novembre 2010


Che ci volete fare? Su certe cose mi impermalisco come un tempo e mi si intasa ancora la vena.
La storia dei 4 euro mezzo spesi per un Mars e un bicchiere d’acqua non è stata certo raccontata per il rammarico di aver speso quei soldi, ma per spiegare come si sia arrivati sempre più spesso a mettere le mani nelle tasche di chi va allo stadio.
Ma poichè è arrivato qualche post che mi fa i conti in tasca, è bene chiarire alcune cose, così forse capite meglio il padrone di una casa che è anche vostra.
Mi ritengo una persona molto fortunata per la salute e perché mi piace molto quello che faccio, tanto che non mi pesa lavorare tantissimo, guadagnando quindi in proporzione a quello che produco (perché è quello il parametro: se fallisco con le mie scelte e le mie idee, gli sponsor mi abbandonerebbero alla svelta e la storia si chiuderebbe).
Detto questo, veniamo al mio rapporto con i soldi: ho la responsabilità di tre figli (Letizia saprebbe cavarsela da sola senza problemi) e venendo da un passato familiare disastroso cerco sempre di vivere in modo tranquillo, senza troppe alzate di ingegno, pur non facendo mai mancare niente a nessuno.
L’unico sfizio che da una decina di anni mi concedo è la macchina, di cui in verità non mi frega niente, tanto che la impresto a qualsiasi amico che me la chiede, però mi piace averla bella e comoda.
Se fossi ossessionato dai quattrini, come qualcuno ha scritto, mi sarei comportato in altro modo con i diritti d’autore de “La mia voce in viola” e avrei detto di sì alle offerte di chi voleva mettere su questo blog dei banner a pagamento.
Dico invece di no a diverse cose che significano soldi, ma anche uno scadimento del mio lavoro e non sopporto i micragnosi, i tirchi, chi non dà qualcosa agli altri e gli accumulatori, ossessionati dal possesso di beni e quattrini.
Nonostante sia attraversato ogni tanto da pensieri di destra, soprattutto sull’importanza della meritocrazia, continuo a ritenere che sarebbe meglio stare personalmente un po’ peggio, se la maggior parte della gente che vive veramente male riuscisse a migliorare la propria condizione.
Tornando quindi all’inizio, spero di aver chiarito a qualcuno il senso della mia protesta, che era rivolta al sistema calcio e non riguardava invece le mie finanze.

No, non mi riferisco alla furba strizzatina di Melo, ma a quanto ho pagato nel bar della tribuna dell’Olimpico per un “Mars” e un bicchiere di acqua naturale: 4,50 euro.
Un furto in piena regola, incentivato dall’assoluta mancanza di alternative e concorrenza.
Come se non bastasse il bicchiere me l’hanno pure dato senza coperchietto di plastica (si vede che costava troppo), con l’inevitabile risultato di vedere cascare tutto causa urto nei strettissimi spazi della tribuna stampa.
Il problema naturalmente non riguarda la mia spesa specifica, ma l’atteggiamento che viene tenuto nei confronti di chi va allo stadio, che non è un cliente, ma una pecora da tosare economicamente, un poveraccio su cui si può fare di tutto, compresi gli accanimenti burocratici per l’acquisto dei biglietti.
Continuiamo pure così e poi chiediamoci il perchè la gente la partita se la vuole vedere e sentire da casa.

Certezza Vargas, altro che incognita!
Però evidentemente Mihajlovic deve avere avuto gli stessi miei dubbi, se ha punzecchiato in quel modo il giocatore venerdì mattina.
Ora finalmente si gioca a calcio, sperando che non sia troppo tardi per la rimonta.
Ottima serata, cominciando dall’inizio, con le dichiarazioni di Cognigni: “investiremo a gennaio”.
In verità lo avevano già fatto (male) quasi un anno fa e pure a giugno, però quelli d’estate sono conti che a parte Cerci cominciano a tornare, se ci conservano sano D’Agorstino, mentre per Boruc si potrebbe cominciare a parlare di corvinata.
Primo tempo da lustrarsi gli occhi, con la fascia sinistra luccicante, compreso Pasqual che ha annullato Krasic.
Il preggio alla fine è giusto, anche se ci avevamo fatto la bocca al gran colpo.
Babacar non può avere questi approcci alle partite e Felipe è ormai un caso, però ci sono stati diversi spunti positivi, a cominciare da Camporese finendo lla determinazione che sta tornando quella pre-Bayern.
E continuiamo per favore a non guardare troppo la classifica, per non farci del male e farci prendere dall’angoscia.

Bisogna pensarci molto, ma molto bene prima di decidere se mandare domani sera Vargas in campo.
Se le condizioni del peruviano sono le solite di questo inizio stagione, non lascerei Pasqual da solo contro Krasic e metterei Marchionni pronto al raddoppio a sinistra (e Santana a destra).
Questa scelta è tutta sulle spalle di Mihajlovic, l’unico che sa esattamente come stiano le cose, l’unico che ha misurato in allenamento la voglia di ripresa di Vargas e anche le sue oggettive condizioni fisiche.
E’ inutile girarci intorno: siamo più deboli della Juve e quindi andranno contenuti, specialmente nei primi venti minuti e, soprattutto, bisognerà correre tanto per novanta minuti, e con la testa.
Vargas ha in questa stagione un atteggiamento che piace veramente poco: complice anche il mercato estivo che lo dava continuamente in partenza, dà l’impressione di essere rimasto contro la sua volontà e invece magari il suo è solo un problema atletico.
Comunque sia, non possiamo permetterci azzardi e se non è almeno all’80% è meglio rinunciare.

Caro Sinisa Mihajlovic,
nel compimento del mio trentesimo anno consecutivo di trasferte sono arrivato alla conclusione statistica che non c’è mai stato nessun giornalista che abbia visto professionalmente più gare del sottoscritto a Torino contro la Juve.
Per questo motivo provo a spiegarti cosa è stata e cosa sarà per sempre questa partita per noi, che avendo qualche campionato alle spalle, amiamo il calcio di una volta.
La Juve è lo scudetto rubato del 1982, Causio che in Nazionale ruba le punizioni ad Antognoni, il corteo nel 1983 per il gol di Magath, il rigore che non c’era al novantesimo del 1984 contro la più bella Fiorentina che abbia mai visto.
La Juve è la spinta di Casiraghi a Pin nel 1990, il suo “noi siamo la Juve e tutto ci è permesso” (grande Mareggini un anno dopo, con quella passeggiatina…), è lo scippo di Baggio, con un giornalista de La Stampa mandato guarda caso a seguire i viola per tutta la stagione, è la telecronaca di Vitanza, che in una finale Uefa tra due italiane tifava spudoratamente per una delle due squadre che non era la Fiorentina.
La Juve è il lato più oscuro del potere, quello che spedisce diecimila tifosi viola ad Avellino, è la rimonta stupenda (per loro) e crudele (per noi) del 1994, è Bettega che mi disse che avrebbe chiudere Canale Dieci solo perché gli feci vedere e gli chiesi di commentare il tuffo di Ravanelli davanti a Toldo, è il rigore tante volte reclamato e mai concesso (e quando viene dato, lo sbagliamo, come nel 2006).
La Juve, caro Sinisa, è il tuo presidente Andrea Della Valle che si attacca alla cornetta del telefono e urla a Sky la sua rabbia per quello che successe due anni fa, con il rigore non dato a Jovetic e la rete annullata a Gilardino.
Può bastare tutto questo per farti capire il grande errore fatto nel sottovalutare una rivalità che scorre nel sangue di ogni tifoso viola per una gara che vale molto, ma molto di più, te lo assicuro, di Catania-Palermo?

Ho dato 6,5 a Michele Camporese a San Siro, con un mezzo voto in più per via della difficoltà dell’esordio, in quello stadio e contro quegli avversari.
Poichè tutti ci aspettavamo il disastro, ogni cosa che è venuta in più ci è sembrata grasso che colava.
Obiettivamente Camporese ha fatto una partita normale, che diventa appunto rimarchevole per via di Ibrahimovic e di tutto il resto.
Dico e scrivo tutto questo perché non vorrei che adesso si pensasse a questo ragazzo come ad un difensore fatto e finito, uno che si gioca il posto con Gamberini o che può sostituire l’altro centrale.
Mi ricordo nel 1990 di Malusci, che pure alla fine è stato uno dei migliori prodotti viola degli ultimi vent’anni, delle attese messianiche e delle critiche feroci non appena sbagliava una partita.
Andiamoci dunque piano con Camporese (arrivato tra l’altro alla Fiorentina da bambino, ai tempi del tanto vituperato Leonardi) e seguiamolo con affetto senza farci prendere troppo la mano, in un senso o nell’altro.
Intanto ieri abbiamo festeggiato il secondo mese di assenza di Zanetti, che pareva averci fatto un piacere nell’arrivare nel 2009 a Firenze: tre mesi buoni e poi l’oblio in campo con prestazioni sempre più limitate e adesso questa lunga assenza per certi versi misteriosa.
Tutto questo a 4 milioni lordi di ingaggio l’anno, mica male.

Quella di ieri sera su Rtv38 è stata secondo me la più bella puntata da molti anni a qeusta parte di Forza Viola e non era difficile prevedere che finisse così per la statura dei partecipanti.
Ad un certo punto Benedetto Ferrara e Daniele Carnasciali hanno evidenziato la differenza della critica dai tempi in cui Daniele giocava ad oggi.
Ed era vero, avevano ragione: quindici anni fa eravamo tutti un po’ più feroci nei nostri giudizi, forse perché più giovani (alla fine siamo rimasti più o meno gli stessi), ma soprattutto perché secondo me nessuno si è mai ripreso completamente dal trauma del fallimento del 2002.
Voglio dire che qualche volta si affaccia un retroprensiero che ti fa accendere la spia rossa: sì, va bene, questi sbagliano, ma cerchiamo di non distruggere tutto e tutti, perché con la logica del tanto peggio tanto meglio (ovvero, siamo disposti a tutto pur di libercarci di Vittorio) siamo finiti a Gubbio, e solo perché (dicono) ci hanno voluto bene e ci hanno fatto ripartire dalla C2.
E’ giusto? E’ sbagliato?
Non saprei, ma su un aspetto mi voglio soffermare, quello delle pressioni da parte della Fiorentina.
Dirigo da quasi tre decenni l’emittente radiofonica più importante dell’universo viola e non ho mai avuto imposizioni su cosa dire e su chi far parlare.
Certo, ci sono state ritorsioni mediatiche (interviste negate o concesse ad altri, tentativi maldestri di costruire alternative) da parte di chi magari ha concetti molto personali sulla libertà di stampa e di opinione, ma si tratta di piccole cose, nessuna particolarmente rilevante una volta finita la fiammata del capo di turno.
E infatti a Radio Blu continuano ad intervenire tutti quelli che io ritengo abbiano qualcosa da dire: pro o contro Della Valle, pro o contro Corvino, pro o contro Mihajlovic, pro o contro questo o quel giocatore.
Se sbaglio, l’errore è frutto solo ed unicamente di una valutazione errata.
Non è quindi vero, almeno per quello che mi riguarda, che esista una manipolazione dell’informazione da parte dei Della Valle e/o dei propri più importanti dirigenti.
E non credo neanche che si debba sempre essere contro al solo scopo di dimostrare sempre quanto si è bravi ed indipendenti.
Io mi sento assolutamente libero e questa è, ve lo assicuro, una sensazione veramente eccellente, che non ha prezzo.

P.S. E’ vero poi che bisognerebbe stare più attenti, anche quando si ha la vocazione di gettare benzina sul fuoco.
Oggi sulla querelle Della Valle-Renzi c’è stato il nuovo exploit del solito fenomeno, quello del Cerci-che fa innamorare…

La vera domanda è: riuscirà la Fiorentina a giocare sempre come ieri sera?
Se la risposta è sì, allora questo disgraziato campionato lo possiamo ancora rimediare, altrimenti prepariamoci ad una sconfortante mediocrità.
Giocare (quasi) alla pari del Milan a San Siro non accade spesso, soprattutto senza ali, perché Cerci ha fatto una cosa buona e sette terribili e Vargas, che doveva dare la spinta, è rimasto in Colombia o è andato in Perù.
Mi è piaciuto moltissimo Ljajic e fino a quando ha corso anche D’Agostino, il problema è che ha non più di trenta minuti nelle gambe, ma sono andati bene quasi tutti.
Adesso proviamo a non guardare la classifica, pensando a Torino con un po’ di ottimismo in più.

Dunque adesso sono il direttore di un’emittente che si sente in gran parte dell’Italia e quindi vorrei del voi…
Oh, sto scherzando, io rimango sempre il solito, nel bene e nel male, però un peccatuccio lo devo confessare: quando ho firmato da direttore i fogli di Radio Sportiva ho ripensato con un sorriso a quei dieci mesi in cui nel lontanissimo 1977 portavo gli articoli della Rondinella a Radio Sesto Intenational.
Articoli che leggeva un altro, perché ero proprio un ragazzino e non ritenuto giustamente all’altezza.
Mi sono anche chiesto in quanti dei ragazzi di oggi resisterebbero a tre, quattro anni di gavetta nell’anonimato e senza guadagnare una lira.
Vabbeh, il soprassalto d’orgoglio è durato neanche un minuto, poi via a mulinare come sempre, con Blu comunque al primo posto nella mia testa e nel mio cuore.
Perché su questo non ci sono dubbi: Radio Blu ci guadagnerà e si rafforzerà con Radio Sportiva, che parlerà di Fiorentina come di tutte le altre squadre, non togliendo perciò neanche un centimetro di spazio alla “radio dei tifosi viola”.
Sul come si rafforzerà lo scoprirete dal primo dicembre, vi anticipo che ci saranno delle sinergie e magari qualche voce nuova che andrà ad aggiungersi alle molte che già state ascoltatando.
Radio Sportiva rappresenta una sfida affascinante, un investimento del Gruppo Bessi: la squadra è forte, ho scartato decine di proposte e ora qualche nome si può fare: Fabio Russo, il coordinatore, Francesca Bandinelli (bentornata a casa!), Andrea Capretti, Matteo Magrini, Andrea Pratellesi, Giulia Bonci, Marco Conterio, Filippo Baffa, Francesco Gensini, Leonardo Petri, Gabriele Sandrelli.
Manca ancora qualcuno, ma è questione di pochi giorni.
Ogni tanto mi sentirete anche lì, ma in una veste diversa, perché appunto, Radio Blu resta qualcosa di unico e non è un caso che da una sua costola sia nata Radio Sportiva.
L’entusiasmo, ve lo assicuro, è quello di oltre trent’anni fa.

SCUSATE, DEVO UNA SPIEGAZIONE SUL DISCORSO GAVETTA, CHE ERA RIFERITO SOLO ED UNICAMENTE AL MONDO DEI MEDIA FIORENTINI
SO BENISSIMO QUANTO SIA DURA LA STRADA DI TANTI RAGAZZI IN ALTRI CAMPI E SICURAMENTE SONO POCHI ANCHE GLI ASPIRANTI GIORNALISTI CHE RIESCONO A TIRARE FUORI UNO STIPENDIO DALLA LORO ATTIVITA’
IL MIO RAGIONAMENTO PERO’ RIGUARDAVA SOPRATTUTTO LA VISIBILITA’ ECCESSIVA DI TANTA GENTE
NEGLI ULTIMI DIECI ANNI C’E’ STATA IN QUESTO SENSO UNA DEGENERAZIONE A CAUSA DI INTERNET
QUALSIASI RAGAZZOTTO CHE SCRIVEVA SU UN SITO, SENZA AVERE ALLE SPALLE UN MINIMO DI GAVETTA, SI SENTIVA E SI SENTE UN GIORNALISTA, QUASI TUTTI HANNO COMINCIATO SCRIVENDO SUBITO DI FIORENTINA, CON TANTO DI FIRMA
QUELLI PIU’ POLEMICI SONO DIVENTATI IN UN PAIO DI ANNI ADDIRITTURA DEI PERSONAGGI CHE STRAPARLANO, PONTIFICANO,SENZA AVERE ALLE SPALLE NIENTE, SONO DI PANNA MONTATA…
SONO COSE PER ME ASSURDE E SONO CERTO CHE IL 90% DI QUESTE PERSONE NON AVREBBERO MAI RESISTITO SEI ANNI AL TIRRENO TRA PARTITE DI BASKET DI SERIE C E PALLAVOLO DI SERIE B (QUANDO ANDAVA BENE).
FIGURIAMOCI POI DIECI MESI A PORTARE UN RESOCONTO SULLA RONDINELLA AD UNA RADIO CHE SI SENTIVA SOLO A SESTO FIORENTINO
TUTTO QUI
MI SPIACE DI AVER URTATO LA SENSIBILITA’ DI CHI INVECE SI FA UN MAZZO COSI’ TUTTI I GIORNI CON RISULTATI ECONOMICAMENTE TRASCURABILI E DI QUESTO MI SCUSO CON VOI

…io sarei molto preoccupato.
Partendo dal presupposto che i Della Valle non sono dei missionari e che fino al 2002 non erano neanche tifosi della Fiorentina (dopo sì, impossibile non tifare per se stessi), beh in queste ore mi piace molto più del solito che siano loro i proprietari della squadra.
Bologna è tra l’altro un’ottima pietra di paragone per il popolo viola: stessa dimensione di città, stessa storia alle spalle gloriosa, un pubblico innamorato, anche se un po’ più freddo forse perché abituato a tremende scivolate.
Dove è andato a cascare il Bologna?
Mi auguro non in un precipizio, ma questi stipendi non pagati, queste frasi sibilline del presidente e altri piccoli indizi fanno temere il peggio.
In casa nostra siamo in una fase di riflusso, ma siamo pure solidi, molto solidi, e con questi chiari di luna non è certamente poco.

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