aprile 2011


Dopo la doppietta di Cagliari è scoppiata la mania di Cerci, anzi la fissazione di andare contro quelli che quando giocava partite indecenti lo criticavano.
Il mio pensiero è il seguente: Cerci non è certo Castillo, ma la sua stagione è stata fino ad oggi ben al di sotto della sufficienza, e qui bisogna mettersi d’accordo con chi sbandiera assist, gol e punti portati alla causa viola.
Ma scusate, uno che gioca in avanti (molto in avanti, perché non copre quasi mai) cosa diavolo dovrebbe fare nel tempo che passa correndo in qualche stadio italiano ed indossando una maglia della Fiorentina?
Sembra quasi che Cerci ci faccia un favore a segnare ogni tanto, a fare un assist, parrebbe quasi che sia stato decisivo per non lottare per la retrocessione.
E tutto questo per via delle tre reti in venti presenze, una media un po’ lontana, mi pare, non solo da Messi, ma pure da Sanchez.
Se all’inizio della sua avventura in viola, ma proprio all’inizio, cioè i venti minuti col Napoli e il primo tempo a Lecce, mi sono lanciato andare ad ottimistiche previsioni è perché in campo vedevo delle buone cose, poi scomparse abbastanza repentinamente.
Poi, quando ci sono stati dei progressi, come contro la Juve e soprattutto a Cagliari, non ho fatto altro che registrarlo e raccontarlo, senza alcun pregiudizio, così come ora spero di urlare via etere altre sue prodezze.
Sono solo un cronista e non un protagonista (anche se ammetto che nella mia categoria qualcuno ha confuso un po’ i ruoli e pensa di essere più importante di calciatori, allenatori e presidenti).
Riepilogando, a fronte di quattro/cinque partite positive ce ne sono state il triplo da 5 in pagella, a volte proprio ad essere larghi.
Non è certo Cerci la causa dei mali della Fiorentina, perché altri in relazione al nome e all’ingaggio hanno fatto meno, ma non è neanche lui almeno per ora una soluzione.
Quindi calmatevi un po’, perché questo rischia di essere un movimento sussultorio schizzofrenico dal vago sapore tafazziano.

Va bene, basta: mi arrendo, non voglio più farmi sangue cattivo con la storia del presidente mancante.
Sono andato a rivederermi tutte le date promesse e poi saltate per arrivare ad una decisione che mettesse la parola fine a questa stucchevole vicenda.
L’ultimo appuntamento dato da Andrea Della Valle era per fine mese, domani siamo al 30 aprile e ancora brancoliamo nel buio.
In fondo, ma proprio in fondo, fanno sul loro e non crederò mai alla storia che i fratelli Della Valle cerchino di proposito il basso profilo: ma perché dovrebbero?
Hanno speso più di 160 milioni, cioè la differenza tra uscite ed entrate, e oggi se vendessero ne prenderebbero forse la metà, se va bene.
Pagano tutti regolarmente, in 18 mesi hanno messo in mano a Corvino oltre 30 milioni: se nell’ultimo periodo hanno questo basso e in fondo ingiustificato gradimento, può essere che abbiano sbagliato tanto nel comunicare?
Io temo che da parte dei Della Valle ci sia anche un problema di attenzione e tempo, si vede che per loro la Fiorentina va bene così a livello di macchina organizzativa e quindi perché intervenire quando magari altre caselle della galassia non sono ancora al loro posto?
Oggi per esempio Mario Cognigni, il più autorevole candidato in assenza di ADV, è stato nominato il rappresentante del gruppo all’interno della Poligrafici Editoriali (impero mediatico che comprende anche La Nazione), evidentemente fa più comodo lì.
Pazienza, sarà per il prossimo appuntamento (che verrà probabilmente saltato).

Una cosa del genere me la ricordo solo nel giugno 1986: qualcosa che ti fa saltare dalla sedia e dire “ma non è possibile, come ha fatto?”.
Quella di Maradona all’Inghilterra è stata ancora più bella e decisiva, ma certamente la seconda rete di Messi resterà nella storia del calcio.
Perché poi biosgna vedere il contesto: Weah che scarta sette giocatori del Verona partendo dalla sua metà campo e segna è una grande prodezza, però vale meno di una perla come quella vista ieri al Bernabeu in semifinale di Champions.
Messi sembra un meraviglioso videogioco, qualcuno per cui ti viene spontaneo tifare e confesso durante la partita di aver seriamente pensato di diventare socio del Barcellona perché quello, a quei livelli e a quella velocità, è il calcio.
La spiegazione minimalista di cosa sia diventata qusta squadra e questo giocatore arriva da casa Guetta.
Valentina, che ha sempre dimostrato un sommo disinteresse per le vicende pallonare, alle 23 si è messa a rivedere ammirata quella pennellata di genio che sarà impossibile dimenticare.

Pare che neanche domani avremo la fumata bianca per il nuovo presidente della Fiorentina, che poi tutti, compreso chi scrive, sperano sia il vecchio.
In tutta la storia viola non si era mai visto tanto interesse verso una figura dirigenziale, ma è chiaro che si tratta di una cartina tornasole per capire la voglia di esporsi in prima persona dei Della Valle.
Fino ad un tempo neanche troppo lontano i cambi al vertice avvenivano nelle segrete stanze della sede e i tifosi si appassionavano (giustamente) più per il nuovo allenatore o il nuovo attaccante, ma questa vicenda è stata tirata troppo per le lunghe per non farla diventare un tormentone.
Sono stati soprattutto i continui rimandi temporali, le date fissate e poi saltate a creare tutta questa frenesia che poi a conti fatti ha poco a che fare con lo svolgersi della normale vita della società.
Perché gli stipendi di tutti vengono pagati regolarmente (la Fiorentina, ve lo assicuro, è invidiata e ammirata dall’80% dei giocatori di serie A che sono in ritardo, visto il credito di 9 milioni accumulato da Batistuta con la Roma?) e ognuno nelle stanze di via Fanti, ancora purtroppo senza foto del glorioso passato viola, sa esattamente cosa fare,
E però sarebbe ora lo stesso che questa novella dello stento avesse fine, non fosse altro che per dedicarci a qualcosa di più divertente.

E’ una mia deformazione personale e professionale: poiché ho preso dai 14 ai 23/24 anni tante di quelle porte sul viso da far desistere chiunque avesse avuto un po’ meno voglia di fare il giornalista, ho sempre pensato che nulla mi fosse dovuto, ma piuttosto conquistato giorno dopo giorno.
Per questo non ho mai sopportato la logica del tutto e subito che invece temo sarà il filo conduttore della vita dei miei figli anche per colpa mia (hanno davvero il “culo nella nutella”, come direbbe Damascelli) per non parlare delle raccomandazioni di ogni genere e/o delle scorciatoie prese da chi ha fatto lo subito loscatto, ma che ora è alle mie spalle.
Traducendo tutto questo in salsa viola in questa domenica pasquale (auguri in colpevole ritardo a tutti), mi sono chiesto dopo il successo non banale di Cagliari se non fosse il caso di fissare una specie di premio di consolazione per questa brutta stagione, qualcosa che possa renderla meno amara e magari fare arrivare tutti noi meno “incazzati neri” all’appuntamento con la settimana della rabbia viola.
Perchè io sto molto meglio quando la Fiorentina vince e si vive in pace: lo dico e lo scrivo perché non si sa mai quello che la mente umana può arrivare a pensare, soprattutto in momenti come questi, quando è grande la confusione sopra le nostre teste.
Credo che dieci punti nelle ultime quattro gare potrebbero essere un buon approccio ad un’estate meno velenosa, meglio ancora se sbancassimo San Siro, ma qui siamo un po’ alla fiera dei sogni.
Il voto rimarrebbe sempre sotto la sufficienza, ma arrivando magari all’ottavo posto si vedrebbe in giro qualche sorriso in più.

Apri l’uovo di Pasqua e ci trovi dentro Cerci, una sorpresona che nessuno si sarebbe aspettato.
Bello vincere a Cagliari, dove ci rubarono lo scudetto, anche se al 99% è una vittoria inutile, e bello anche ritrovare D’Agostino, uno che sa davvero giocare a calcio.
Inspiegabile tenerlo fuori all’inizio, ma a Mihajlovic bisogna dare atto di aver dato motivazioni importanti per una partita senza stimoli.
Ora è il momento del rammarico per le occasioni perdute, però magari domenica andiamo allo stadio un po’ meno arrabbiati e prevenuti.
E a proposito di rabbia, avete sentito Mencucci sulla nostra iniziativa?
Nessuno alla Fiorentina pensa che sia qualcosa “contro”, ma piuttosto un modo per provare a ripartire: saranno contenti i rabbiosi censori di questo blog?
Ma se poi facciamo bene nel finale e di rabbia ce n’è meno in giro, non c’è persona più contenta di chi sta scrivendo…

Ma non lo capite che dire in modo civile quello che ci ha fatto arrabbiare in questa stagione così triste è qualcosa che ci aiuterà a vivere meglio il 2011/12 viola?
E’ un modo ideale per segnare la demarcazione tra questi ultimi mesi strazianti ed un futuro che per definizione dovrà essere migliore.
Ma vi leggete con quanta rabbia avete (in alcuni casi) lanciato strali verso questa iniziativa?
Di cosa avete paura?
Che la società si offenda?
Che si passi il limite del buon senso?
Mi spiegate quando mai questo è successo a Radio Blu dal primo settembre 1979, cioè dal Pentasport numero 1?
Non siamo certo noi la radio delle risse continue, o di quelli che cambiano idea a seconda del vento che tira o del potente da compiacere.
Vi tranquillizzo anche su un altro aspetto: i rapporti con la Fiorentina stanno andando molto meglio ora di qualche mese fa (sentito stasera Natali?), ognuno fa il suo mestiere in buonafede e rispettando il lavoro degli altri.
Se a qualcuno non sta bene quello che faremo dal 23 al 27 maggio, non telefoni, si astenga, al limite spenga la radio dalle 19 alle 20 e si goda solo la prima ora fatta come al solito di informazione.
Io vi consiglio di sfogarvi, se avete qualcosa che non vi va giù: io l’ho fatto martedì sera e dopo sono stato meglio, più libero di testa e di cuore, perché davvero non ne potevo più di certe mistificazioni.
Se invece vi va tutto bene, abbiate un po’ di pazienza, tanto dura solo una settimana, anzi cinque giorni ed è tra un mese.
Da domani si parla di altre cose.

Geniale Calamai!
Ho fiutato subito che la sua idea oggi in Anteprima Pentasport era giusta e così ho sposato la sua proposta: finito il campionato ci sfoghiamo tutti, e ne abbiamo bisogno, e poi si riparte.
Mi viene in mente la scena di “Quinto potere”, quando tutti urlano dalla finestra: “sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più”.
Ecco, io sono un po’ così negli ultimi tempi, soprattutto quando sento certe cose.
Non accetterò più che si parli del grande passato viola (davvero Pantaleo, adesso basta), delle scusanti per questa stagione da pianto, dei colpi eccezionali di mercato che erano in canna e lì sono rimasti, della prossima riunione del CDA che ci dirà chi sarà il presidente (oh, manca da 19 mesi!), delle parolacce di Mihajlovic in sala stampa (gusto personale un po’ moralista, dovete avere pazienza).
Voglio vedere un gioco!!! (e qui siamo al “Voglio una donna!!!” di Ciccio Ingrassia in Amarcord): è possibile?
Ci sfoghiamo dal 23 al 27 maggio per un’ora al giorno, rigorosamente in diretta, nel più antico e seguito programma radiofonico toscano, il Pentasport, e poi ripartiamo.
Sperando che dalle parti del viale Fanti facciano tesoro della nostra fatica e ci aiutino da giugno in poi a stare vicini alla Fiorentina.

P.S. Precisazione: non sarà uno spazio libero tipo radio radicale di inizio anni novanta.
Ci sarà un conduttore (tre volte su cinque ci sarò io) a moderare e non saranno ammesse cadute di stile e/o offese.
L’intento è quello di liberarci dai veleni di questa stramaledetta stagione e ripartire ritornando ad avere la passione per la Fiorentina.
Se poi qualcuno non capisce e parte in quarta offendendo io non so che farci.
Il bello è che quelli che offendono gratuitamente (perché se non ti va di partecipare non chiami, no?) poi scrivono che l’iniziativa è senza senso e pericolosa perché c’è il rischio che arrivino offese.
E’ proprio vero che il difficile non è farli, ma accontentarli…

Stasera ho usato in modo improprio la mia qualifica di direttore di Radio Blu, nel senso che ho preso di imperio la linea e ho parlato più da tifoso che da giornalista.
Se fossi stato un semplice tifoso, col cavolo che mi avrebbero mandato in onda per quasi un quarto d’ora con 200.000 ascoltatori che seguivano quello che dicevo.
L’antefatto: sento Corvino in diretta e se da un lato sono soddisfatto per il suo entusiasmo nel ricominciare una nuova avventura, dall’altro comincio a ribollire quando si parla per la ducentotrentaduesima volta dei piazzamenti eccezionali degli anni precedenti e soprattutto quando ascolto dare colorazioni positive alla stagione in corso, “perché potevamo la fine di altre squadre”, immagino la Samp, “per tutte le vicissutidini (?) che sono accadute”.
Ma come?
Siamo decimi, non abbiamo le coppe ad influenzare la preparazione settimanale, non abbiamo quasi mai visto la squadra giocare bene, abbiamo perso un terzo degli spettatori, in giro c’è una depressione che si taglia a fette e qui dovremmo essere soddisfatti?
Rimugino e mi arrabbio mentre prendo la moto per andare a prendere Camilla, ma intanto sento che in diretta arriva Bucchioni, ottimo giornalista, ma spesso, come dire, molto comprensivo con Corvino.
A quel punto, appunto, mi si intasa la vena ed intervengo per dire cose che penso siano condivisibili, ma con toni assolutamente troppo alti e inadeguati.
E siccome nei mezzi di comunicazione di massa la forma conta, la mia arrabbiatura, figlia dell’inestinguibile passione viola, è da censurare.
Mi scuso con chi era all’ascolto e puntualizzo che
1) a me Corvino non ha mai fatto niente di personale, così come io non ho mai fatto niente di male a lui, non ci sono quindi questioni private tra noi o regolamenti di conti in sospeso;
2) che nei famosi quattro anni d’oro (quattro e non cinque, please) i meriti di Corvino sono pari a quelli di Prandelli, così come sono identiche colpe nel quinto anno;
3) che alcuni suoi acquisti meritano oggi una rivisitazione positiva (do you remember Osvaldo e le relative prese di giro?), mentre altri sono proprio incomprensibili;
4) che l’attuale Fiorentina è proprio mediocre e che le responsabilità vanno divise tra chi l’ha costruita, chi l’allena e chi va in campo. I Della Valle entrano in un contesto più generale che va al di là del fatto tecnico: i soldi li hanno messi e sono stati spesi male, si comportano con grande correttezza, ma sono sempre fumosi sul futuro;
5) che non ho sposato nessuna causa a priori, nel senso che non sarò mai contro Corvino a favore di Corvino per partito preso. Guardo, analizzo e provo a trarre un giudizio che poi altri giudicheranno proprio perché ho la fortuna di avere qualcuno che mi ascolta e/o mi segue;
6) che Corvino, Mihajlovic, i Della Valle e prima o poi pure Guetta passeranno, mentre da quasi 85 resta sempre al centro di tutto questa indefinita, misteriosa e affascinante generatrice di emozioni e passioni che si chiama Fiorentina.

Siamo tutti talmente stremati da questa irritante stagione (chissà come verrà classificata a fine maggio da Corvino, che giudicò la ottima la quinta del suo mandato, con l’undicesimo posto e 17 sconfitte in campionato…), che lasceremmo volentieri a casa una decina di giocatori dell’attuale rosa, e magari pure l’allenatore, per far posto alla Primavera con Buso in panchina.
E invece ci vuole prudenza, perchè di ragazzi ne andranno inseriti al massimo un paio alla volta, e uno di questi dovrà essere per forza il reietto Camporese, se non vogliamo correre il rischio di bruciarli.
Perché tra giocare il campionato Primavera e la serie A c’è la stessa differenza che passa me e Benedetto Ferrara nell’affrontare la maratona di New York: lui la fa tutta, io mi fermo distrutto a nemmeno un terzo del percorso.
Sono proprio categorie diverse e perdere, magari di brutto, non fa troppo bene alla crescita di un giovane.
Per quel poco che ho visto il primo da buttare dentro da titolare a Cagliari, contro una squadra più motivata di noi, è Carraro, ma è impegnato proprio con Camporese con la Nazionale Under 19 e quindi non farà in tempo a partire per la Sardegna .

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