novembre 2011


Volevate qualcosa di costruttivo? Lollo De Silvestri.
Mi ha colpito oggi, prima, durante e dopo l’intervista.
E’ un ragazzo profondamente turbato dalla piega che ha preso la sua stagione e un po’ la sua carriera, lui sa di dare il massimo, ma quel massimo, che era sufficiente prima, ora non basta più.
Sta spingendo al massimo per recuperare e nessuno lo può accusare di scarso impegno.
Ha un po’ ragione quello che ha scritto un amico del blog: più che un’intervista sembrava una seduta di psicanalisi, perché, lo confesso, mi sono sentito più un babbo che un giornalista.
Avevo lasciato De Silvestri un anno fa con gli occhi che sorridevano e l’ho ritrovato un po’ smarrito, ma anche con l’idea che il punto più basso sia alle spalle e che la risalita, per quanto dura, sia incominciata.
Magari mi sbaglio, magari domenica (e speriamo di no) De Silvestri gioca da 4, ma certamente non è uno che se ne frega, non è insomma Vargas, tanto per farci capire.
E a proposito di comprendonio: ma cosa avevano in testa l’ormai ventisettenne Lazzari, il sempre imprevedibile Cerci ed il baby Pazzagli (chissà che direbbe Andrea…) quando si sono fatti vedere alle due di notte nel solito locale in di Firenze sud a 60 ore dalla partita col Palermo?
Io ormai rinuncio a capirli questi ragazzi, perché arrivo solo alla tempesta ormonale che giustifica sedute piacevoli con l’altra metà del cielo, meglio comunque se in orari consoni al sonno dell’atleta.
Ma farsi vedere in piena notte in giro per Firenze è proprio senza senso e giustifica una multa esemplare, parametrata ovviamente all’entità degli ingaggi.

Passata, ma fino ad un certo punto, l’arrabbiatura, rimane la paura, paradossalmente una buona base per ripartire.
Rimandiamo i discorsi sulle colpe ad altri momenti, ricordandoci che gli ultimi ventuno mesi resteranno tra i più trist, grigi e nevrastenici degli ottantacinque anni di storia viola, e proviamo a concentrarci solo si quaranta punti finali, che a meno di terremoti garantirebbero la salvezza.
Bisogna farli prima di tutto con un gruppo di uomini veri, stile Natali (magari un po’ meno nervoso) e Behrami, gente che non ha il cuore in subbuglio per la paura o la grassa consapevolezza di essere un campione a cui tutto è dovuto.
Parta da lì Rossi con le scelte e cerchiamo di non spezzare il cerchio magico del feeling con il tecnico, perché è solo a lui che ci possiamo aggrappare in questo momento.
Consideriamo ogni punto un piccolo passo di avvicinamento alla meta, che è tristissima, ma assolutamente da conquistare.
Se però alla fine ci spacciano anche in questa occasione la salvezza come una conquista (“ma quanto è stato bravo Mihajlovic nello scorso campionato a non farci fare la fine della Sampdoria!”), stavolta ci arrabbiamo sul serio.

Non se ne può più di questa melassa viola che circonda la Fiorentina degli ultimi tempi.
La sconfitta di Palermo è l’occasione giusta per dire una volta per tutte che il re è nudo, che il voto di Corvino degli ultimi due anni è assolutamente insufficiente.
Mi sono sbagliato anch’io sulla campagna acquisti viola, quando ho dato 7 ed è grave per un giornalista.
Ma lo è ancora di più aver costruito una squadra che adesso, nonostante gli oltre 35 milioni tirati fuori dai Della Valle nelle ultime due stagioni, con il settimo monte ingaggi del campionato, è a un passo dalla zona retrocessione.
Ma ve lo immaginate cosa sarebbe successo se Corsi/Nassi/Previdi/Cinquini/Galli/Lucchesi avessero portato in due anni a Firenze come attaccanti Bonazzoli/Castillo/Keirrison/Silva?
E Munari e Lazzari?
E invece qui è tutto un incensare, un dire “ma quanto è bravo Boruc!”, “quanto è più bravo di Frey!”, “abbiamo un fantastico settore giovanile”, “ce ne sono pochi in giro meglio del nostro”.
Certo, peccato che i giovani stiano sempre in panchina o in tribuna, che Ljajic si sia dimezzato come valore, che di Frey si ricordino ancora le poche bischerate in cinque anni, mentre sinceramente ho dimenticato in quanti gol come quello di oggi a Palermo è colpevole il polacco, peraltro bravissimo contro il Milan
Mi sfugge un particolare: ma perché se Corvino è il responsabile dell’area tecnica da sempre, con pieni poteri sempre confermati dalla dirigenza, lui passa sempre in secondo piano quando si deve spiegare i motivi della seconda stagione disastrosa?
Chi è che ha scelto Mihajlovic (comodo parafulmine per tutti)?
Io queste cose le ho sempre dette e scritte, pagando parecchi prezzi, ve lo assicuro, spero me ne diate atto.
Poi ci sono anche i giocatori, ovviamente: alcuni più colpevoli perché indolenti, altri che proprio non ce la fanno e tutti insieme, a parte alcune eccezioni ci stanno portando a fondo.
Però fa comodo prendersela sempre con Montolivo…
E alla fine ci s’è messo pure Rossi, con l’improvvida ed incredibile sostituzione di Gilardino con Silva, e l’arbitro che ci ha tolto un rigore netto, ma ad essere onesti si fa pari col Milan.
Sono troppo arrabbiato, per i concetti costruttivi appuntamento a domani.

Abbiamo ottenuto quello che volevamo, soffrendo il giusto.
La mano di Rossi, diciamo la verità si vede veramente poco, ma io ho l’impressione che abbia come rifatto la preparazione atletica e qualcuno sta pagando pegno.
Ci sono stati meno giovani del previsto, però adesso è venuto il turno di Babacar perché Silva sta diventando un bel problema: un attaccante non può fare solo un tiro a partita e non segnare mai.
Sì, lo so che amche Gilardino è ai minimi termini, ma potremmo fidarci un po’ di più di uno dei massimi attaccanti in attività o no?
Qualcosa comunque si muove, tra la pagine chiare e le pagine scure: Kharja fino a quando è stato in campo, un Cerci decisivo, Nastasice Camporese abbastanza sicuri (Ashong invece in difficoltà, ma è proprio un bimbo), Neto eccellente.
E Vargas? Scandaloso.
Dice: ci vuole pazienza, deve recuperare la condizione.
Scusate, ma è stato infortunato?
Sono quattro mesi che deve recuperare la condizione, ma è possibile?

Un po’ di Rossi io me lo aspetto questa sera.
Non tanto per carità, ma qualcosa sì, non fosse altro che rirarci su di morale in vista del campionato.
Sto parlando soprattutto del gioco, questo grande sconosciuto all’epoca di Mihajlovic, che dovremmo cominciare timidamente ad intravedere dopo due settimane di full immersion.
L’avversario è ideale, la pressione minima, la volglia tante e quindi è lecito attenderci qualcosa che giutifichi la fatica per molti di andare allo stadio alle sei del pomeriggio di un giorno feriale.
Se qualcuno mi avesse detto dieci anni fa che la Coppa Italia si sarebbe giocata a questo orario, l’avrei preso per matto.

Non so come si sia entrati nell’argomento, ma stavolta non si scherza.
Quando si parla di certe cose, bisogna fare un passo indietro, trattenere il respiro e sperare solo che non tocchi a te o a qualcuno a cui vuoi bene.
E in alcuni casi io preferirei toccasse a me.
Quando penso che ho più di mezzo secolo di vita, e succede molto più di quanto io voglia, scatta quasi sempre il riflesso automatico: che accadrà dopo?
Sulla bestia, che ancora ho paura, una paura infantile e stupida, a chiamare col suo nome, il sentimento è da gioco d’azzardo, forse un retaggio di alcuni anni stupidi, stropicciati e un po’ buttati via: fai che non esca il mio numero.
Le analisi? Le ho fatte e le farò con gran fatica perché è vero che esiste un fatalismo idiota, quasi la voglia di non sapere.
E se poi esce davvero quel maledetto numero?
Che faccio?
Mi metto a raccontare le umane miserie di un corpo devastato (ah, l’esibizionismo incontenibile del giornalista…) o uso il metodo “Manuela”, cioè mi incazzo se solo qualcuno accenna alla mia malattia e me ne vado con enorme dignità?
Non lo so e vorrei non arrivare mai alla scelta e intanto ogni giorno la pallina gira in questa meravigliosa roulette che è la vita.

Per diversi anni è andata avanti nel poco dorato mondo radiofonico una divertente storiella secondo la quale io avrei avuto, non so bene per quali motivi, dei rapporti privilegiati con la Fiorentina.
Grazie a questi rapporti sarei riuscito ad ottenere negli anni l’assegnazione dei sospirati diritti radiofonici regionali (i più cari d’Italia, dopo Napoli), a cui tutti tenevano moltissimo e alcuni in modo particolare.
Purtroppo però nessuno era in grado di concorrerere perché c’era il Guetta: brutto, sporco e cattivo.
In particolare un paio di personaggi si sono distinti nel tempo in questo pianto commovente, e con uno dei due salici piangenti ho pure avuto (che spreco di tempo!) un vivace scontro dialettico, a cui è seguito un altro suo pianto presso la propria direzione editoriale.
Accade ora che ad ottobre la Fiorentina, che è sempre stata correttissima, abbia scritto a tutte le radio per chiedere di formulare un’offerta per l’acquisto nel prossimo biennio degli agognati diritti.
Allo scadere del termine prestabilito, si è presentata solo Radio Blu, che trasmetterà le partite della Fiorentina per le stagioni 2012/13 e 2013/2014.
E i piangenti? Boh, volatilizzati.
E’ una piccola storia del nostro piccolo mondo, ma valeva la pena di raccontarvela per capire quanto fiato venga spesso sprecato inutilmente.

Ecco il paradosso: lo sventurato Delio Rossi, a cui non importerebbe niente della difesa, incarta un pareggio a reti inviolate contro il grande Milan, ma grande davvero, perché gioca il miglior calcio d’Italia.
Ad essere sinceri ed obiettivi, però abbiamo poca voglia di esserlo dopo i 18 mesi di quaresima con Mihajlovic, c’è andata di lusso tra rigori, pali e gol regolari annullati, però io nel secondo tempo ho visto qualcosa che assomiglia ad una squadra.
Nel primo ci hanno messo sotto in modo imbarazzante, un po’ come la Juve a Torino, solo che eravamo a Firenze, eravamo in tanti, loro sono meno cattivi e qualcosa dalla panchina si è mosso anche nei quarantacinque minuti.
Nastasic mi ha sorpreso (e qui Corvino è stato bravo) e Behrami entusiasmato: la grande preoccupazione è l’attacco, senza dimenticare che mancava Jovetic, oggi viste le condizioni di Gilardino molto più del 50% del reparto.
Su Silva sono (quasi) arreso, ormai con i suoi zero gol si sta avviando a far compagnia a Bonazzoli-Castillo (insuperabile!)-Keirrison, mentre non ho capito bene quando si sveglierà dal torpore Munari, che in pratica non fa niente.
Si sono invece notati dei segni di ravvedimento da Kharja e venti-minuti-venti ottimi di Montolivo, quando in radiocronaca ero ormai oltre la stizza.
Gran punto quindi, che ci fa passare una bella domenica, in attesa che il professor Rossi operi più in profondità.

Cominciamo a scaldare i motori perché domani sera non sarà proprio una partita come tutte le altre, neanche direi “una grande partita come tutte le altre”.
Esasperando un po’ il concetto sul limbo in cui abbiamo vissuto negli ultimi venti mesi, immagino che stia per aprirsi una nuova fase della Fiorentina e che tutti noi siamo alla ricerca dei protagonisti e anche degli attori non principali.
C’è l’eccitazione per l’avversario fortissimo, il migliore in Italia, insieme all’appassionante curiosità di capire come comincia il nuovo percorso di Rossi.
Se pensiamo alla Fiorentina, da una decina di giorni siamo tutti più allegri, ci è tornata la voglia di ridere dentro, come non accadeva da tempo immemore, calcisticamente parlando.
Lasciamoci quindi un po’ andare, fantastichiamo per il futuro prossimo venturo e riempiamo gli ultimi spazi liberi del Franchi.

Devo delle scuse a Riccardo Paludi: ho sospeso il suo post sulla bellissima notizia della sala stampa del Franchi intitolata a Manuela per costruire intorno alla notizia i primi 30 minuti di Anteprima Pentasport.
Davvero una sorpresa per tutti, un gesto di classe della Fiorentina a cui, oltre naturalmente ai Della Valle, non sono estranei Sandro Mencucci e Gianfranco Teotino.
Direi anche un atto riparatorio per quello che successe nel giugno 2010, quando nessuno della Fiorentina si presentò ai funerali di Manuela: bravissimi, non è facile riconoscere i propri errori.
E ora Manu, da lassù, non fare troppo la preziosa: sorridi, perché sabato sera alle 19, quando si svolgerà la ceruimonia, ci saranno davvero tutti quelli che ti volevano bene (e siamo in tanti).
Ci hai insegnato molto, ti dobbiamo tanto e ci manchi come il primo giorno.
E tu Aldo, non fare il bischero: qui c’è bisogno di te, delle tue prese in giro, della tua lealtà e della tua amicizia.
Guarda di fare il tagliando alla svelta perché ti voglio chiamare presto al Pentasport e a questo punto, nonostante la mia ritrosia a viaggiare, voglio pure venire di persona a Piombino per abbracciarti.

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