marzo 2011


Grazie a Corvino, Buso, Vergine, i giocatori, alla società in generale: serata fantastica, goduria pura vincere in questo modo a Roma, davanti a ventimila persone.
Un trofeo che rimarrà nella testa dei tifosi proprio per come è stato conquistato: vedete che differenza c’è tra vincerle e perderle le finali.
Eccezionali i 200 sostenitori viola che hanno seguito la squadra l’Olimpico, io ho seguito tutto via streaming, emozionandomi per la radiocronaca dell’accoppiata Sardelli-Zoccolini, che già aveva “vinto” lo scudetto allievi nel 2009.
Corvino ha seminato benissimo e Buso alla fine diventerà più bravo da allenatore che da calciatore.
Godiamocela completamente, con l’inno viola che viene intonanto all’Olimpico (goduria nella goduria), anche se è “solo” la Primavera.

Che bello vedere giocare così Montolivo in Nazionale, squadra per cui tifo da sempre ed in particolare quando va in campo un giocatore viola.
Me lo sono proprio goduto dopo il brodino di venerdì sera, dove girovagava in una posizione non sua, come è ormai chiaro.
Io non so se sia una questione mentale o tecnica, ma mi pare che sia ormai acclarato che Montolivo deve stare in mezzo, davanti alla difesa, là dove lo aveva immaginato Prandelli, non proprio uno qualsiasi, ormai cinque anni fa.
Dice: ma in quella posizione la Fiorentina avrebbe, anzi ha, D’Agostino, il più importante investimento economico dell’estate, tra l’altro molto dotato tecnicamente.
Mi spiace, ma va trovata una soluzione, non spostando Montolivo.
Quale sia non lo so, però credo e spero che Mihajlovic abbia qualche idea in più di me sull’argomento.

Credo che non ci siano dubbi sul fatto che Gabriel Omar Batistuta sia stato il più grande giocatore viola almeno degli ultimi quaranta anni.
Lo avrebbe potuto eguagliare Roberto Baggio, se solo fosse rimasto almeno altri cinque anni (che coppia sarebbe stata con Bati!) e Antognoni segue a distanza ravvicinata.
Al di là delle valutazioni tecniche, su cui magari qualcuno non sarà d’accordo, ci sono però altri fattori che ci aiutano a capire la grandezza di un calciatore.
Prendiamo Rui Costa, oggi festeggiato ovunque per i suoi 39 anni, neanche una cifra tonda, a dimostrazione di quello che è stato il suo rapporto con Firenze e il fiorentini fuori dal campo.
Ha vinto a Firenze 2 Coppe Italia e una Supercoppa e molto, molto di più a Milano, dove sinceramente mi sembra si siano un po’ scordati di lui (neanche nominato, mi pare, alla festa dei 25 anni di Berlusconi), nonostante sia stato un titolare inamovibile per cinque anni, stagioni piene di successi.
Per fortuna a volte il calcio è un fatto di cuore e non solo di soldi.

Credo che questo blog sia diventato una specie di dolce schiavitù e quindi, ribadendo che viene fatto da oltre cinque anni senza alcun tornaconto commerciale (guardate i banner, che sono solo di solidarietà), penso sia giusto dare qualche notizia della mia vita privata.
Non sono a Firenze, ma in montagna e quindi le notizie sull’infortunio di Behrami le ho recuperate dai siti che davano come infortunato lo stesso ginocchio saltato nel 2009.
Poichè pare che sia l’altro, dopo essermi scusato per non aver controllato a dovere (ma non stavo scrivendo un articolo o parlando in radio, in quel caso l’errore sarebbe stato grave), è chiaro che buona parte di ciò che avevo scritto nel precedente post ha poca ragione di essere.
Non volevo mettere sotto accusa nessuno, ma questo in diversi di voi non riescono a capirlo perché pensano ci sia sempre un retropensiero, la mia era solo la spiacevole constatazione che i dubbi sull’integrità fisica di Behrami erano in qualche modo fondati, e comunque lo svizzero resta un ottimo colpo, il migliore con Boruc da due anni in qua.
Ora aspettiamo solo il lieto fine: tre settimane di stop e via a ripartire con Behrami a destra nel centrocampo viola.

Siamo perseguitata dalla sfortuna, l’infortunio di Behrami è una iattura che rischiamo di pagare cara, ma come al solito devo dire quello che penso.
E cioè che che un minimo di rischio c’era, visto il gravissimo infortunio del 2009, e vorrei a questo proposito riproporre quanto scrissi nel gennaio scorso, quando il suo arrivo sembrava ormai certo:

Accoglienza per Behrami molto fredda e non sarebbe neanche giusto, se confrontiamo il calore con cui sono arrivati a Firenze calciatori a lui inferiori sulla carta e sul campo.
Il rinforzo è di livello, pur portandosi dietro, come ormai da tradizione direi, un discreto infortunio che può aver condizionato le sue prestazioni dell’ultimo anno.

Ora però che facciamo?
Proviamo con D’Agostino e Montolivo insieme, oppure lasciamo perdere, parcheggiando definitivamente il centrocampista siciliano, per me bravissimo tecnicsmente, tra i flop degli ultimi due anni?

Pur essendo un estimatore di Montolivo, sono d’accordo con i votucci con cui è stata giudicata la sua prova in Nazionale.
Dopo le prime due partite ai Mondiali, in cui era stato il migliore, speravo che ci fosse finalmente il salto di qualità ed invece no, siamo sempre lì nel mezzo: mai troppo male, ma neanche troppo bene e purtroppo ancora zero gol segnati, che sono un dato negativo per un centrocampista.
Fra l’altro non credo che sia andata troppo male a Riccardo nell’avere Prandelli Commissario Tecnico, si vede e si sente che lo protegge, ma è arrivato il momento in cui il ragazzo dovrebbe aiutarsi da solo.
E qui non c’entra niente la Fiorentina, dove rimane tra i migliori, ma piuttosto la crescita di un ragazzo a cui manca pochissimo per sfondare.

Pare che Barreto non sia utilizzabile neanche al ritorno del campionato e allora la domanda sorge spontanea: ma ve lo immaginate cosa sarebbe successo se fosse davvero arrivato a Firenze?
Se a due mesi dall’acquisto non si fosse neanche vista l’ombra di un giocatore che avrebbe dovuto essere un rinforzo fondamentale dell’attacco, cosa vremmo scritto e detto?
Ci deve essere una maledizione che ci accompagna dal gennaio 2009 per gli attaccanti: chi viene come riserva o è proprio scarso o è (o sarebbe stato) infortunato.
Molto meglio quindi che non se ne sia fatto di niente, ma speriamo che in estate ci venga concessa la grazia di avere un usato sicuro di qualità che faccia la riserva a Gilardino.

La sensazione è questa: ti svegli la mattina e pensi a quale cavolo di strategia avrà inventato oggi il nostro Governo a proposito del dramma libico.
Gli baciamo la mano, gli diamo l’ultimatum, non lo attacchiamo, lo attacchiamo, facciamo partire i nostri aerei da guerra ma non spariamo (e allora che vanno a fare?), lo bombardiamo però ci dispiace umanamente per lui perché è una così brava persona, combattiamo non con quelli ma con quegli altri.
Ad un certo punto mi è sembrato di leggere un romanzo che mi appassiona, nel senso che hai voglia di andare avanti per vedere come va a finire,
Solo che è molto comodo assistere a tutto questo stravaccati in poltrona a leggere il giornale o cambiando stancamente i programmi con il telecomando.
Il problema, che mi pare si stiano dimenticando un po’ tutti, è che ad un’ora di aereo da noi c’è gente che la mattina si alza nella propria baracca o per strada non sapendo se arriverà alla fine della giornata o morirà prima.

Corvino non ci ha cambiati e neanche ci cambierà.
Sto parlando della classe giornalistica fiorentina, che è poi lo specchio stesso dei fiorentini.
E’ uno dei concetti portanti emersi ieri in una (spero) interessante puntata del Pentasport, ed è vero perché Corvino appena arrivato si era messo in testa che qui esisteva una criticità eccessiva e che i giornalisti andavano in qualche modo “educati”.
Da lì la divisione manichea tra buoni e cattivi, con massicci arrivi negli ultimi mesi nella seconda categoria.
Può anche essere che Pantaleo avesse e abbia ragione, ma è l’idea di base ad essere sbagliata: il fiorentino non lo cambi mai.
E quindi non cambi neanche il giornalista fiorentino, che resta quello lì nella sua fiorentinità, nel bene e nel male.
Inutile quindi fare la guerra, meglio giocare di sponda, cercare un dialogo, fare pace un secondo dopo lo scontro, ripartire da zero evitando i permali.
Non vedo altre soluzioni, a meno di non spostare tutti i leccesi a Firenze e i fiorentini a Lecce, ma mi pare al momento un’ipotesi un po’ complicata.

Alla fine l’ho dovuto scrivere, perché qui tra blog, sms e contatti personali pare stia sensibilmente crescendo il partito di quelli che non si abboneranno perché resta Mihajlovic.
Sinceramente mi pare un po’ esagerato, ma sui gusti non si può discutere e allora porto alla vostra attenzione questa civile forma di protesta, che è poi il modo più evidente per esprimere il proprio dissenso.
Come non capivo la grande apertura di cui ha goduto per mesi il tecnico viola, adesso che tutto va meglio fatico a comprendere questo ostracismo.
A meno che contestando Mihajlovic non si voglia dire basta un po’ a tutto quello che non è andato negli ultimi tempi: la scarsa comunicazione della Fiorentina con la propria gente, l’assurda mancanza di un presidente da oltre 18 mesi, qualche acquisto sbagliato (ma può capitare), un’autoreferenzialità a tratti molesta e le reiterate rivendicazioni di grandi successi che in molti ignorano, il decimo posto effettivo (il Bologna sarebbe più avanti senza la penalizzazione).
Però forse ora che si gioca decentemente, sarebbe venuto il momento di prenderci un po’ di ferie dalla nostra rabbia quotidiana.

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