ottobre 2010


Ho fatto fatica ieri mattina ad arrivare in fondo all’articolo di Beha sul Fatto (giornale da cui la Fiorentina e i tifosi viola si aspettano ancora le scuse, dopo le infamanti e false accuse di aver venduto la gara di campionato dello scorso anno all’inter in cambio del passaggio alla finale di Coppa Italia), un articolo che mi è sembrato in tutta sincerità di routine.
Nel senso che non c’era nulla di nuovo e che metteva in fila una serie di cose già scritte, alcune volte in modo più cattivo e giornalisticamente, almeno per me, più interessanti, anche se nella maggioranza dei casi non condivisibili.
E’ un percorso che abbiamo avuto un po’ tutti davanti alla pagina, anzi oggi la schermata, bianca: in mancanza di meglio ci si mette lì ad infiocchettare con mesttiere storie trite e ritrite.
Per questo mi ha stupito la reazione di Diego Della Valle, che si deve essere stufato dei continui attacchi behani o forse, più semplicemente, ha solo trovato mezz’ora di tempo per dedicarsi all’argomento e all’avversario.
Comunque sia, la sua arrabbiatura, il suo scendere in campo per difendere se stesso e la Fiorentina sono ottime notizie, anche perché confermano quesi segnali di cambio di strategia comunicativa che mi è parso di cogliere negli ultimi tempi.
Vedremo se ci sarà questo duello all’ultima parola, ma queste sono faccende molto marginali davanti all’ipotesi di un ritorno di Diego ad occuparsi della Fiorentina e di Andrea di tornare alla presidenza.

Io non ce la faccio a farmi risucchiare dal giochino trita-Prandelli degli ultimi giorni.
Volano gli stracci, si aprono gli armadi e qualche scheletro viene fuori, come è normale che sia dopo un rapporto di cinque anni.
Personalmente trovo più sgradevole la querelle con Frey che la rivelazione sulla vicinanza alla Juve, che non è datata e che quindi potrebbe pure riferirsi al 2004, quando Cesare fu battuto allo sprint da Capello.
Ma anche se nel periodo fiorentino ci fosse stato un contatto (e c’è stato), è sempre stata la Juve a cercare Prandelli e non viceversa.
Ragazzi, non scherziamo: è dall’inizio del 2010 che si capiva come la Fiorentina cercasse il modo di chiudere senza spargimenti di sangue e di soldi il proprio rapporto con una allenatore agli occhi di qualcuno fin troppo amato e a volte forse fin troppo considerato da tutti noi (ed io infatti mi sono sempre ribellato all’idea che a vincere fosse Prandelli e che toccasse a Corvino l’onere della sconfitta).
Sono state stagioni bellissime e speriamo non irripetibili, ma lo spessore dell’uomo Prandelli, oltre che la bravura del tecnico, sono assolutamente fuori discussione.
Non lo sento da quasi cinque mesi, quasi per una sorta di pudore, perché poi non saprei neanche bene cosa dirgli, ma quello che è stato scritto resta un capitolo grandioso della Fiorentina, alla faccia di tutto quello che sentiremo e leggeremo in futuro.

Si vede che questa è proprio la stagione in cui non si deve dare niente per scontato.
E’ stata una Fiorentina piuttosto deludente, però il palo di Ljajic e lo spreco finale di Cerci (altra prestazione insufficiente) sono lì a testimoniare che ai punti avremmo vinto prima del tiro finale di Babacar, tra l’altro deviato.
Non riusciamo ad avere un gioco, sembra che la manovra nasca dall’ispirazione del momento e non si vede quel senso di squadra, quella coralità a cui eravamo stati abituati per quattro anni e mezzo.
Ieri sera non mancavano le giustificazioni, ma è anche vero giocavamo quasi contro la Primavera dell’Empoli ed era il minimo pretendere di più dello spettacolo (?) visto.
Prendiamo comunque il lato buono della partita: abbiamo superato il turno e vinto la seconda partita consecutiva, evento mai accaduto nei primi cento giorni di gestione Mihajlovic.
In mancanza di meglio, bisogna accontentarsi.

Non ho mai sopportato i violenti.
Quelli che menano le mani e quelli che e vivono di intimidazioni minacciano con le parole, magari girando con i guardiaspalle.
Pur non essendo mai stato gracile, ho sempre pensato che nella vita la forza fisica contasse veramente pochissimo e zero nei rapporti tra persone civili.
Mai dato uno schiaffo ai miei figli e ho fatto veramente a botte una sola volta in vita mia, a quindici anni, ma i ricordi sono ormai persi nel tempo e chissà cosa accadde davvero quel giorno.
A beneficio di chi mi ha ultimamente minacciato, ricordo che non so tirare bene un cazzotto, e lo dico con molto orgoglio.
Per questo considero il gesto di Mutu intollerabile e scrivo tutto questo con un certo imbarazzo perché il Mutu che io ho conosciuto è una persona gentile, educata, con cui ho avuto un ottimo rapporto nei limiti delle rispettive professioni.
Ieri sera a “Forza viola” ero isolato nelle mie posizioni perché erano quasi tutti per una forte multa e poi via in campo a Catania.
A me pare, e lo ribadisco, che qui sia anche e soprattutto una questione di immagine, e proprio una società come la Fiorentina non può permettersi una soluzione vagamente pilatesca.
Siamo stati nove mesi senza Mutu?
Bene, credo che ci si possa stare nove mesi e quindici giorni, cioè due giornate, senza un uomo (perché qui si parla di uomini e non più calciatori) che ha combinato quello che tutti sappiamo.
Quasi cinque anni fa Bojinov dette uno spintone ad Andrea Della Valle e venne mandato a chiarisi le idee per un mese con gli allievi…

Sentimenti da post vittoria emersi da sms radiofonici: il Bari non vale niente, Mihajlovic ha completamente sbagliato i cambi, bisogna comprare qualcuno a gennaio.
E i tre punti?
Il sospiro di sollievo per un successo tanto importante quanto meritato?
Poco più di niente, a dimostrazione che esiste una rabbia sotterranea, annaffiata spesso da dichiarazioni improvvide, dall’atto delinquenziale di Mutu e dall’attuale scarso appeal di chi guida la Fiorentina.
Qualcuno, temo in molti, ha perso il senso delle cose: si tifa viola e a fine gara prima di tutto si gioisce soddisfatti se si è vinto, il resto viene dopo.
E comunque qualcuno mi deve spiegare se per caso il Bari ha fatto altre azioni pericolose oltre al gol, a meno che non si vogliano considerare tali i due recuperi di Gamberini e Pasqual.
Abbiamo meritato di vincere nel contesto di una partita a tratti soporifera e con svarioni tecnici da eccellenza.
Siamo convalescenti e continuo ad essere iscritto al partito dei 40 punti, però almeno passiamo una domenica tranquilla.

Aveva ragione Corvino e torto io, Manuela e Prandelli: sarebbe stato giusto vendere Mutu nel settembre 2008.
Lui, loro, sapevano di molte cose che noi ignoravamo, o forse preferivamo non sapere perché il tam-tam dei tassisti fiorentini c’è sempre stato.
Non c’è nulla da fare, la partita è persa: quando uno si comporta come Mutu, vuol dire che è fuori dalla relatà, che non ha capito dove si trova, cosa ha ricevuto dalla gente ed il tradimento che sta infliggendo a chi gli vuole bene.
Peggio, molto peggio di Edmundo che se ne va al Carnevale con Batistuta rotto.
La notizia delle 12 di oggi è come aver preso un gol dal Bari in apertura di partita, con l’aggravante che non esiste più la possibilità di rimonta.
Tutto in queste ore passa in secondo piano, compresa purtroppo la festa ad Antognoni.
Non ci sono margini di ricucitura, ha perso la Fiorentina e abbiamo perso noi, senza avere nessuna colpa se non quella di essersi fidati di chi a quasi 32 anni non sa come comportarsi.

Giusto dire che Corvino resterà fino al 2012, anche per evitare la sindrome Prandelli, cioè pensare che sia cominciato il “bomba libera tutti”, tanto “chissà dove sarà domani chi comanda oggi”.
E invece a tenere il bastone del comando ci sarà ancora il buon Pantaleo, sperando che ritrovi la mano e il passo dei primi quattro anni e che il 2010 sia solo l’isolato anno orribile della Fiorentina.
Prepariamoci dunque a nuove battaglie dialettiche, che personalmente non farei affatto e che comunque rimanderei a situazioni di classifica degene del passato (tutto il passato…) viola.
Mi rimane solo un dubbio da addetto ai lavori, un dubbio che forse è condiviso anche da chi questi lavori li sovvenziona a larghe mani e cioè i tifosi: ma non era proprio possibile scriverle un paio di mesi fa quelle quattro righe di comunicato che certificano la permanenza di Corvino alla Fiorentina fino al 30 giugno 2012?

Va bene amare la viola, incitarla, soffrire per lei, ma non venga chiesto ai tifosi di stare zitti, di non esprimere il proprio malcontento.
Perché è un po’ questo l’andazzo degli ultimi tempi: chi critica e analizza sembra commetta un delitto di lesa maestà.
Ma dove sta scritto che definire nettamente insufficienti le campagne acquisti-cessioni del 2010 significhi essere contro la Fiorentina?
Si può essere scontenti della gestione societaria degli ultimi nove mesi (e insisto: anche di quella mediatica) e andare lo stesso sabato a tirare fuori tutto quello che uno ha dentro al Franchi, per aiutare la squadra a fare tre punti fondamentali.
C’è bisogno della giusta tensione, un mix di concentrazione e cattiveria agonistica, perché non vorrei che qui a forza di dire di tranquillizzare l’ambiente si scivolasse nella fiacca.
Contro il Bari ci vogliono allenatore e giocatori affamati e pure un po’ preoccupati della reazione del popolo viola di fronte ad una nuova prestazione scialba o anche ad una buona prova che duri però al massimo trenta minuti.
Stringiamoci dunque intorno alla Fiorentina, ma senza buttare il cervello all’ammasso e ricordando che sempre e solo di calcio stiamo parlando.

Perché Andrea Della Valle non torna presidente?
Come sta D’Agostino, quando torna?
Perché Corvino non convoca una bella conferenza stampa?
Un incontro a reti unificate, in cui per la prima volta dopo cinque anni e quattro mesi di attacchi a volte giustificati ai giornalisti, a volte completamente fuori luogo, basta pensare a quando ne accusò cinque (Ferrara, Sandrelli, Righini, Tenerani, Beha) di svegliarsi pensando solo a come danneggiare la Fiorentina (esponendoli tra l’altro al rischio fisico, perché mica tutti sono normali di cervello), e ci dice “scusatemi, a volte ho ecceduto, può darsi abbia commesso degli sbagli in campagna acquisti e cessioni, ma adesso tiriamo una bella riga e ripartiamo uniti, almeno fino al termine del campionato”?
Perché la Fiorentina, di proprietà di signori tra i più potenti d’Italia, straordinari nell’imporre i propri nomi e i propri marchi nel mondo, ha lasciato che negli ultimi due anni la propria immagine fosse quasi completamente gestita da Corvino, che ha sempre fatto il direttore sportivo?
Non si potrebbe anche tardivamente rimediare ai gran danni mediatici provocati con gli attacchi a tutto e tutti, i 4 anzi 5 “scudetti vinti” e gli imponenti comunicati sul nulla (tre esempi: Calamai smentito sull’intervista a Melo, Radio Blu smentita per aver detto della presenza peraltro accertata e confermata in sede addirittura di…Cellerino, il puntiglioso e stizzito intervento sul fondamentale affaire della cena Pieri-Dunga)?
Perché in questo periodo continuano a giocare Felipe e Cerci, assolutamente fuori condizione mentale?
Che fine ha fatto la sentenza Mutu?
Cosa aspetta Diego Della Valle a farsi un giro a Firenze, stile vigilia della gara col Liverpool per mettere dentro questo mondo che gira alla rovescia un po’ del suo carisma?
Dopo cento giorni di preparazione si può vagamente sperare di avere una squadra che duri dal punto di vista atletico qualcosa in più di trenta/quaranta minuti, visto anche che non ci sono impegni internazionali?
Domande, solo semplici domande.

La situazione è grave, ma evidentemente non seria, se si parla ancora, come ha fatto Mihajlovic, di quinto, sesto posto.
E la Champions?
Davvero non ci pensiamo più?
Via, non è il caso di essere pessimisti, perché prendere solo il 2010 come parametro per i giudizi?
E poi in fondo fino al marzo scorso eravamo in corsa su tre fronti: Champions, campionato e Coppa Italia…
Sul campo la Fiorentina è stata molto meno brutta della sua classifica e solo due giocatori mi sono sembrati nettamente al di sotto della sufficienza: Felipe e Cerci, per quel poco che hanno giocato.
Visto che erano anche gli unici due nuovi acquisti del 2010 in campo, si potrà dire che le ultime due sessioni di mercato sono state perlomeno criticabili, e uso un eufemismo?
Gli altri si sono difesi, hanno dato quello che potevano, fino a quando hanno potuto, giocando in qualche caso completamente fuori ruolo (Pasqual e Santana).
Poi si potrà parlare e sparlare di tutto, di ADV che non è presidente, della pessima comunicazione di una società che spara con il bazooka ai moscerini (leggi le continue smentite per le cose più infime) e di altre cose, ma i soldi sono stati spesi e ai giocatori è stato riconosciuto il quinto monte ingaggi del campionato.
D’Agostino, dice Mihajlovic, starà fermo altri venti giorni, Montolivo cerca faticosamente di recuperare, Babacar non è ritenuto idoneo (ma che è peggio di Bonazzoli, Castillo e Keirrison, tutte le altri grandi pensate dal gennaio 2009 ad oggi?) e così ci aggrappiamo al reietto Mutu, quello che volevamo dare via a tutti i costi e che adesso deve tirarci fuori dai guai.
Ragazzi, qui ci stiamo avvitando su noi stessi e quei quaranta punti del titolo mi sembrano oggi un bel traguardo da raggiungere, non importa con quale allenatore, direttore sportivo o presidente.

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