dicembre 2011


Proviamo per dieci minuti ad estraniarci dalla nostra combattiva quotidianità, voliamo un po’ più alti e guardiamo in basso, osserviamo con attenzione la nostra vita.
Possiamo oggettivamente dire che è impossibile? Che è un inferno?
Se solo “godiamo di buona salute”, come dico sempre in radiocronaca, direi proprio di no.
Dal punto di vista materiale ci manca davvero poco, almeno per gli aspetti essenziali della nostra esistenza.
Quello che ci frega è la prospettiva, il pensiero di come sarà il domani, la fottuta paura di poter perdere qualcosa.
Io non ne sono affatto immune, a volte mi immergo in combattimenti all’arma bianca per questioni risibili che invece bisognerebbe archiviare con una pernacchia.
Sto parlando del lavoro e non solo di aspetti economici.
“L’anno che sta arrivando tra un anno passerà”, cantava Lucio Dalla e a me piacerebbe che ci regalasse soprattutto l’idea che il domani potrà essere migliore.
Siamo quotidianamente e massicciamente bombardati dalle cattive notizie (e anche la Fiorentina da un po’ di tempo ci mette purtroppo del suo).
Io mi sento sinceramente stanco, ormai accendo il computer e apro il giornale con il seguente retropensiero: cosa è successo oggi?
Lo spread è alle stelle? Qualche guru di fama mondiale ha decretato la nostra fine? Ci sono state violenze su anziani e bambini? Quale bischerata ha detto Berlusconi? E Bossi lo hanno internato o ha sparato qualche altra pesante e offensiva idiozia? In quante nuove mini correnti si è frantumata ciò che resta della sinistra? Marco Rizzo ha mandato un messaggio di solidarietà a qualche altro dittatore? Ci sono altre imprese, altri negozi che chiudono? E’ stata violentata un’altra donna?
Basta!
Spero per tutti noi in un 2012 “normale”, dove la positività possa almeno far pari con lo schifo della nostra società, dove si racconti la parte eccellente della nostra vita: il volontariato, chi salva la vita, chi lavora seriamente, chi non si alza la mattina per fregare il prossimo, chi combatte i parassiti che si annidano in tutte le professioni,.
Sembra poco, ma vi assicuro che sarebbe un cambiamento epocale rispetto agli ultimi anni.

Questo blog deve essere un piacere, non un lavoro, altrimenti comincio ad accettare le offerte per i banner a pagamento.
Nel piacere non è compreso censurare chi va oltre le righe e neanche coltivare il dubbio se sia lecito o no lasciare certe frasi che sfiorano la minaccia verbale.
Per tutti questi motivi vi invito alla calma e al rispetto del prossimo.
In questo momento c’è un gruppetto agguerrito di irriducibili a cui pare andare bene tutto, anche vendere Gilardino, anche non prendere nessuno, anche continuare altri dieci anni con Corvino, anche giocare con Jovetic centravanti.
Bene, sono loro idee e vanno rispettati, io, pur non pensandola in tante cose come loro, cercherò di proteggerli, così censurerò i loro atteggiamenti troppo aggressivi verso gli altri.
Però, vi assicuro, è una fatica di cui farei volentieri a meno.

Qui bisogna che Andrea Della Valle prenda posizione, che convochi a stretto giro di posta una conferenza stampa per spiegare al popolo viola come siamo messi, per rassicurare, al limite per scusarsi degli errori commessi.
Non si può più pensare alla Fiorentina con questo retrogusto amaro, figlio di due anni fallimentari, di campagne acquisti incomprensibili, di errori clamorosi, di decine di milioni di euro buttati via.
Intanto è chiaro che bisogna salvare la pelle il prima possibile, cioè salvarsi, poi bisogna riazzerare tutto, i giocatori, ma anche la gestione tecnica della società.
Bisogna restituire al popolo viola un po’ di entusiasmo, un briciolo d’orgoglio e per farlo non vanno mandati in trincea i generali, ma deve parlare il comandante.
Va ritrovato un minimo di dialogo tra i tifosi e la Fiorentina in senso lato.
La tensione sta salendo alle stelle e magari stiamo pure esagerando, ma proprio per questo c’è bisogno di un intervento deciso e risoluto di chi ha più da perdere in soldi e prestigio in un eventuale deterioramento dell’attuale già critica situazione.

Pare che sia proprio vero: Gila ha chiuso con la Fiorentina ed è una sconfitta per tutti.
Vedremo se e quando Preziosi trova i soldi, comunque ormai Gilardino e la società sono come separati in casa e continuare così sarebbe controproducente.
Se ne va un grande del calcio italiano, molto caduto in disgrazia nell’ultimo anno non solo per colpa sua, e però non ancora trentenne, quindi lontano dalla fine della carriera.
Ho come la sensazione che lo rimpiangeremo più di Mutu e Fray messi insieme, ma è del futuro viola che ci dobbiamo occupare.
Sembra che stia prendendo corpo l’idea di giocare con Jovetic centravanti alla Totti e sulla carta è una prospettiva che preoccupa.
Certo, sul mercato c’è poco e quelo poco te lo fanno pagare caro (ma non ci si poteva pensare prima?), ma si può immaginare di non avere in rosa un centravanti di ruolo (Silva neanche lo considero)?
Domani intanto a furor di popolo edizione speciale del Pentasport, dalle 18 in poi, con Tommaso Loreto e Michele Baragatti, io sarò a disposizione degli ascoltatori dalle 19.30 in poi: questa Fiorentina non ci regala neanche una settimana di pace…

Frammenti dell’infanzia: le prime partite della Fiorentina, la passione per i viola, il pianto irrefrenabile quando Hamrin se ne andò via e Gianni Rivera, il mio giocatore preferito, pur non avendo mai avuto alcuna simpatia particolare per il Milan.
Mi piaceva moltissimo come giocava, la sua tecnica, il mettere il pallone nei corridoi impossibili e la rete del 4 a 3 alla Germania vista in diretta in un orario proibito è stata la mia definitiva iniziazione al calcio.
Mi è poi sempre piaciuto anche dopo, quando prendeva posizioni scomode fuori dal campo, l’orgoglio mostrato all’arrivo di Berlusconi e ricordo ancora la grande emozione provata la prima volta che lo intervistai nel maggio 1979, quando era alla sua ultima stagione da calciatore.
Ora leggo che ha firmato un contratto con la Rai per partecipare a “Ballando con le stelle”: ma perché?
Che bisogno aveva di infilarsi, uno con il suo carisma ed il suo passato, nel tritacarne televisivo?
Rivera non è mica Bobo Vieri, oltretutto viaggia spedito e da gran signore verso i 70 anni, che compirà nel 2013.
Una delusione, davvero, superiore anche a quella provata quando ho visto Robert De Niro cinguettare commosso con tutti i protagonisti di “Manuale d’amore 3″.
Di peggio ci sarebbe solo “Il Grande Fratello” per Rivera e “Vacanze a vattelapesca” per De Niro, ma ormai non si può più essere sicuri di niente.

Domanda che mi sono sentito rivolgere almeno una decina di volte in questa bellissima giornata post Natale, in cui mi sono veramente goduto Firenze e la famiglia.
Tra circo con i piccoli e cinema e ristorante con Letizia, almeno una decina di tifosi che hanno avuto la bontà di riconoscermi mi hanno rivolto il quesito fatale: “che facciamo qualcosa, oppure no?”.
L’aggiunta più ricorrente era un “poveri noi, come ci siamo ridotti”.
Se poi si analizza bene il lessico usato, si scoprirà che questo “noi” che compriamo o facciamo qualcosa ha un valore altissimo, significa che davvero la Fiorentina è una cosa nostra, anche se poi i soldi ce li mette, o dovrebbe mettere ancora, la famiglia Della Valle, e non è un particolare di poco conto.
Secondo me però la domanda dovrebbe essere articolata meglio, perché che succeda qualcosa è perfino inevitabile e quindi il problema non è se si compra o meno, ma chi si compra.
Per esempio finalmente un attaccante degno di questo nome e del campionato italiano, e poi un uomo di peso a centrocampo che sia superiore al terzetto delle poche meraviglie: Kharja-Munari-Lazzari, un gol in tre (o in sei, se si aggiungono pure Behrami-Montolivo-Vargas), non so se mi spiego.
Chiedo troppo?

Stamattina mi sono svegliato con la voglia di fare un bel gesto, qualcosa che andasse al di là delle normali donazioni di questo periodo.
Ecco quindi l’idea: riammetto nel blog tutti quelli che avevo eliminato per via delle cose che scrivevano, delle offese che rivolgevano, delle parole che usavano.
E’ la voglia di dialogare che torna prepotente, quel senso di libertà che a volte mi fa essere sin troppo tollerante e passare sopra a concetti che proprio non sopporto, ma che nella mia personale scala di valori rientrano ancora nel lecito.
Ci prepariamo a passare un Natale con la paura, molta più paura del solito, per il futuro.
Personalmente mi sento sfiancato da questo senso di precarietà che accompagna la nostra vita lavorativa e sociale: sembra che si debba pagare le colpe di generazioni passate e forse è proprio così.
Ecco, quello che ci manca rispetto ai nostri genitori non è il denaro (quello che ne abbiamo certamente più di loro), ma la speranza, quell’idea che il domani sarà migliore dell’oggi.
Ci hanno cancellato il pensiero positivo, ma siamo certi di non aver contribuito anche noi a tutto questo con il nostro comportamento quotidiano?
Mi piacerebbe molto che ci ribellassimo al “senza futuro”, che accettassimo l’idea che si possa perdere un grammo del nostro grasso benessere a favore di un’apertura di credito su ciò che verrà e ciò che saremo.
Un mondo più giusto?
Pensarlo è da ingenui, lottare per una parte infinitesimale del nostro tempo per realizzarlo può farci stare tutti un po’ meglio.
Buon Natale a tutti.

Serata di fine anno con la mia squadra, quella di Radio Blu.
Ma mia davvero, perché me li sono scelti personalmente cercando di sbagliare il meno possibile e perché di loro conosco tutto sul piano professionale e anche tante cose private.
E’ molto difficile spiegare cosa significhi Radio Blu per e nella mia vita, ma forse c’è qualcosa che può aiutare: a me non sembra neanche di lavorare quando penso alla radio.
Se si eccettua il lato commerciale e di relazione con i vari potentati, il resto non è fatica, ma passione pura.
Anche adesso, dopo oltre 32 anni, io mi sveglio, penso, organizzo, mi incazzo, sono soddisfatto esattamente come se avessi iniziato ieri.
C’erano quasi tutti ieri sera, compresi i ragazzi di “Viola nel cuore” che ormai fanno parte della famiglia, c’erano anche Sara ed Elisa e mi ero portato pure Valentina per farle vedere come funziona questo mondo un po’ nevrotico e per me affascinante come nessun altro.
E’ stata una serata da cazzeggio pieno, com’era giusto che fosse, e io me li guardavo uno ad uno, cercando di capire che speranze professionali avessero per il futuro, pensando a chissà quante volte mi avranno mandato a quel paese per un rimprovero o una sveglia mattutina, alle delusioni che hanno provato perché magari per quel determinato servizio avevo scelto un altro.
Beh, lo confesso: per una volta mi sarebbe piaciuto essere uno di loro, per comprendere cosa si prova ad avere meno responsabilità e tante aspettative.
E’ durato poco, ma è stato molto intenso.

Pare che dopo l’effetto nefasto delle varie corvinate in attacco (Bonazzoli, Castillo, Keirrison, Silva, qualcosa che assomiglia vagamente ad un incubo), adesso si possa andare verso l’usato sicuro, ma molto stagionato.
Ecco quindi profilarsi all’orizzonte l’entusiasmante derby Iaquinta-Amauri, sempre ammesso che la Juve paghi almeno i tre quarti degli ingaggi folli di questi due leoni parecchio spelacchiati.
Se proprio dobbiamo scegliere, andrei senza dubbi su Amauri, che dà molte più garanzie sul piano fisico e che potrebbe essere più funzionale al gioco di Rossi.
Rimane sullo sfondo il problema Gilardino, deludente in misura superiore ad ogni più pessimistica previsione e senza alcun motivo plausibile, perché non è pensabile che a 29 anni sia cominciato il suo declino fisico.

Trenta minuti più che accettabili: possono bastare?
Direi di no, ma dobbiamo accontentarci, questo è ciò che passa oggi il micragnoso convento viola, con un Delio Rossi che mi pare sempre più preoccupato.
Ha perfino provato la difesa a tre, così fuori dai suoi canoni calcistici, però qui è un problema di uomini e non di schemi.
Che triste 2011, peggio del già scialbo 2010, dove almeno eravamo aggrappati ad Ovrebo e Rosetti (Milan), chi guida la Fiorentina ha ingrigito presente e futuro, solo che adesso bisogna tenere i nervi saldi e arrivare alla svelta ai quaranta, forse quarantuno punti.
Dopo però non bisognerà fare sconti a nessuno, ma stavolta sul serio.

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