settembre 2010


A quei tempi più che altro assistevo, cercando di rubare con gli occhi e con le orecchie, nonostante fossero già quasi dieci anni che seguivo la Fiorentina in casa e in trasferta.
Ma noi eravamo diversi, molto più umili di certi ragazzotti che oggi scrivono su un sito, fanno tre domande alla radio e si sentono arrivati (feci sei anni al Tirreno seguendo tutto lo sport “minore” fiorentino senza scrivere una riga dei viola).
Pochi spazi per esprimermi, ancora tanta confusione dentro di me, qualche scottatura che ancora bruciava.
Era una stagione strana, l’ultima dei Pontello e di Baggio, la prima di Bruno Giorgi, che non la chiuse nemmeno perché cacciato a Perugia dopo uno zero a zero col Cesena e alla vigilia della semifinale di Uefa, che era quasi come la Champions di oggi, perché se arrivavi secondo giocavi lì.
Avevo un buon rapporto con Eriksson, gran signore e ottimo “allenatore” di giornalisti, mentre credo di aver parlato non più di cinque volte con questo signore molto gentile scomparso nei giorni scorsi.
Il tempo spazza via tutto e di Giorgi mi rimangono dentro solo pochi frammenti: una malinconia di fondo nata dalla fuga improvvisa della figlia, l’equivoco sul fatto che Baggio lo difendesse nello spogliatoio perché lo aveva lanciato a Vicenza (ai fuoriclasse, tranne rare eccezioni, non importa niente degli allenatori), la “chiave di volta” che tirava fuori almeno sei volte ad intervista, e l’esonero non esonero di Auxerre.
Quando Nardino Previdi ci disse che Giorgi era stato cacciato e che in pratica la squadra era autogestita (come lo spazio di Ciuffi…) sotto Dunga e Battistini.
Poi vanno in campo e vediamo Giorgi in panchina: il giorno dopo Manuela Righini e Luca Calamai brutalizzarono il ds, che negava l’evidenza, cioè le affermazioni di quel mercoledì così strano, con la Fiorentina in semifinale e una contestazione paurosa fuori dallo spogliatoio.
Roba che i Della Valle oggi neanche potrebbero immaginare.
Ma Giorgi riuscì a rimanere abbarbicato alla sua adorata panchina solo per poche settimane e poi ci lasciò, con la sua tristezza e tanto risentimento.

Quanto sia costato D’Agostino lo scopriremo solo leggendo tra un anno il bilancio della Fiorentina: nove, dodici milioni?
La differenza non è poi così fondamentale se pensiamo al reale valore del giocatore, che era di più di venti appena quindici mesi fa.
Il problema è un altro: D’Agostino ha già saltato tre partite su cinque, ha svolto una preparazione a spizzichi e bocconi per via del solito ginocchio infortunato ad Udine e adesso pare che non sia disponibile nemmeno contro il Palermo.
La vicenda comincia a diventare allarmante, anche perché si tratta del maggiore investimento della campagna acquisti viola.
E allora io mi chiedo sommessamente se sia stato davvero il caso di provare ancora una volta a fare l’affare, tentazione peraltro già avuta diverse volte in passato.
Nella speranza che un ottimo giocatore come D’Agostino riparta subito dal 17 ottobre a Genova, mi pongo un altro interrogativo che mi è nato spontaneo quando ho letto che Corvino aveva “visto” al momento giusto Pastore, ma non lo aveva preso in considerazione perché eravamo “già coperti nel ruolo”.
Ma Boruc e anche Cerci non sono state occasioni colte al volo(giustamente nel caso del polacco, mentre sul secondo aspettiamo importanti evoluzioni) nonostante che nei ruoli di portiere ed esterno destro (Marchionni, Santana) fossimo già più che a posto?
Il dibattito è aperto, ricordandoci che stiamo parlando solo di calcio e quindi sarebbero sconsigliabili le guerre sante pro o contro Corvino.

C’è la scena finale di uno dei film da me più amati, “La famiglia” di Scola, in cui uno straordinario Vittorio Gassman il giorno del suo compleanno, davanti alla famiglia in posa per la foto di rito, dice a se stesso: “Sono tanti? Sono pochi?”.
Anche se di anni ne compiva ottanta, quella è una frase che mi è tornata spesso in mente nei giorni scorsi in cui mi preparavo mentalmente ad oggi, che non è un giorno e un compleanno come tutti gli altri.
Esiste una specie di diaframma fra ciò che sento dentro e l’oggettività del mezzo secolo, che a me pare essere volato, forse perché diverse pulsioni dei miei vent’anni esistono ancora, quelle stesse pulsioni che sono sempre state poco temperate da un carattere che non è mica il massimo per chi mi sta accanto o intorno.
Penso a quello che volevo essere o fare e a quello che ho fatto e sono diventato ed ecco che torna la frase: “Sarà tanto? Sarà poco?”.
Certamente è molto di più di quello che pensavo di combinare, sotto tutti i punti di vista, e non ho alcun rimpianto, a cominciare da dove mi sono speso di più, cioè dal lavoro.
Ad un certo punto la mia vita è cambiata con Valentina, e poi Camilla, e dopo ancora Cosimo, ed eccomi qui ad impiegare gran parte della mia vita interiore a progettare il loro benessere e quello di Letizia, e a sentirsi in colpa se in fondo alla giornata non ho lasciato qualcosa che possa un giorno costituire per tutti loro un ricordo, qualcosa del “mio transito terrestre” che faccia pensare a quello che ero e sono veramente.
Sono diventato molto più sentimentale ed emotivo, ma intanto non ho mai mollato di un centimetro sul lavoro, dove dicono sia molto cattivo, anche se a me pare di essere semplicemente terribilmente serio e di porgere raramente l’altra guancia, però ammetto che è una questione di punti di vista.
Anche a me, come Gassman, piacerebbe oggi scattare la foto con tutti quelli a cui ho voluto e che mi hanno voluto bene.
Farei qualche telefonata e richiamerei Alberto e Manuela, direi loro di scendere un attimo giù per stare almeno una sera in mia compagnia.
Una foto di gruppo della mia vita per fare un punto fermo e per dire che da domani si riparte perché potrebbe anche essere che il meglio debba ancora arrivare, non si sa mai.

GRAZIE A TUTTI, E’ STATA UNA GIORNATA BELLISSIMA

Vittoria meritata, tanto per cominciare e per chiarire.
Vittoria di tutti, a cominciare dal pubblico e da Ljajic, Donadel e De Silvestri, che mi sono sembrati una spanna sopra gli altri.
Vittoria che ci permette di respirare e organizzare un po’ meglio una manovra che rischia sempre di penalizzare Gilardino, oggi molto in affanno, ma utilissimo sul rigore e negli appoggi.
Guardiamo se sparisce un po’ di pessimismo, se i veleni di quelli che ce l’hanno a prescindere contro questo e contro quello non circolano almeno questa settimana.
Guai però a parlare di Champions (lo ha fatto ovviamente il solito intervistatore di ADV…), pensiamo piuttosto al Palermo e ha ragione Mencucci nel chiedere di tenere i toni alti perché domenica arriva una squadra forte che ha perlomeno le nostre stesse ambizioni e allora sarebbe bello vedere almeno 25mila spettatori al franchi.
Venticinquemila ho scritto, non il tutto esaurito, pensate un po’ a come siamo scesi in basso.

Nell’ordine: meritavamo di perdere, Frey non poi questo gran portiere e in fondo ha fatto solo una parata, bene che vada lottiamo fino al termine del campionato per non retrocedere, Corvino dovrebbe dimettersi e i Della Valle nascondersi.
E Mihajlovic? Sempre stato sulle scatole, non arriva a mangiare il panettone, ma forse nemmeno asseggerà il vino novello.
Ci deve essere in giro uno strano modo di amare la Fiorentina, qualcosa di perverso che si infila sotto pelle e non va più via.
Cosa volevamo dalla trasferta di Genova? Un punto, no?
E allora perché non pensare che il Parma è più debole di noi, che non avrà Giovinco e che a condizioni normali dovremmo vincere la partita?
E invece no, vai libero col pessimismo cosmico, tanto per farci del male.

Gran punto, davvero.
Conquistato col sudore, ma anche con un briciolo di gioco in più, anche se per l’80% è un punto firmato Frey (segnare, please, quando si faranno i conti finali della permanenza del portiere a Firenze),
In fondo il calcio è semplice: bastano un gran portiere e un ottimo attaccante e gran parte del lavoro è svolto, tutte le grandi squadre partono da lì.
Certo, per dieci minuti del primo tempo ce la siamo vista bruttissima, ma poi nel conto vanno messe anche le due occasioni di Montolivo, che deve migliorare e molto nel tiro, e il clamoroso palo di Cerci.
Se vincevamo, uscivamo due ore dopo dallo stadio, ma senza che ci fossero decisioni arbitrali clamorosamente a nostro favore, anzi il buon Dainelli andava espulso (e Gamberini ammonito).
Non guardiamo la classifica perché ci farebbe male e monitoriamo l’intero mercato calcistico per vedere se esiste una soluzione all’angosciante problema della fascia sinistra.
Un plauso al brutto anatroccolo Donadel, grande cuore viola, che è stato per me il migliore del centrocampo.

Dunque i giocatori del Catania si incazzavano davanti alle sfuriate di Mhajlovic, mentre quelli della Fiorentina quasi si mettono a piangere.
Beh, se fossi un giocatore della Fiorentina mi incazzarei parecchio (scusate il francesismo, ma seguo la linea maestra…) a sentire questi paragoni e potrebbe anche essere che sia questo lo scopo del tecnico viola.
Mi chiedo però quali risultati concreti possano produrre queste gogne mediatiche a cui non siamo abituati.
Mihajlovic non sa fingere, e questo è un pregio, ma mettere sulla graticola ora questo, ora quello, ora tutti, funziona davvero?
Me lo chiedo senza retorica, non trovando una risposta definitiva, che forse neanche c’è.
Intanto staranno fuori un’altra volta Natali e D’Agostino, siamo alla terza volta per il primo e alla seconda per l’ex dell’Udinese: forse anche in questo caso si impone una riflessione sull’arrivo di giocatori che non sono proprio il massimo dell’affidabilità fisica.

1: Andrea Della Valle torna presidente e la finiamo con questa storia che nessuno ha capito
2: Si smette di parlare di Cittadella, ci prendiamo tutti (pseudogiornalisti petulanti compresi) una pausa fino al prossimo evento concreto, che sia il dissequestro dell’area di Castello o un accordo tra Renzi e Rossi per decidere il da fare. Senza mai dimenticare che ci sarebbe un signore nemmeno tra i più sprovveduti, mi pare, che si chiama Salvatore Ligresti e che è il proprietario della suddetta area, area che dovrebbe essere come minimo acquistata per partire.
3. Dopo settanta giorni di lavoro e di parole, Mihajlovic ci fa vedere quali schemi ha la sua Fiorentina, che siano applicati più o meno bene dai calciatori.
4: Vanno in campo quelli che corrono di più, perché tanto qui nessuno tranne Mutu e forse Jovetic è in grado di fare la differenza tecnica con gli altri e allora tanto vale buttare dentro quelli che si muovono, evitando situazioni al limite della disperazione come quelle di Zanetti e Marchionni visti contro il Napoli.
5: Si spiega a tutti, ma proprio a tutti, scapoli, fidanzati e ammogliati che, come si dice a Firenze, volano basse, ma molto basse. E quindi tutti, ma proprio tutti, sono pregati se non di fare vita monastica, di essere almeno furbi e ricevere eventualmente (ma dal giovedì in poi sarebbe meglio di no) nella propria abitazione per evitare che una città pettegola ed innamorata come poche della propria squadra chiacchieri su luoghi visitati in orari assolutamente non consoni alla vita da atleta.
6: I tifosi hanno fatto bene ad esternare il proprio punto di vista, e Mencucci ha fatto benissimo a riceverli, però adesso si fermano lì e rimandano la palla a Mihajlovic e i giocatori, attendendo risposte.
7: Corvino, molto bravo ad uscire allo scoperto nel dopo gara, si impone un silenzio stampa di almeno tre mesi sui “quattro scudetti conquistati in quattro anni” e sulle “ultime cinque grandi stagioni”, che poi cinque non sono, perchè per me il 2009/2010 è stato da 5,5. E intanto pensa seriamente ad un terzino sinistro e un attaccante da comprare a gennaio, vendendo pure i diversi elementi inutili rimasti in rosa.

Sono veramente preoccupato, qui non c’è reazione, la squadra ha giocato un quarto d’ora e in pochissimi sono da salvare.
E tra quei pochi io ci metto anche Montolivo, insufficiente sul piano tecnico, che ha corso anche per Zanetti, immobile peggio che nella scorsa primavera.
Si brancola nel buio, Mihajlovic è stato generoso nel dopo-partita, ma non si vede uno straccio di gioco, di schema, un qualcosa che possa permettere di costruire un’azione a memoria.
I big sono più colpevoli degli altri, e stavolta ci s’è messo pure Frey, molle sulla seconda rete laziale.
Marchionni è un caso, ma che diavolo ha? E’ già stanco quando entra.
Gilardino si è perso dietro ai suoi fantasmi, Pasqual dà ragione a Prandelli, Vargas gioca per conto suo e pare un corpo estraneo.
Corvino dice che sono in ritardo di preparazione, ma perché?
La stagione è cominciata da più di due mesi e il Mondiale per i viola si è chiuso da più di tre, che si aspetta a carburare?
In mezzo a questo disastro ci sono pure quelli che, ignorando ciò che è successo in campo, vanno a chiedere per quattro volte di seguito ossessivamente ad ADV della Cittadella e poi magari qualcuno se la prende quando viene attaccato per un certo modo di fare giornalismo…

Non ce ne importa niente del gioco, contano solo i 3 punti.
Non vincere contro la Lazio sarebbe gravissimo per una serie di motivi facilmente intuibili: voglio vedere la grinta, gente che non molla un centimetro, che ricorre pure al fallo, basta che non sia molle come in Puglia.
Lo spettacolo sugli spalti sarà un po’ triste, con metà dello stadio vuoto e dovrebbe essere la squadra a trascinare i tifosi e non viceversa.
Mi aspetto una grande prova da Gilardino e Montolivo e mi chiedo che senso abbia l’esclusione di Bolatti, ormai completamente ai margini della Fiorentina e non mi pare che sia stato un acquisto di secondo piano: avrebbe davvero sconvolto l’equilibrio portarselo in ritiro?
Non è stato convocato neanche Gulan e quindi Pasqual è l’unico a non avere alternative, a meno che non si consideri tale il timido, troppo timido Felipe.
Comunque sia, tutti devono dare di più, almeno per pareggiare il meno dato a Lecce.

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