luglio 2010


Va bene, sono un bacchettone.
Ok, ho quasi cinquanta anni.
D’accordo, non c’entra niente col saper giocare bene a calcio, come certamente sa fare.
Ma non è un po’ azzardato avere a neanche 19 anni una Posche nera come ha detto oggi al Corriere Fiorentino il giovanissimo Ljajic?

Io resto della mia idea, e cioè che non avrei problemi a fare la tessera del tifoso e non capisco il perché dell’arroccamento di tanti amanti della Fiorentina, ma devo ammettere che dopo il frizzante Pentasport di stasera con Pietro Vuturo non sono poi così convinto come prima della consistenza della minoranza che è fermamente contaria.
Su una trentina di telefonate prese, almeno un terzo erano i contrari: non è che fossero un campione significativo dei 200mila ascoltatori della trasmissione, ma insomma pensavo meno.
Si sta intanto facendo sempre più ampio un partito sempre più numeroso, quello del “non mi piace, non la sopporto, ma l’ho fatta lo stesso per seguire in trasferta la Fiorentina e per sottoscrivere l’abbonamento”.
Il dibattito a questo punto è aperto, nel rispetto delle reciproche posizioni, senza avere la presunzione (come credo si sia capito nel Penta tra me e Pietro) di voler imporre le proprie idee all’altro e senza voler consegnare a nessuno la patente del tifoso viola doc.
Quella non la può dare nessuno, neanche chi pensa di essere (in curva) il depositario della verità.

Il calendario del campionato era un classico da ragazzo ed è diventato uno scadenzario degli impegni della famiglia Guetta.
Forte di questa giustificazione, ieri sera ho sbaragliato la concorrenza dei figli (Letizia ormai ha rinunciato da tempo a poter vedere qualcosa) e mi sono impossessato del telecomando dell’unico televisore che abbiamo.
Sì, uno solo e per giunta in salotto, giusto per difenderci dalla tentazione di starsene ognuno per i fatti propri a rimbecillire davanti al programma preferito.
Una premessa: ammiro molto Sky, perchè mi pare che sia davvero l’unica televisione dove contano i meriti e magari prendono ogni tanto un raccomandato, ma ogni dieci bravi, rovesciando così i canoni del nostro servizio pubblico, mentre con Mediaset mi pare si sia a metà strada.
Detto questo, ieri lo speciale sui calendari mi è sembrato interminabile e insopportabile, oltre che essere male assortito per gli ospiti in studio.
Tralasciando il fatto che la Fiorentina sia stata considerata meno del Bari e del Lecce, dopo 90 minuti di trasmissione e molte chiacchiere autoreferenziali io ancora non avevo capito l’andamento del campionato.
Stremato da Cellino, Galliani e Paolillo e rivitalizzato solo a tratti dalla strepitosa Vera Spadini, alla fine sono andato a letto rimbambito dai servizi-collage sulle grandi e senza sapere ad esempio quando ci sarà la “partita”, cioè Fiorentina-Juventus: ma si può?

Leggo tutto quello che sta accadendo intorno a Verdini e penso a quello che stanno passando i giornalisti del Giornale della Toscana.
Ne conosco personalmente alcuni, a cominciare dal direttore Gianluca Tenti, che nei primi anni ottanta ricordo sedicenne inseguire i giocatori con un blocchetto in mano, e pur facendo parte di un’altra parrocchia giornalistica certifico senza nessun dubbio sulla loro correttezza, oltre che sulle loro indubbie capacità professionali.
Ha fatto bene nei giorni scorsi Riccardo Mazzoni, altro grande professionista, a rivendicare quasi urlando l’orgoglio di un giornale che da dodici anni regge bene l’urto di battaglie con avversari molto più equipaggiati economicamente e in una fase economica di crisi acuta.
Ogni discorso riguardante Mario Tenerani sarebbe poi stucchevole: tutti ormai sanno che è forse l’unico di quelli che girano tra radio e televisioni che prenderei subito a Radio Blu.
L’augurio davvero sincero è che Il Giornale della Toscana riesca ad essere più forte del tornado che si è abbattuto, senza alcuna colpa di chi ci lavora, sulle teste dei giornalisti e dei dipendenti.

Pare che non riuscendo a chiudere per Donadel il Milan stia puntando adesso a tutta forza su Blasi, uno che che se Corvino riportasse a Firenze verrebbe preso con qualche buon motivo a pernacchie.
Per noi era peggio di Pazienza e raramente dai tempi di Salvatori si era visto un centrocampista così grezzo tecnicamente.
Stiamo parlando del Milan, la “squadra con più titoli al mondo”, di proprietà dell’uomo più ricco d’Italia, un signore pure discretamente inserito nella vita di questo Paese…
Non è che noi si debba fare salti di gioia per quello che passa il convento Della Valle, ma insomma se fossimo un po’ più attenti alle realtà che ci circondano forse eviteremmo di farci troppo sangue amaro.
Intanto sono tornati i nazionali e non arrivano offerte importanti per Vargas e Frey…

Leggo con piacere dall’informatissimo Rialti che Andrea Della Valle sta per arrivare a Cortina: era l’ora!
Ma io spero che a questo punto si vada un po’ più in là e che cioè, alla scadenza del decimo mese di assenza, lui torni finalmente ad essere il presidente della Fiorentina.
In molti, presupponendo erroneamente che i giornalisti sappiano cose che non possono dire, mi hanno chiesto più volte: “perché ha lasciato?”.
Non lo so e non l’ho capito, nonostante gli sforzi e le ricerche effettuate sull’argomento.
Trovo che questa assenza sia stata un danno per la Fiorentina, in tutti i sensi.
Abbiamo bisogno di poche cose, ma precise: un presidente, un allenatore e un direttore sportivo.
Più Diego, che alla fine è un grande valore aggiunto, da giocarci nei momenti più delicati.
Da quanto tempo Andrea Della Valle non mette piede a Firenze?
A memoria mi pare da più di due mesi, da quando dialogò per oltre trenta minuti con i ragazzi di “Viola nel cuore” (a proposito, tutto confermato e con gli stessi orari: squadra che sbaraglia il campo non si cambia…).
Non è un problema solo dei giornalisti a cui manca una sponda con cui parlare, qui si tratta di riconoscere tutti un leader, che c’è, ma non appare, circostanza abbastanza anomala in un mondo come quello del calcio che si basa soprattutto sull’immagine.
Attendo e, credo, attendiamo tutti fiduciosi.

Ammetto di essermi posto il problema: ma Mihajlovic non è che stia un po’ esagerando con le sue dichiarzioni, che sono manna per noi giornalisti perché regalano ogni giorno un titolo?
Ha detto più cose lui nelle priem due settimane in viola che Prandelli in un anno, però poi mi sono anche dato la risposta (sì, lo so è molto marzulliana come situazione…): no, è giusto così.
Questo ambiente cloroformizzato dagli ultimi quattro mesi davvero tristi aveva bisogno di una brusca sterzata, di uno scossone che ci facesse tornare a parlare di calcio, che mettesse sangue fresco nelle vene.
Qualsiasi altro tecnico, compreso Allegri che era il mio preferito, avrebbe certamente portato a paragoni con Prandelli, paragoni che sarebbero stati imbarazzanti e perdenti per il nuovo arrivato.
Mihajlovic no, Mihajlovic è spiazzante per tutti, forse perfino per i Della Valle, che dovrebbero smettere di stare sdegnosamente sull’aventino e tuffarsi invece nelle nostre umane e sudate vicende di calcio, perché qui un presidente manca moltissimo.

A calcio puoi imparare, o tentare di imparare, molte cose, ma una non te la insegna proprio nessuno: a segnare, ad essere lì al momento giusto nel posto giusto.
Noi abbiamo due giocatori che sono stati baciati da questa qualità: Mutu e Gilardino.
Gli altri, senza offesa, sono un’altra cosa: magari ci provano, magari miglioreranno come fece Massaro nel corso della carriera, ma quel dono lì ce l’hanno solo loro, in attesa di vedere i ragazzi che devono crescere.
Mutu ce lo siamo giocati, anzi si è “dissipato” da solo nel modo che tutti sappiamo, ci rimane Gilardino.
Chi pensa si possa fare a meno di lui, non ha ben chiare le regole elementari del gioco del calcio.
Oppure si può anche rinunciare a Gilardino, basta prenderne uno che lo vale, non una scommessa, perché in quel ruolo non ci possiamo permettere azzardi.
Milito? Pazzini? (forse) Quagliarella? E quanto costano? Non certo Cavani, non Borriello, figuriamoci Acquafresca.
Quindi, se Gila torna col mal di pancia, cercheremo di farglielo passare con le buone (i tifosi) o con le cattive (Mihajlovic), ma da qui davvero non si muove.

Grande Corvino ieri sera al Pentasport, con un motivetto che diventerà un tormentone: “a criticare, andate a criticare…”.
L’occasione era ghiotta: i giornalisti sportivi che sfidano lo staff tecnico viola e che oltre a prendere la solita caterva di gol si perdono a metà strada tra i sogni fanciulleschi (chi non ha mai volato con la fantasia pensando di diventare un calciatore di serie A?) e le deriva fisica-professionale, perché molti poi si prendono sul serio e discutono pure su quel pallone ribattuto sulla linea…
Personalmente sono diventato più saggio solo da pochi anni, perché anch’io che ho giocato al Franchi più di Rocchigiani, e due volte a stadio esaurito, ho fracassato a lungo le scatole di chi mi stava intorno raccontando di quel tiro che Francesco Baccini, portiere della Nazionale cantanti, mi deviò non si sa neanche come, dopo azione (per me) irresistibile.
Oppure del gol segnato quella volta che Antognoni mi ha messo solo davanti alla porta e poi io ho scartato addirittura il portiere.
Piccole imbecillità di chi ha giocato in seconda categoria a 18 anni (età perfetta per smettere a quel livello e dire: “eh, ma se avessi continuato…”) e che se avesse speso tutta la propria vita per la fulgida carriera da calciatore sarebbe diventato al massimo una riserva/pippa in C2, lento com’ero e con poca voglia di allenarmi.
Dopo aver confessato le mie colpe e della categoria di eterni bambini che sono in questo caso i giornalisti, chiedo la clemenza della corte perché la presa in giro di Corvino è più che meritata nello specifico, ma merita un approfondimento.
Per una corretta analisi bisognerebbe infatti mettere per esempio un cuffia in testa a Pantaleo e spedirlo con un microfono a fare la radiocronaca.
Oppure invitare Montolivo a raccontare sul giornale la partita, Gilardino a scrivere le interviste post gara e Frey a vergare l’articolo di fondo.
Se poi sono più bravi anche lì, allora mi arrendo definitivamente.

Ragazzi, qui stiamo battendo i minimi storici e se continua così finisce che ci saranno meno abbonati di quando eravamo in C2.
Ognuno ha i suoi perchè, il mio è che gli ultimi sei mesi ci hanno letteralmente sfibrato e rotto sommamente le scatole e oggi puoi pure avere un Mhajlovic trascinante e trascinatore, ma la sensazione è ancora quella di maggio.
Perché poi per adesso la Fiorentina ha solo comprato e ditemi voi se è meglio D’Agostino o Yepes, Insua o Patasthatopulos.
Eppure pare che si sia a poco più che cinquemila ed il rischio di vedere lo stadio mezzo vuoto, anzi più che mezzo, è concreto.
Meditiamo, per favore.

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