febbraio 2011


Zero gioco, una prodezza, un punto e un quintale di fiele impossibile da buttare giù.
Non mi è mai piaciuta la retorica del tifoso “che fa sacrifici”, perché andare allo stadio non è qualcosa che viene prescritto dal medico, sia in casa che in trasferta, ma per la prima volta credo che sia giusto fare qualcosa per quei duecento disgraziati che si sono fatti sedici ore di pullman e hanno assistito all’indecoroso secondo tempo di Bari.
Non vuoi restituire i soldi del biglietto?
Va bene, allora regala quello della prossima trasferta a Verona, quasi certamente senza limitazioni, e affitta i mezzi per riportare allo stadio chi ieri era al San Nicola.
Insomma, cara Fiorentina, fai qualcosa, dai un segno che sei ancora viva, perché ieri quella non sembrava una squadra di calcio.
Non ci sono spiegazioni, non ci sono giustificazioni: ancora si continua a parlare di condizione fisica approssimativa, di calciatori “che non sono al 100%”, ma a marzo e e senza impegni infrasettimanali in Europa?
Se questo è il livello, Jovetic quando lo vediamo in forma? A gennaio 2012?
Mutu, Ljajic e Vargas (per la mezz’ora in cui è stato in campo) hanno sottratto invece di dare, Natali nel primo tempo è perfino riuscito a farsi fregare da Castillo, Montolivo sembrava un auto a tre cilindri, Behrami dopo venti minuti pareva Cristiano Zanetti.
Il Bari, che ha giocato contro i suoi tifosi, ha perfino cercato di vincere la partita, noi evidentemente eravamo troppo preoccupati per il prossimo impegno contro il Catania.
“Una partita tra le più difficili che possono capitare in questo momento”, dirà Mihajlovic sabato prossimo in conferenza stampa e ha ragione, lui è bravissimo ad analizzare le gare prima ed è estremante onesto dopo la gara.
Manca il mezzo, ma quello è un dettaglio, mentre aumentano a dismisura i sassolini che Corvino tirerà fuori a fine stagione: ce la farà a consegnarci la verità nel giro diciamo di un paio d’ore di rilassante incontro con i giornalisti, oppure i torti subiti sono così grandi che ci vorrà l’intero pomeriggio?
E’ solo per saperlo, così mi tengo libero.

Sono trentadue anni che la voto e ho quindi acquisito il diritto di parlarne male.
E anche se non lo avessi acquisito, lo farei lo stesso a casa mia, cioè qui sul blog, che è poi anche casa vostra.
Devo confessare che è ormai un po’ di tempo che mi viene l’orticaria quando penso alla presunta superiorità culturale e morale della sinistra, a quell’aria da primi della classe che è da sempre la cifra dialettica di questa area politica.
L’ultimo esempio è fornito da come viene presentata dalla sinistra la scelta della Rai di affidare a Giuliano Ferrara lo spazio di approfondimento dopo il TG 1.
Si può essere d’accordo o meno (ma basterebbe non guardarlo per essere contro), quello che invece mi infastidisce è il gridare allo scandalo.
“Lo spazio che è stato di Enzo Biagi”, tuona Repubblica, come dire che è stato commesso un sacrilegio.
Ma di cosa stiamo parlando?
Lo spazio di Enzo Biagi?
A parte il fatto che dopo di lui ne sono arrivati altri da diverse provenienze politiche, a me pare che Biagi fosse lautamente e regolarmente pagato, com’era giusto che fosse, per i suoi programmi e che fosse quindi un normale prestatore d’opera.
Ha lavorato fino a 86 anni da gran professionista e “con la schiena dritta”, come direbbe qualcuno che invece ce l’ha un po’ piegata, ma questo non induce noi che paghiamo regolarmente il canone a pensare che quello fosse il suo spazio, cioè “lo spazio di Biagi”.
Questo modo di “porgere le notizie” è fazioso e acuisce sempre più lo scontro in un Paese che invece avrebbe assolutamente bisogno di dialogare e non di dividersi sempre pro e contro Berlusconi (e comunque quando tutto questo finirà, sarà sempre troppo tardi).

Liberissimi di contestare il campione degli ascoltatori del Pentasport, che poteva essere tranquillamente il triplo se solo avessimo proseguito la trasmissione, ma di una cosa dovete convincervi: l’orientamento della tifoseria è al momento quello di confermare Corvino e cambiare il tecnico.
Lo dico e lo scrivo in modo del tutto neutrale, da notaio dell’operazione.
Perché non ho nulla contro Mihajlovic, che, tranne l’ultima uscita post Sampdoria, ha avuto un atteggiamento esemplare, e con Corvino ho assunto da almeno un anno un atteggiamento da monaco buddista, cioè lascio correre tutto quello che non compete alla stretta sfera calcistica.
Rileggetevi i post inviati nel blog, ritornate al sondaggio di violanews.com sul DS e vedrete che anche aggiungendo più elementi il risultato non cambia nella sua sostanza.
Ci potrà essere qualche punto in più o in meno di percentuale, ma conta poco.
Interessa semmai di più il contesto temporale ed è per questo che ho deciso di ripetere il sondaggio a fine campionato, magari estendendolo nella durata della trasmissione.
Una specie di referendum viola, sperando che i risultati aiutino ad uscire da questa lunga fase di stanchezza collettiva.

L’idea di fare un referendum su Corvino e Mihajlovic al Pentasport ha avuto un successo perfino inaspettato, con quasi cento chiamate in circa sessanta minuti “liberi” di trasmissione e più di cento sms.
Credo che avremmo potuto continuare almeno fino alle 21 con la stessa intensità e questo dimostra la grande passione del popolo viola, che avrebbe solo voglia di tornare a partecipare.
Mi sono molto divertito a condurlo e non è detto che in futuro non si ripeta questo genere di esperimento, con i tempi e gli argomenti giusti.
So di dire qualcosa di politicamente scorretto e da uomo del vecchio secolo, però io credo molto più a questo genere di interventi che ai sondaggi via internet, dove basta cliccare e dove i controlli sulla corretteza del voto sono veramente difficili.
Quello che mi ha sorpreso, e lo scrivo con grande sincerità, è il risultato del referendum: non credevo infatti che la maggioranza che non vuole più Mihajlovic fosse così schiacciante (77%) e, soprattutto, non pensavo che Corvino godesse ancora così tanto della fiducia dei tifosi (64%).
Nelle mie previsioni Pantaleo era infatti in bilico tra la bocciatura e la permanenza a Firenze ed invece i tifosi vogliono dargli ancora una prova d’appello, sperando di ritornare alle gioie vissute prima dell’estate 2009, cioè la campagna acquisti che coinciso con l’inizio del declino viola.
Poiché il popolo è sovrano, prendo atto senza commentare, sperando che la fiducia sia ben ripagata da giugno in poi.

P.S. Forse non ci siamo capiti: ieri, se avessimo voluto proseguire, saremmo arrivati a oltre 500 voti e, credo, non sarebbe cambiato molto nei risultati.
A me pare che l’intensità con cui sono arrivate le risposte, la voglia di partecipare dei tifosi renda assolutamente credibile il referendum/sondaggio.
E’ chiaro che non ho la pretesa di fare una proiezione certa sui circa 200mila ascoltatori medi del Pentasport, ma la sensazione è che le percentuali siano assolutamente attendibili.
Tra l’altro quelle su Mihajlovic ricalcano quanto già venuto fuori su violanews.com, che avevo colpevolmente scordato, anche se continuo ad avere, ma è una mia mancanza, qualche riserva sui sondaggi via internet.

L’ultima volta che la Fiorentina ha vinto il Viareggio avevo un’altra moglie (che si arrabbiò molto perché decisi di andare a fare la radiocronaca della finale), ero un borsista niente affatto giovane a La Nazione ed eravamo una minoranza ad avere un telefonino.
Il mio era enorme, pesava un paio di chili, ma aveva batterie sufficienti a farmi raccontare un gran successo, che però fece arrabbiare il potente dirigente Bartolelli che non gradì la sostituzione del figlio Mario, assolutamente inadatto a giocare a certi livelli, con un certo Banchelli.
Era dunque un’era calcistica fa ed io credo che sarebbe l’ora di tornare a conquistare quel trofeo che tutto sommato continua ad essere tra i più prestigiosi al mondo.
Ricordo anche le interminabili finali con la Juve, con Flachi più forte di Del Piero, e poi quasi il buio, attraversato da qualche lampo isolato.
Ieri i ragazzini di Buso sono partiti benissimo e devo confessare che anch’io vedendoli in televisione mi sono lasciato tentare dal domandone: ma davvero sono peggio di quelli che a volte si trascinano sul campo la domenica?
Il fatto è che si tratta di mondi completamente diversi, come dimostrano le apparizioni di diversi ragazzi, poi rientrati velocemente nei ranghi.
Intanto però speriamo che questo sia l’anno buono per andare a toglierci qualche soddisfazione in Versilia.

Forse mi sbaglierò, ma l’improvvida sortita di Mihajlovic sul non capire i fischi del Franchi rappresenta il punto di non ritorno tra i tifosi ed il tecnico serbo.
Niente da dire sull’uomo, perfino sorprendente in certe dichiarazioni autocritiche che certamente non appartengono a chi lo ha preso, ma le parole di domenica pomeriggio rappresentano lo spreco dell’ultimo bonus tra i tanti concessi ad un allenatore che a Firenze ha fatto vedere davvero pochissimo.
E rappresentano pure l’ennesimo giro di valzer della gestione mediatica di Mihajlovic: prima i calci nel culo ai giocatori, poi le carezze; prima la vicinanza quasi ostentata alle bravate di Mutu, poi il ripudio, salvo poi vederselo reintegrare in rosa; prima la richiesta di incoraggiamento alla squadra con la possibilità (e meno male…) di fischiare eventualmente alla fine, poi l’incomprensione per chi ha contestato una squadra che contro un avversario ridotto malissimo ha tirato solo due volte nello specchio della porta.
Se non fosse per il piglio diverso dei due protagonisti, a me questa stagione sta cominciando a farmi venire in mente quella molto triste di Bersellini, che infatti non fu confermato.
Il popolo viola è stanco e pretende un cambiamento radicale ed io spero che sia lo stesso sentimento di cui parlerà Andrea Della Valle una volta fatto questo benedetto quarantesimo punto.

Via, abbiamo buttato un’altra stagione, a questo punto non ci credo più neanch’io, che pure mi ero aggrappato al fanciullino tifoso che sempre vive in me anche dopo 34 anni di giornalismo.
Non andiamo, magari c’è il cuore, ma il gioco no, e se Mutu si eclissa siamo lì ad applaudire i recuperi di Behrami, che pare un mediano da mischia rugbistica ed è tra i pochissimi che non vuole adeguarsi al grigiore generale.
Va ripensato tutto, a cominciare da Mihajlovic, che ha fallito la prova del nove per dare la famosa svolta alla stagione, mentre su Corvino mi astengo, ma osservo sconsolato che i due acquisti più costosi di giugno stazionano malinconicamente da settimane in panchina e in tribuna.
Pareggiare contro una Sampdoria così malmessa ha il sapore della sconfitta, inutile girarci intorno, e senza la penalizzazione del Bologna oggi la Fiorentina sarebbe dodicesima.
Per favore poi evitiamo i paragoni con la passata stagione, che per quattro mesi ha fatto godere il popolo viola e con gli impegni infrasettimanali.
Perché adesso non vorrei che qualcuno dicesse che con un nono posto sono stati fatti passi avanti: lo scrivo ora a futura memoria, perché qui, con le rivendicazioni arbitrarie dei propri meriti, non si sa mai come possa andare a finire.
Ribadisco il concetto guida da qualche mese in qua: dall’ottavo posto in giù la stagione è sbagliata, la seconda per l’esattezza.

Pensando alla Samp che arriva domani, e vedendo la sua orribile classifica, oltre che la sua discesa a picco sotto molti punti di vista, mi è venuto in mente che tranne il Milan negli ultimi dieci anni tutte le squadre che hanno fatto il turno preliminare di Champions sono poi andate a rotoli nella stagione.
E così credo che sia arrivato il momento di riabilitare il campionato 2008/09, molto sofferto sul piano del gioco e nella mia memoria legato soprattutto ad un rendimento straordinario di Frey (ma quand’è che ci convinceremo di avere avuto e, speriamo, avere un grande portiere?) e alla tripletta di Mutu a Genova.
Eppure, in quella contraddittoria stagione siamo stati addirittura ad un passo dal terzo posto e comunque in gioco fino all’ultima giornata col Milan per evitare il pericolo del preliminare, che stravolge la preparazione.
Forse non ce la siamo goduta abbastanza, forse c’erano già i primi semi delle attuali tristezze di rendimento, fatto sta che vedendo cosa hanno fatto nel corso degli anni Udinese, Chievo, Lazio e Sampdoria, penso che dovremmo ripensare a quei mesi con molta soddisfazione e una certa riconoscenza per i protagonisti dentro e fuori dal campo di quel campionato.

Vogliamo riprovarla questa strana coppia Montolivo-D’Agostino?
Strana in verità lo è diventata dall’inizio del 2011 perché eravamo tutti più o meno convinti che non ci fossero poi tutti questi problemi, vista la buona duttilità di Montolivo a spostarsi a destra o a sinistra.
Davvero dobbiamo e vogliamo cominciare a considerare D’Agostino un secondo Felipe?
Sarà perché ci ho parlato direttamente, sarà perché le dimostrazioni precedenti all’Udinese e non solo sono state di altro livello rispetto al difensore, io non ci credo: per me D’Agostino resta un ottimo centrocampista, con la sola incognita della condizione fisica, che resta il suo vero tallone d’Achille.
E la gara con la Samp è un’occasione d’oro per provare a fare più gioco, rischiando qualcosa sul piano atletico, ma arricchendo la cifra tecnica della squadra.

Nell solitudine della mia macchina, sotto una pioggia battente, ad un certo punto ho interrogato me stesso chidendomi: ma com’è che io non riesco ad essere così contento, al contrario di quello che sento in giro?
Com’è che mi girano le scatole?
Deeve essere un brutto segno dei tempi: eravamo stati così abituati al peggio, che ci va bene perdere (perché si è perso, lo vorrei ricordare ai più distratti) pur di vedere almeno un tempo giocato alla grande.
Ora, poiché a Palermo i minuti molto buoni erano stati almeno 65, a me pare che si sia fatto un piccolo passo indietro, anche se capisco che i due avversari non possano essere confrontati.
Io insomma tutta questa soddisfazione non riesco a provarla, forse perché sono un sognatore e mi era arrampicato sulle impervie vie della rincorsa all’Europa che adesso mi pare ancora più proibitiva.
E stiamo tornando ad essere sempre più legati tecnicamente a Mutu, se si accende lui si vola, come è avvenuto negli ultimi quindici splendidi minuti del primo tempo.
Altrimenti si gira molto in orizzontale in attesa del guizzo giusto, che arriva però pochissime volte.

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