maggio 2012


Io D.G. sono nato e vivo a Firenze (più o meno), io mi sento fiorentino e per fortuna o purtroppo lo sono.
Ragazzi, abbiate pazienza, ormai mi è presa così: forse mi è apparso in sogno lo spirito di Gaber in sogno e così vi ammollo citazioni continue…
Detto questo, faccio una piccola riflessione sulle due ore di Pentasport di ieri con Pietro Vuturo e non sulle nostre diverse posizioni a proposito sul come si debba ricominciare la stagione.
Il mio pensiero va invece alla parte finale del Penta, quando è cominciata la raffica delle telefonate e degli sms anti-Montella.
Roba da non crederci, qualcuno ha anche detto che il Catania non ha fatto un bel campionato perché in fondo è arrivato solo due punti sopra la Fiorentina, ma si può?
Riassunto delle puntate precedenti: Montella no perché abbiamo avuto già Mihajlovic, Zeman no perché è contro il Palazzo e tranne che a Pescara è sempre stato esonerato, Ranieri no perché è una minestra riscaldata, Pea no perché non ha un pedigree alla nostra altezza, Reja no perché è bollito, Zola no perché ha allenato squadre di club solo in Inghilterra.
Rimangono Mazzrri, che resta a Napoli, e Spalletti, che resta in Russia.
Mourinho e Guardiola si sarebbero offerti perché gli hanno parlato del Ciuffi e dello Scheggi, ma gli è stato detto cortesemente di ripassare perché Andrea Della Valle e Cognigni non possono venire a Firenze prima della metà della prossima settimana.

Premesso che un avviso di garanzia è qualcosa di molto lontano da una sentenza passata in giudicato, sto cercando di recuperare nella mia testa qualcosa che in questi 34 anni di frequentazioni calcistiche mi abbia fatto minimamente sospettare dell’esistenza di una combine.
Niente, mai avuti sospetti e sinceramente non so se sia troppo ingenuo io, oppure siano stati bravi gli altri a non farsene accorgere.
Eppure, a leggere le carte di Cremona e Bari, il fenomeno era così vasto che ne erano al corrente centinaia di persone e allora come mai non si è sentito nessuno spiffero?
Comunque sia, non rimane che constatare la perversa natura di chi ha giocato sporco.
Partiamo da un presupposto fondamentale: il 90% dei calciatori è ossessionato dal demone della carriera corta ed è quindi portato ad arraffare più soldi possibile nei dieci anni più gloriosi della propria vita calcistica.
La stragrande maggioranza lo fa in modo sfacciato, antipatico, ma onesto.
Chi ha truffato ha assorbito invece un’idea di impunità che porta a gesti sconsiderati, qualcosa che fa sentire il calciatore in quanto personaggio al di là del bene e del male: la legge per loro è sempre più uguale che per gli altri.
Sono più avidi degli maggioranza dei loro colleghi, direi appunto schifosamente avidi.
E siccome (cfr ancora Gaber) “mi stanno togliendo il gusto di essere incazzato personalmente”, io per questa gente non ho pietà ed invoco la gogna mediatica e la radiazione.
Altro che i pianti nelle conferenze stampe post arresto.

Ljajic è antipatico, indisponente, è costato una fortuna, ha dei comportamenti fuori dal campo completamente sballati e non ha quasi mai condotto una vita da atleta.
Mangia troppa nutella, sta ore e ore davanti ai giochini, ha sbagliato un rigore decisivo, ha sbeffeggiato Rossi e adesso non sappiamo dove piazzarlo.
Detto tutto questo, e forse mi sono dimenticato di qualcosa, io trovo semplicemente assurdo e/o ridicolo escludere un giocatore dalla Nazionale solo perché non canta l’inno del proprio Paese.
Il duro e puro Mihajlovic ha fatto dunque sapere come la pensa e come dovranno essere impostati mentalmente i propri calciatori.
Meno male che uno così è nato in Serbia e non in Italia.

Qualcuno era tifoso viola perché era nato a Firenze.
Qualcuno era tifoso viola perché il nonno, lo zio, il papà… la mamma no, lei era milanista.
Qualcuno era tifoso viola perché vedeva Speggiorin come una promessa, Chiarugi come una poesia, il calcio di Bernardini come il “Paradiso Terrestre”.
Qualcuno era tifoso viola perché si sentiva solo.
Qualcuno era tifoso viola perché aveva avuto un’educazione calcistica troppo a strisce.
Qualcuno era tifoso viola perché la parrocchia lo esigeva, il babbo della tua ragazza lo esigeva, il tuo migliore amico lo esigeva, i compagni di scuola anche… lo esigevano tutti.
Qualcuno era tifoso viola perché: “La storia è dalla nostra parte e nel 1982 ci hanno rubato lo scudetto!”.
Qualcuno era tifoso viola perché glielo avevano detto.
Qualcuno era tifoso viola perché non gli avevano detto tutto, specialmente ciò che accade nei palazzi del potere.
Qualcuno era tifoso viola perché prima era juventino.
Qualcuno era tifoso viola perché aveva capito che i Della Valle vanno piano ma lontano.
Qualcuno era tifoso viola perché Antognoni era una brava persona.
Qualcuno era tifoso viola perché Bettega non era una brava persona.
Qualcuno era tifoso viola perché era fazioso ma amava la giustizia.
Qualcuno era tifoso viola perché beveva il vino e si commuoveva alle feste dei viola club.
Qualcuno era tifoso viola perché era così tifoso che aveva bisogno di farsi del male.
Qualcuno era tifoso viola perché era talmente affascinato da quelli che vanno in Fiesole che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era tifoso viola perché non ne poteva più di vedere torti e soprusi.
Qualcuno era tifoso viola perché voleva pagare meno l’abbonamento.
Qualcuno era tifoso viola perché la Juve, l’Inter, il Milan, la lotta di classe… Facile no?
Qualcuno era tifoso viola perché lo scudetto oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…
Qualcuno era tifoso viola per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era tifoso viola perché ascoltava solo Radio Blu.
Qualcuno era tifoso viola per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era tifoso viola perché voleva vincere tutto.
Qualcuno era tifoso viola perché aveva scambiato Goffredo Mameli con Narciso Parigi.
Qualcuno era tifoso viola perché era convinto d’avere dietro di sé la Fiesole, la Ferrovia, la Maratona e la Tribuna.
Qualcuno era tifoso viola perché era più tifoso viola degli altri.
Qualcuno era tifoso viola perché c’erano i Della Valle.
Qualcuno era tifoso viola nonostante ci fossero i Della Valle.
Qualcuno era tifoso viola perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era tifoso viola perché peggio che la Juve c’è solo la Roma.
Qualcuno era tifoso viola perché non ne poteva più di quarant’anni di governi calcistici viscidi e ruffiani.
Qualcuno era tifoso viola perché la retrocessione del ’93, lo scudetto dell’82, la Coppa Uefa del 1990, calciopoli, il fallimento, eccetera, eccetera, eccetera.
Qualcuno era tifoso viola perché chi era contro tifava Fiorentina.

Non è impossibile con il buonsenso fare qualcosa di positivo nella Fiorentina, anche perché si parte dal grande vantaggio di ricostruire da macerie fumanti e tutto quello che viene adesso è guadagnato.
L’esordio mediatico dell’accoppiata Pradé-Macia è stato eccellente, le esternazioni di Cognigni ruvide come sempre, ma almeno per questo apprezzabili nella loro sincerità.
Ogni confronto con le vecchie conferenze stampa del predecessore di Pradé è improponibile, per la distanza abissale nel lessico, nei toni e nei modi, poi bisognerà vedere se i risultati saranno quelli per primo quadriennio corviniano o degli ultimi due anni disastrosi.
Chi ironizza sulle difficoltà vocali di Macia è un imbecille, nell’ambiente questi problemi erano ampiamente noti ed io credo che invece debba essere apprezzato il percorso fatto da questo trentottenne spagnolo in un mondo cattivo com’è quello del calcio, un mondo in cui nessuno ti regala niente.
Buona la prima, dunque, ora aspettiamo l’allenatore.

Non mi piacciono le etichette: per esempio tifoso di serie A e tifoso di serie B.
Ho sempre contestato chi le appiccicava addosso alle persone, dai dirigenti viola a quelli che urlano “noi siamo la Fiorentina” (perché tutti sono la Fiorentina).
La Fiorentina è una sola, la amano in tanti e il problema è che questi tanti hanno e abbiamo idee diverse sul come sviluppare questo amore.
Facendo il riassunto dei post precedenti la mia idea è che si sia arrivati ad uno snodo fondamentale in cui purtroppo non abbiamo scelta: non esiste un’alternativa credibile ad Andrea Della Valle.
Per questo insisto sul concetto della critica costruttiva, dell’arrabbiatura che non vada oltre certi canoni.
Dobbiamo provare a fare fronte unico con Andrea, anche se abbiamo ragione su tutto quello che è successo negli ultimi due anni e di cui lui come proprietario è il massimo responsabile.
Ora però per favore non facciamo l’errore di dividerci radicalmente: sì alle diverse prese di posizione, no alle battaglie preconcette su tutto l’universo viola.
Solo restando uniti si può sperare di ripartire.

Mi avete rotto le palle, ma davvero.
Mi rivolgo a voi, signori senza scorza e senza gloria, che o non avete capito o avete fatto finta di non capire.
Esiste una squadra di calcio che io amo da 45 anni che si chiama Fiorentina che sta vivendo uno dei momenti più difficili della propria storia per colpa di tanti, alcuni più di altri.
Non sanno comunicare, fanno dei casini pazzeschi, ci stanno facendo preoccupare e arrabbiare.
Abbiamo un ricchissimo signore che vuole prendere le distanze da questa squadra pur essendone il proprietario e abbiamo il di lui fratello, ricco quasi uguale, che ha invece dimostrato di tenere a che la Fiorentina vada bene.
Io ho detto, e ve lo scrivo maiuscolo in modo che anche i più beceri tra voi capiscano: CHI DA’ DEL PEZZO DI M… AD ANDREA DELLA VALLE LO FA CON IL PRECISO SCOPO DI FARE DEL MALE ALLA FIORENTINA, URLA UN’OFFESA DEL GENERE (O SIMILARE) SOLO PER PROVOCARE CASINO E FARE IN MODO CHE ANCHE LUI PRENDA LE DISTANZE E SEGUA DIEGO NEL DISINTERESSE.
A questa gente, solo a loro, io chiedo di trovare un’alternativa.
Stop.
Punto.
Sul resto si può fare tutto: striscioni ironici, critiche corrosive, contestazione degli acquisti, dell’allenatore e del direttore sportivo, tutto.
Voi, leoni da tastiera che più non vi sopporto, avete mistificato il mio pensiero e alcuni penso lo abbiano fatto apposta: non ho mai scritto che devono essere i tifosi a trovare un compratore, non ho mai affermato che si debba stare zitti e buoni.
Questo lo avete capito, sì o no?
E poi comunque fate come vi pare, magari insultatemi alla prossima partita della Fiorentina, e se lo fate dopo la canzoncina dell’Heysel forse vi sentite ancora più ganzi.
Se pensate di fare il bene della Fiorentina comportandovi così o siete in malafede o dovete rivedere molte cose sul vostro concetto di passione viola.

Stato dell’arte: Diego vola alto, mentre Andrea si occupa e si occuperà ancora di noi comuni mortali.
Prima di prendere fuoco da una parte o dall’altra, vorrei invitarvi a riflettere su quanto sia sbagliato farsi accecare dai pregidizi.
Mi pare che le spiegazioni da Tokio siano arrivate e che il discorso di Diego coinvolgesse il calcio a livello nazionale: io nell’ultimo post avevo messo le mani avanti e sono piuttosto soddisfatto di quanto precisato.
Ora però viene il più, viene il difficile: ricostruire la Fiorentina.
Comprendo perfettamente il giramento di scatole per queste non-notizie, provo anch’io gli stessi sentimenti di delusione quando sento da fonti bene informate che prima di sapere da dove ripartiremo si andrà a fine maggio.
Non capisco dove stia il problema e continuo a pensare che la Fiorentina proprio non sappia comunicare e con questa affermazione intendo un po’ tutto, non certo l’emissione dei comunicati stampa.
Comunque sia, pare che Andrea sia stato preso dal sacro e pericoloso (in termini economici) demone del tifo, qualcosa di cui avevo già parlato in precedenti post con una certa cognizione di causa perché mi ero accorto della passione che mette quando parla di Fiorentina.
Siamo quindi nelle sue mani ed io la smetterei una volta per tutte di invocare il ritorno messianico di Diego, che ormai ci ha già fatto capire in tutte le salse come la pensa.
Non sono ottimista, ma neanche catastrofico e vorrei invitare chi invita alla rivoluzione a pensare anche ad una “maggioranza costruttiva”.
Mi spiego meglio: se alla prima amichevole della Fiorentina qualcuno comincia a dare del pezzo di m…a ad Andrea Della Valle col chiaro scopo di farlo definitivamente incavolare e togliersi dai piedi, questo qualcuno ci deve anche portare un’alternativa credibile, ma subito e senza vaneggiare di sceicchi o magnati russi.
Intanto i vari cugini di Porcedda sparsi per l’Italia sono lì che aspettano in libidinosa attesa…

Chiedo cortesemente a Diego della Valle di spiegarsi meglio: il discorso della violenza nel calcio era riferito ai tifosi viola oppure no?
Chi scrive si è beccato cori offensivi, molto offensivi, da parte di cento/duecento individui a cui non stavano bene le mie critiche sui vergognosi cori sull’Hysel.
Lo ribadisco: quei cori non sono degni di un essere pensante, lo pensano tutte le persone dotate di buon senso, solo che in tanti (diciamo pure quasi tutti) hanno paura a scriverlo o a dirlo.
Un giorno mi sono trovato a parlarne faccia a faccia con un leader del tifo, uno di quelli che probabilmente quei cori li ha pure lanciati: gli ho detto come la pensavo, lui mi ha risposto e poi non è successo assolutamente niente.
Racconto questo piccolo fatto personale per spiegare che per trovare a Firenze qualcosa che assomigli ad un episodio violento bisogna risalire agli sputi post-Lecce (mi pare), vicenda spregevole sotto ogni punto di vista, ma che mi sembrava archiviata da tempo.
Non ci sono state le devastazioni post scudetto di Torino, le puncicate di Roma, gli scontri della finale di Coppa Italia, i vergognosi fischi all’inno nazionale, gli episodi squallidi delle maglie di Genova.
Se poi si parla di violenza verbale, è un altro discorso: al termine di una stagione penosa (la seconda consecutiva) i cento/duecento duri e puri che credono di essere al di sopra di tutto e tutti (noi siamo la Fiorentina…) hanno dato di pezzo di m…. a mezzo mondo, Andrea Della Valle compreso.
E’ stato un grave errore, l’ho scritto e detto, ma anche in questo caso mi sembrava che le dichiarazioni post Cagliari del proprietario viola fossero state piuttosto distensive.
Quello che mi preoccupa in curva è semmai quello che mi raccontano a proposito di certe contaminazioni politiche, un veleno da sempre estraneo alla Fiesole e che invece ora sembra trovare terreno fertile per via della grande confusione sotto il cielo viola, ma non è certo a questo che pensava Diego Della Valle quando ha parlato dal Giappone.
Ribadisco il concetto iniziale: chi è violento?
Non il tifoso della Fiorentina, stia tranquillo Diego Della Valle, che ha poi tutto il diritto di chiedersi se sia giusto tirare fuori ancora dei soldi (e ne hanno speso tantissimi, ultimamente molto male) oppure lasciare perdere.
Solo che a Firenze non si può mettere in relazione il concetto di violenza con quello di investimento.

Qual è il sentimento che ferisce di più? L’indifferenza.
Ed è quello che a questo punto dovremmo avere un po’ tutti nei confronti di Montolivo, autore di una lettera postuma, passata mi pare piuttosto inosservata tra i tifosi viola.
E’ stato un anno pieno di molte cose, diverse strumentalizzazioni, molti eccessi: ora basta.
Alla fine Montolivo ha strizzato ben bene la Fiorentina, ha sfruttato al massimo quelli che erano i suoi diritti e se ne è andato a costo zero guadagnando quei soldi che eventualmente il Milan avrebbe dato ai viola come clausola di riscatto.
Lui ed il suo staff sono stati cinici e molto bravi nello sfruttare il casino societario, le nefandezze del direttore sportivo.
Perché qualcuno mi deve davvero spiegare cosa c’entrino le ragioni di Montolivo sul progetto che non c’è più da anni sul far perdere qualche milione di euro alla Fiorentina.
Avevano promesso rivelazioni straordinarie e poi vanno a pubblicare in colpevole ritardo quaranta righe sul sito della Fiorentina, che avrebbe dovuto essere la protagonista in negativo della storia.
L’unica vera novità è stato leggere che il babbo è sempre stato uno scatenato fan del Milan…
E allora a Montolivo dico bravo, hai fatto il tuo, ora però però non venire anche a prenderci per i fondelli con concetti sdolcinati e del tutto fuori luogo.

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