per una collaborazione ben retribuita, ma non l’assunzione, e io ci pensai dieci secondi per dire di no perche’ volevo vivere a Firenze.
Professionalmente ho ripetuto la stessa scelta quattro anni dopo, quando avevo la possibilita’ di entrare nel gruppo dei telecronisti di Tele + e neanche per un minuto mi passo’ per l’anticamera del cervello l’idea di abbandonare Radio Blu e la Fiorentina.
Con questo viaggio in America insieme alle mie figlie e alla soglia dei 52 anni non ci sono piu’ speranze ed e’ ufficiale: sono nato e moriro’ provinciale, oltretutto quello della peggiore specie, l’uomo che vaga nervosmanete per le strade delle capitali del pianeta alla ricerca dell’italico caffe’ ristretto (ok New York, uno schifo a Washington) e del giornale italiano, uello che l’Italia gli sembra sempre meglio, il non cittadino del mondo che prova sempre un senso di estraneita’ se non e’ immerso nei suoi tre luoghi simbolo: Firenze uber alles, Armentarola, Tonfano.
E non contano niente le stelle degli alberghi o le bellezze da visitare, qui vale quel senso di appartenenza che mi frega tutte le volte che sono lontano da casa.
Nonostante tutto questo, ho viaggiato moltissimo, perche’ davvero sono in buonafede alla partenza.
E questa e’ un’avventura molto bella, anche se mancano Letizia e Cosimo, ma continuo a credere che la cosa migliore sia pensarci dopo di esserci stato nei posti, magari mentre sono a Grassina o a Radio Blu.
Oppure immaginarli prima certi itinerari, magari sognarli, ma se si va oltre alla settimana sbarello e mi viene una voglia terribile di tornare a casa.
Temo di aver lasciato qualcosa di simile anche nel DNA di Valentina e Camilla, pur augurnadomi vivamente per loro una maggiore apertura mentale.
Intanto leggo e mi documento: ma li’ a Firenze non succede niente?

Non avevo mai visto l’Italia dominare cosi’ in una partita di questa importanza.
Davvero una grandissima prestazione, nella mia stanza di albergo ho molto sofferto, convinto che ci avrebbero buttato fuori ai rigori, ho anche pensato alla rivincita degli inglesi su Prandelli ricordandomi di come eliminammo l’Everton a Liverpool.
Ed ero certo che Montolivo (per un’ora, cioe’ fino all’errore sotto porta da 7) avrebbe battuto uno dei rigori, perche’ aveva sempre segnato in Europa dal dischetto.
Alcuni hanno giocato una partita mostruosa, penso a De Rossi, ma anche Pirlo (incredibile il suo cucchiaio) e poi Buffon, che e’ stato decisivo.
Non mi direte mica che avevte tifato per la “simpatica” Inghilterra, che per decenni ci ha fatto passare per una Nazione calcisticamente di serie B, accusandoci di saper fare solo catenaccio?
Sono contento soprattutto per Prandelli, bellissima la scena in cui seguiva i rigori abbracciato dal figlio Niccolo’, credo che ieri sera a Kiev ci fosse qualcosa di viola in panchina.

Scena indimenticabile: io e Camilla alle 3 del mattino (ora americana, le 9 in Italia) sperduti, svegli e rincoglioniti dentro il centro fitness di un grande e vecchiotto albergo della Grande Mela a prendere la melatonina che ci eravamo scordati prima di andare stremati a dormire.
Valentina e’ di un’altra categoria, lei a Grassina riesce a dormire anche fino a mezzogiorno…
Poi trenta minuti di corsa per poi provare a dormire un altro po’.
La prima cosa che ho notato arrivando a New York e’ che cambiano le generazioni, ma l’egemonia culturale degli States e’ sempre assoluta, imbattibile: ci impongono e ci imporranno sempre i gusti, i ritmi e i tempi della nostra vita.
Io trenta anni fa mi entusiasmavo per i Levi’s, i Ray-Ban, per i concerti al Central Park, per Robert De Niro e la Streep, le mie figlie stravedono per i misteriosi (per me) protagonisti di cento storie che vanno in onda su Disney Channel o la Fox e che hanno girato a Times Square, spendono per le magliette dell’Hard Rock Caffe’ e sognano una full immersion nello store della Apple.
Mi e’ venuta piu’ volte in mente una spettacolare gag di Gaber: loro, gli americani, sono i buoni, loro esportano esportano la democrazia (la loro) e guai a chi non la vuole.
Al Kennedy i controlli sono quasi raddoppiati rispetto a quando venni con la Fiorentina nel 1999 e ho ripensato sorridendo alla stizza di Batistuta costretto a fare la fila come tutti gli altri (poi pero’ al Giants Stadium fece tre gol in due partite, mentre mi sa che molti dei nostri eroi si fermerebbero alla stizza…), oggi darebbe in escandescenze, ma farebbe bene a stare tranquillo perche’ qui sono sempre piu’ cazzuti, il peso della legge si sente e ti passa subito la voglia di fare il furbo.
Oggi si parte davvero, anche con la trattativa per vedere domani l’Italia su ESPN, sara’ dura, ma ho qualche freccia nel mio arco.
E intanto sono andato a vedermi se abbiamo tenuto Lazzari oppure no, ma di nascosto….

Parto stamani per una grande avventura: vado negli Stati Uniti con Valentina e Camilla.
Sono elettrizzato e preoccupato al tempo stesso, sarà un’esperienza indimenticabile.
Non so se riuscirò a trovare il modo e il tempo per aggiornare il blog, conoscendomi ci proverò certamente, ma non è detto.
Questo spazio rimane comunque a disposizione per civili confronti tra voi e i commenti saranno moderati nei limiti del possibile.
Torno a fine mese e spero di trovare un’altra Fiorentina, più ricca nella rosa e più serena nella sua componente più importante, cioè i tifosi.
Ci sentiamo presto.

UCAS, Ufficio Complicazione Affari Semplici.
Questa è diventata la Fiorentina negli ultimi anni e la storia del Magnifico Messere ne è l’ennesima dimostrazione.
Senza volerla ingigantire, mi pare che sia stata un’occasione persa.
Se uno non è di Firenze non riesce a capire il significato di ricoprire un ruolo così prestigioso: sei idelamente il capo morale della città per un giorno, un onore per cui pagherei di tasca mia.
Ho trovato, dico la verità, un po’ eccessiva la scelta di Montella, che nulla ha ancora fatto e a cui comunque auguriamo per lui, e soprattutto per noi, tutto il bene possibile.
E ho poi trovato paradossale il diniego del tecnico viola, seguito da nessuna spiegazione.
Montella ha perso una grande opportunità per conoscere da vicino Firenze e se gli hanno consigliato di non venire per chissà quali motivi è bene che cambi suggeritore perché in Piazza Santa Croce avrebbe solo trovato applausi.
Chiudiamola qui e passiamo ad altro.

Succede che quei fantastci giovanotti delle “Glorie viola” decidano di fare un regalo a me e Mario Tenerani per aver presentato lo scorso 2 giugno il pomeriggio dedicato ad Andrea.
In verità il regalo avremmo dovuto farlo noi, perché è stata un’emozione incredibile stare lì in mezzo, immersi e beati nel brodo primordiale viola, Roba che verrebbe voglia di andare a Casette d’Ete, prendere dolcemente per un braccio i due fratelli per buttarli in mezzo a emozioni e ricordi che non hanno prezzo.
Comunque sia, arriva Alberto Panizza, gran anfitrione dell’evento con Moreno Roggi, e mi consegna una busta.
Ringrazio educatamente, non resisto e apro: emozione pura, brivido adolescenziale, tuffo nel passato.
E’ una maglia numero 10 uguale identica a quella del primo scudetto, col giglio più “magro”, qualcosa di unico.
La giro e dietro c’è scritto “A David Giancarlo Antognoni”.
Avete presente quando vi rimettete (o nel mio caso vi rimettevate, visto che non sono più di primo pelo…) con la fidanzata dopo un violento litigio?
Dimentichi tutto e ti butti.
Ho pensato nell’ordine: “ma io con questa dopo tre anni torno a giocare a calcio”, poi “la tengo da parte per Cosimo”, e ancora “chissà se il Tenerani si è emozionato come me”, e infine “ma come fu quella volta che giocai con Antognoni allo stadio?”.
Una maglia, un’emozione: il calcio non è solo un fatto di soldi, plusvalenze, cittadelle e sponsor.

Provo a spiegarmi meglio sulla storia della marcia viola, che penso non si farà mai e che mi è venuta in mente riprensando a quanto successe nel 1980 alla FIAT, perché sono convinto che esista una stragrande maggioranza viola che pur tenendo d’occhio ADV non ne può più di quelli contro a prescindere.
Di chi insulta in estate, quando ancora tutto deve essere costruito, di chi non ha la minima fiducia quando il calcio è soprattutto speranza.
Credo con qualche fondamento che il popolo della Fiorentina non voglia stare in trincea tutti i giorni e a tutte le ore per fare le pulci o insultare quel proprietario o quel dirigente.
A costo di sembrarvi monolitico, devo anche dire che questo clima è stato generato da una scellerata condotta mediatica dell’unico responsabile tecnico della società, a cui è stato sciaguratamente e colpevolmente permesso fare di tutto, comprese le liste di proscrizione dei giornalisti (era lui che per anni ha deciso assurdamente cosa andava bene e cosa no, chi si poteva o non si poteva intervistare).
Dunque non una marcia pro Della Valle, ma un boato viola per dire che vorremmo ritrovare la Fiorentina, dividersi magari su questione tecniche, tipo vendere o non vendere Chiarugi, ma non avvelenarsi il sangue per poi vomitare tutto quello che leggo e sento da mesi, compreso certi soloni dalla schiena dritta autoreferenziali che parlano nel vuoto.
Ci siamo dispersi in decine di rivoli, siamo (siete) al tutti contro tutti, incapaci ormai di un giudizio sereno.
Chi è contro filtra tutto attraverso la lente dell’odio sportivo: Pradé, Montella, Jovetic, Viviano.
Non sietre un po’ stufi di tutto questo?

Scrive oggi l’ottimo Rialti che i Della Valle sarebbero delusi e per questo lascerebbero perdere ogni forma di investimento, insomma bisognerebbe rifare la squadra con quello che abbiamo.
Al di là di ogni altra preoccupata considerazione sul futuro tecnico di un manipolo di uomini che hanno vergognosamente vestito la maglia viola nelle ultime due stagioni, e detto dello scempio quasi scientificamente compiuto negli ultimi due anni (ma autorizzato ovviamente dai Della Valle stessi, che troppo si sono fidati del Messia di Vernole), mi piacerebbe capire da cosa sarebbero delusi i Della Valle.
Devo anche confessare di avere accarezzato più volte l’idea di organizzare una specie di marcia dei quarantamila in chiave Fiorentina, qualcosa che faccia capire ai Della Valle che qui, se loro ci sono, c’è la stragrande maggioranza pronta a seguirli.
Per chi non lo sapesse, nel 1980 la Fiat, stufa dei soprusi perpetrati nelle fabbriche da parte di pochi facinorosi che ben si coniugava col terrorismo di quei terribili anni di piombo, organizzò con Cesare Romiti una clamorosa ed imponente marcia pacifica a cui presero parte tutti quelli (ed erano la stragrande maggioranza) che non chiedevano altro che lavorare in pace, per mandare avanti le proprie famiglie.
Gente che considerava l’azienda come un alleato nella propria vita e non un nemico da abbattere.
Da quel momento la Fiat è ripartita, poi magari si è rifermata, godendo di miliardi di euro di aiuti statali, ma questo è un altro discorso che non ci riguarda in questo contesto.
A me interessa invece ricordare che esiste un popolo viola vastissimo (diciamo pure il 90%) che non ha niente a che fare con la contestazione a prescindere, con gli insulti, con la frustrazione sfogata in mille rivoli; allo stadio, sui siti, a Radio Blu.
Ma questa maggioranza merita rispetto ed è molto più delusa dei Della Valle, perché per loro la Fiorentina è un fatto di cuore e non di portafoglio e i dolori dell’anima fanno più male.
Se in ventimila non vanno più allo stadio è perché non ne possono più, ed è questa la gente che va riconquistata, tifoso per tifoso, perché sono loro i quarantamila che pensano positivo e vorrebbero solo vedere tornare a giocare a calcio, e soffrire per una maglia che è stata indossata da Montuori, Julinho, De Sisti, Antognoni, Baggio, Batistuta, Rui Costa (ma quando metteranno le loro foto in società?).
Se davvero si facesse la gara a chi è più deluso, per una volta i Della Valle perderebbero la partita, è sicuro.
Bisognerebbe invece trovare un minimo comune denominatore perché i quarantamila non vedono l’ora di mettersi in marcia, di essere guidati da un Andrea Della Valle grintoso, lasciando al proprio destino i beceri e i violenti (che comunque da queste parti sono per fortuna solo potenziali, almeno per ora).
Si prenda finalmente una decisione e ci si incammini in una direzione: o alla guida di chi ama davvero e senza riserve la Fiorentina, o un addio che deve avvenire nel migliore nei modi e senza traumi per la società.

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