ottobre 2011


Qui stiamo andando verso il corto circuito nervoso, qui ci vuole l’intervento di Andrea Della Valle.
Non possimo costruirci una trentina di orizzonti che durano solo una settimana, stritolati tra il machismo di scarsa qualità di Mihajlovic (“io non abbasso mai lo sguardo”, ma non è meglio se pensa a fare giocare bene la Fiorentina?) e l’autolesionismo di molti, anche se non la maggioranza, che preferirebbero perdere piuttosto che vederselo ancora tra i piedi.
Qui bisogna che Andrea Della Valle prenda una posizione forte, anche impopolare tipo “lo teniamo fino al termine del campionato, qualsiasi cosa succeda”.
Oppure decida dopo Chievo, comunque vada a finire la gara, di far ripartire la Fiorentina con un nuovo tecnico, preferibilmente Delio Rossi, ma se arrivasse Carlo Ancelotti sarebbe un gran colpo per tutti.
Io non ho ricordi nei miei 33 anni professionali, e neanche nei totali 45 da tifoso, di una cosa del genere.
Perché la Fiorentina non sta lottando per non retrocedere, non ha preso gli stessi schiaffoni dell’Inter o anche della Roma, che si è fatta pure buttare fuori indegnamente in Europa.
Eppure la contestazione è ai livelli Mancini/Giorgi/Carosi, il Franchi si è, come ha detto Ferrara, desertificato e questo allenatore lo sopporterà al massimo, ma proprio al massimo, il 20% del popolo viola.
Ma siccome i Della Valle ci hanno messo i soldi (13 milioni anche questa estate), hanno tutto il diritto di insistere su di lui e anche su Corvino, che a me pare un po’ il convitato di pietra di tutta questa incresciosa ed incredibile situazione.
Bisogna però dare un segnale netto e preciso, perché così si va poco lontano.

Si percepiva allo stadio la voglia di molti, diciamo una discreta minoranza, di volere il pareggio del Genoa per dare il via alla contestazione più scatenata a Mihajlovic.
La Fiorentina per fortuna ha vinto, ma i cori contro l’allenatore (compreso quello vergognoso che gli dà di zingaro) ci sono stati lo stesso.
Così non si va avanti, ci stiamo rovinando il fegato e davvero mi sono chiesto se alla fine non fosse più giusto il gesto clamoroso invocato da Ciuffi dopo la partita: licenziarlo lo stesso nonostante la vittoria, qualcosa che nel calcio ricordo solo con Simoni e l’Inter all’indomani di uno straordinario successo in Champions contro il Real Madrid.
Non ho una risposta precisa, lo confesso, così come non credo che ce l’abbia la dirigenza viola.
Oggi pomeriggio di straordinario c’è stato ben poco e comunque la Fiorentina ha meritato di vincere e se non ci fosse stato tutto il pregresso oggi saremmo tutti qui a goderci questi tre punti.
E invece purtroppo ci sono le cinquanta partite ufficiali precedenti dove si è visto davvero poco (spieghiamo al signor Massimo Mauro che su Sky ha fatto passare i tifosi viola per citrulli) a ricordarci il presente, ed io a questo punto davvero non so più cosa pensare.
Mi auguro solo di vincere anche a Verona per stemperare i toni durante la sosta e soprattutto per ritornare in piena corsa per l’Europa.

Parte benissimo contro il Napoli, si inabissa in sette mesi che dire disastrosi è dire poco, risorge, novello Lazzaro, alla vigilia di Pasqua a Cagliari, per non fermarsi più per una decina di partita, comincia a battere in testa a Cesena, non combina nulla contro il Catania, è oltre la decenza a Torino.
Si è visto poche volte un saliscendi di questa intensità e in tutto questo c’è una sola sconsolante costante: non è maturato neanche un minimo tatticamente.
Ovvero: io sto lì, non torno, non mi sposto di un metro per aprire il corridoio a Behrami e/o Cassani (De Silvestri), mi date la palla e se sono in giornata vi faccio quattro/cinque azioni da urlo, altrimenti ciccia.
Al massimo vi concedo il taglio da destra al centro, ma non chiedetemi di più.
Risultato: dopo aver gridato fino a venti giorni fa allo scandalo perché Prandelli non lo portava in Nazionale (ma forse Cesare capisce qualcosa di calcio…) domani Alessio Cerci se ne va in panchina, più o meno nello stesso periodo in cui è cominciata la sua rovinosa caduta nella passata stagione.
Spiegazione bizzarra, ma non del tutto fuori luogo: può darsi che gli faccia male il freddo?

A volte mi sembra di vivere in una realtà rovesciata.
Sto ascoltando negli ultimi giorni propositi masochistici di tifosi viola di lunga e comprovata fede che si augurano di perdere contro il Genoa pur di non vedere più Sinisa Mihajlovic dalle parti del Franchi.
Altri, magari dando un’occhiata alla classifica che si sta facendo scivolosa, puntano su uno scialbo pareggio per poi arrivare allo stesso risultato.
Al di là del fatto che consiglio a qualche laureando in sociologia una tesi sull’argomento “come entrare così profondamente nell’antipatia di una tribù”, a me pare folle sperare che la propria squadra perda.
Pur non essendo affatto convinto da quasi un anno sulla validità del Mihajlovic allenatore, credo che faccia bene la società a costruirgli intorno una specie di fortino e comunque credo alla sincerità dei giocatori che lo sostengono.
Io quindi domenica all’ora di pranzo andrò verso lo stadio con la voglia e la speranza di vedere vincere la Fiorentina, come avviene da più di 45 anni, poi voi fate come vi pare.

Quando ti dice male, non c’è niente da fare.
Prendiamo Montolivo, che pure molto ha detto e fatto negli ultimi cinque mesi per non rendersi proprio la vita tranquilla e che comunque, vista la Fiorentina di Torino, è assolutamente preferibile vedere in campo piuttosto che in tribuna.
Esiste qualcuno tra voi che in condizioni normali avrebbe preferito Nocerino all’ex capitano viola?
Nessuno, credo, e deve essere quello che ha pensato pure Montolivo nella famosa esternazione privata (poi diventata pubblica) sull’ingiustizia del mondo, sul destino cinico e baro che lo vedeva seduto sul divano mentre Nocerino giocava in mondovisione al Camp Nou.
Affermazioni non proprio eleganti, anche se poi si potrebbe discutere sull’opportunità di renderle pubbliche, e comunque non è questo che conta.
Il fatto è che quell’altro ti inventa una stagione incredibile e segna pure pure una tripletta strepitosa, neanche fosse diventato Ibrahimovic.
Ma non poteva sceglierne un altro?
Non so, magari Obi o Coutinho dell’Inter?
E’ proprio la sua annata no…

P.S. L’avevo già scritto qualche mese fa e ribadisco oggi il concetto: i colleghi del Giornale della Toscana non c’entrano assolutamente niente con lo tsunami che si è scatenato sulle loro teste con l’inchiesta Verdini. Semmai sono le vittime di questo stato di cose e immagino i momenti che stanno passando.
A loro, che da 13 anni combattono in trincea ogni giorno per cercare di sopravvivere in un mondo editoriale spietato e sempre più difficile, va tutta la mia solidarietà.
In particolare al direttore Luciano Olivari, con cui ho lavorato per anni insieme alla Nazione, e naturalmente a Mario Tenerani, che ho sempre stimato anche quando i nostri rapporti non erano proprio starordinari.

Mi sbaglierò, ma almeno di miracoli, peraltro auspicabili, quella col Genoa potrebbe essere l’ultima partita di Mihajlovic sulla panchina viola.
Un primo tempo vergognoso come quello di Torino ci vorranno decenni per dimenticarlo, mai in trent’anni avevo visto la Fiorentina così umiliata contro la Juventus.
Mi viene in mente la squadra di Agroppi nell’anno della B: finì 3 a 0, ma tentarono di fare qualcosa e poi la qualità tecnica dei giocatori di allora era infinitamente superiore a quelli visti e sopportati ieri sera.
Dice Mihajlovic che non contano gli schemi: grazie, ce ne siamo accorti…
Dice ancora: è da un anno e mezzo che sopporto tutto questo.
Ma quando?
Ma dove?
Ma cosa?
E’ arrivato e per almeno tre mesi ha goduto della simpatia generale, doveva rivitalizzare con la sua grinta una squadra spenta.
Quanti paragoni con Prandelli, che a leggerli e dirli ora (c’ero anch’io in qualcosa) viene da rabbrividire: lui sì (Sinisa) che sa dare la scossa! Lo vedi come sono motivati adesso? E via a seguire.
Solo che per fare l’allenatore della Fiorentina non basta essere una brava persona, mostrare grinta prima e dopo le partite, raccontare aneddoti.
Bisogna pure insegnare calcio, dare un gioco, far venire alla gente la voglia di vedere la squadra.
Mihajlovic è stato coerentemente difeso oltre ogni altra possibilità dalla dirigenza viola (hanno speso anche quest’anno!), ieri sera livida di rabbia (mi raccontano di un Andrea Della Valle giustamente furente), ora non può fare il martire.
Certo, è un ottimo parafulmnie per giocatori inguardabili, cinque nomi per tutti: Kharja, Cerci (stiamo tornando molto indietro), Munari e Vargas, ormai da tempo un fantasma, De Silvestri.
Quasi mezza squadra disastrosa e tutti che non sapevano cosa fare col pallone tra i piedi.
E’ anche un bel problema anche per Corvino che ha sbagliato diverse valutazioni e chissà se gode ancora della stessa fiducia incondizionata sbandierata cento volte da Della Valle.
Fino a domenica non succederà niente, ma il rapporto con Firenze, che per diversi mesi caro Mihajlovic c’è stato eccome, è andato irrimediabilmente in frantumi.

Non solo è offensivo dare di zingaro a Mihajlovic: è demenziale.
E toglie a chi lo contesta tecnicamente il gusto di sperare di vedere un altro allenatore, paragonerei chi canta queste infamie razziste ai black bloc dei cortei degli indignati perché riescono a rovinare ogni forma di protesta legittima.
Lo si può contestare sempre e comunque, ma non a questi livelli di idiozia.
Premetto che non ho sentito i cori, che forse non sono stati così forti, ma ne bastano anche pochi per fare una figura veramente penosa.
Non ci sono giustificazioni, vi dovreste scusare con lui, perché un conto è l’allenatore e un altro l’uomo, che deve essere assolutamente rispettato.
Visto che siete così convinti delle vostre idee, che siete così forti quando siete in branco, perché non aspettate Sinisa fuori dallo stadio e gli urlate in faccia che è uno zingaro?

Sollecitato da un paio di messaggi folli, ed in preda ad un delirio di onnipotenza, tipico della mia categoria che crede di contare qualcosa e scorda che ciò che scrive oggi servirà domani al massimo per incartare il pesce, o meglio ancora per riciclare la carta su cui il suo capolavoro è stato stampato, mi è venuta l’idea di lanciare tra voi un sondaggio a metà tra la provocazione ed il surreale.
Pensate che negli ultimi diciotto mesi di travaglio viola sia stato troppo aziendalista oppure eccessivamente critico verso la nostra amata Fiorentina, tanto da essere. come ha scritto qualche mancamentato, una delle cause degli attuali problemi?
Votate, votate, votate, qualcosa resterà…

Due punti contro Catania e Cesena, trenta minuti (a stare larghi) giocati bene su centoventi, pochissime idee e adesso anche una certa fragilità difensiva.
Qui c’è soprattutto un responsabile e si chiama Sinisa Mihajlovic, è inutile girarci attorno.
I Della Valle hanno tirato fuori 13 milioni di euro, Andrea è venuto più volte a Firenze ad incitare e Corvino ha fatto acquisti che tutti noi abbiamo giudicato all’altezza della situazione.
La sua responsabilità maggiore è aver scelto questo allenatore, ma sul piano del mercato, dopo due anni veramente scadenti, mi pare che le cose siano andate bene, pur non avendo compreso l’arrivo di Kharja e con le ormai solite corvinate a buon mercato e poco successo: Silva e Romulo.
Ma Lazzari e Cassani sono due ottimi rinforzi, appena troveranno un po’ di continuità.
45 partite di campionato mi sembrano un lasso di tempo enorme per come siamo abituati oggi nel calcio e in queste 45 partite ancora non si è capito in cosa consista il gioco di Mihajlovic.
E’ giusto che la società lo difenda, visto che non lo allontana, ma sono convinto che si stia facendo strada l’idea di valutare le prossime tre partite per capire cosa fare per non buttare alle ortiche la seconda stagione consecutiva.
Sinisa mi sembra un uomo in piena confusione, i primi 18 minuti di oggi sono stati atroci sotto ogni punto di vista, poi è anche vero che ci hanno negato un rigore, ma certamente non siamo stati superiori al Catania, che oltretutto non aveva Gomez.
Da noi invece è tornato Gilardino, e meno male, perché insieme a Jovetic e con un Cerci regredito pericolosamente mi pare una delle poche ciambelle di salvataggio.

IO NON RIESCO A NON PENSARE ALLA TRAGEDIA DELLA MORTE DI MARCO SIMONCELLI…

Quando si dice essere professionisti: mi raccontano di un Alberto Gilardino feroce nell’impegno quotidiano per cercare di recuperare il prima possibile dopo la botta di Udine.
Intanto domani va in panchina, poi in campo a Torino, dove farà molto comodo.
E’ un rientro imprevisto e anche per questo ancora più gradito, un premio all’impegno che dovrebbe funzionare da esempio per qualche suo compagno.
A parte un paio di uscite verbali a vuoto, non c’è mai stato niente da rimproverare in campo e fuori dal campo a questo grandissimo attaccante che qualcuno (neanche pochi) avrebbe volentieri scambiato con Maxi Lopez in estate.
Meno male che ce lo siamo tenuti e speriamo che Silva non vada troppo su di giri al pensiero che quella col Catania è qualcosa in più di una prova di appello.

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