marzo 2010


A questo punto puntiamo tutto su Andrea Della Valle: ha le possibilità, l’entusiasmo e a questo punto per l’esperienza per farci stare bene, almeno come nelle ultime quattro stagioni.
Troppo ottimista?
Può essere, e può anche darsi che la mia sia una sensazione da scampato pericolo, perché una Fiorentina in vendita sarebbe stato quanto di peggio ci saremmo potuti augurare.
Una società venduta è un conto, un altro è invece una società che invece tutti i giorni è in mezzo al fuoco di file delle voci e delle speculazioni.
Credo e mi auguro che uno dei primi passi di Andrea Della Valle sia tornare presidente e il secondo firmare l’allungamento del contratto a Prandelli.
Io aspetto fiducioso.

Una bomba mediatica, ma attenzione perché manca qualcosa: a chi lasciano i Della Valle?
Consegnano al sindaco Renzi la Fiorentina?
Mi pare improbabile.
Comunque vada ci aspettano giorni molto foschi, però sinceramente non so cosa si debba rimproverare a questa città, a questi tifosi.
Si possono avere dei dubbi su qualche operazione, si possono nutrire delle perplessità di fronte all’ipotesi che Prandelli non sia più l’allenatore della Fiorentina o dobbiamo dire sempre evviva evviva?
I Della Valle restano la migliore soluzione possibile, ma dovevano sapere che una squadra di calcio ha varie sfaccettature, alcune molto complicate che implicano pure la possibilità del dissenso.
E quello nei confronti della dirigenza viola mi pare sia sempre stato espresso con toni mai sopra le righe.
Adesso ci vuole la testa lucida e grande autocontrollo da parte di tutti.

In casa Guetta sanno a malapena se la Fiorentina è in lotta per l’Europa oppure no, ma è solo per organizzare le vacanze e magari, nel caso di Valentina, per farsi qualche trasferta in città particolarmente belle.
Fino a tre, quattro anni fa c’era il tormentone dei diritti, poi risolto per assoluta mancanza di concorrenza e insomma la vita dal punto di vista calcistico scorre piuttosto tranquillamente.
Al massimo Camilla si arrabbia per le insufficienze che posso dare sul Corriere Fiorentino a Gilardino, il suo preferito, ma non ricordo negli ultimi quindici anni una sola partita vista insieme, a parte la finale Mondiale del 2006.
Potete quindi immaginare il mio stupore quando la vicenda Prandelli ha monopolizzato la discussione familiare: “ma è vero che va via?”, mi ha chiesto improvvisamente Valentina.
E Letizia di rimando: “ma non è possibile! Come mai? Come mai si rinuncia a uno così bravo?”.
Ecco, mi sono detto, ci siamo: ormai Cesare Prandelli ha varcato le porte dell’universo calcistico ed è entrato davvero nell’immaginario di tutti, anche di chi non sa niente di fuorigioco.
Un po’ come successe per Baggio nel 1990 e se ci pensate bene ci sono tante assonanze: la Juve, l’amore vero della gente, la sensazione che venga portato via qualcosa di tuo.
Solo che nel caso di Prandelli si tratta di qualcosa di ancora più stupefacente, perché lui di mestiere non fa i gol ma l’allenatore, una professione che per definizione divide e non unisce.
E anche perché lui alla Juve c’era stato per sei anni da giocatore, però è come se tutti ce lo fossimo scordati.
Le donne di casa Guetta hanno annunciato una vibrata protesta, se Prandelli non dovesse più allenare la squadra: che dite, glielo vado a raccontare o no ai Della Valle e a Corvino?

Bella vittoria, dopo un brutto primo tempo e con la risposta che cercavamo.
Siamo in piena corsa per l’Europa Leagues, il resto mi sembrano fantasie da super ottimisti, ma se mi sbaglio sono il più contento di tutti.
L’affetto per Prandelli c’è stato come era nelle previsioni e anche le parole a fine gara di Corvino mi sono sembrate appropriate: meglio stemperare le tensioni in un periodo come questo.
Tensioni che però erano inattese e non certo addebitabili ai giornalisti.
Stiamo scoprendo un inedito Santana e Jovetic ha segnato un gran gol, alla Batistuta, tanto per capirci.
Adesso stop, spiga, per favore.
Riparliamo di Prandelli dopo la seconda con l’Inter, anche se credo che sarà molto difficile per tutti.

L’ACF Fiorentina ad un certo punto della sua storia ha deciso che poteva fare a meno di Cesare Prandelli, o perlomeno che prima di decidere se continuare con l’allenatore più amato degli ultimi quaranta anni voleva pensarci molto, ma molto bene.
Sapendo che questa riflessione avrebbe potuto portare alla fine del rapporto.
E’ stata quindi una scelta tecnica, operata dai proprietari e da chi decide nell’area tecnica, cioè Pantaleo Corvino, che non a caso ha sempre rivendicato il merito di avere lui portato Prandelli a Firenze.
E’ una scelta per me sbagliata, di cui un giorno vorrei conoscere le motivazioni, ma questo conta davvero il giusto.
Quello che conta è che si tratta di una scelta presa in piena coscienza e legittimità.
Una scelta che deve essere rispettata, perché, pur avendo la Fiorentina, i 170 milioni di euro di investimenti in 8 anni ce li hanno messi loro mentre la faccia sul piano tecnico ce la metterà sempre Corvino, nel bene e nel male.
Prandelli avrebbe detto di sì davanti alla proposta di continuare insieme, qualunque fosse il progetto, Cittadella o non Cittadella (quasi certamente comunque non Cittadella) perché io credo alle sue parole.
Adesso si sta consumando un lungo e bruttissimo addio, con qualche straccio che sta volando quando invece ci dovrebbe essere rispetto per una fantastica storia che è stata scritta a otto mani da quattro signori che hanno fatto il bene della Fiorentina.
Vorrei che ci fosse da parte di tutti un po’ più di eleganza e di amore per il recente passato viola.

Vogliamo almeno aspettare che Prandelli prenda la parola prima di impallinarlo, come invece mi è capitato di sentire stasera nel Pentasport e a Viola nel cuore?
Diego Della Valle ci ha rassicurato sul futuro viola, che sarà almeno da quinto posto, e ha chiesto a Cesare che dica chiaro e tondo che non andrà alla Juve, facendomi venire in mente le pressanti richieste rivolte dai tifosi a Baggio più o meno di questi tempi, giusto vent’anni fa.
Solo che qui, invece che agli ultras, siamo di fronte ad uno degli uomini più potenti d’Italia, mentre dall’altra parte c’è un signore di 52 anni e non un ragazzo di 23.
Robertino promise (“ma ve lo devo scrivere sui muri che non andrò mai alla Juve?”) e poi sappiamo come andò a finire.
Non ho assolutamente idea di cosa dirà domani Prandelli in conferenza stampa, e anche se vorrà o meno affrontare la questione, so solo che questo considerarlo già un venduto mi pare assurdo, ingeneroso e perfino volgare.
Scusate, ma non era stato lui a dire due settimane fa di essere pronto a discutere un nuovo contratto di cinque anni?
Intanto nessuno pensa all’Udinese e in Friuli si stanno fregando le mani dalla soddisfazione.

La cosa più sorprendente è che mi sorride quasi sempre in pigiama, in poltrona o dal letto nei giorni della sua lunga malattia, che però a me è sembrata troppo breve.
Niente o quasi dei 35 anni precedenti: le bischerate, le paranoie, le ragazze, i sogni di ieri e le realtà dell’oggi.
Domani sarà un giorno speciale perché Alberto Cirà era una persona speciale.
Lo è stato anche quando ha pensato a quello che sarebbe successo dopo: ha lasciato tutto a Emergency e a Medici senza frontiere, anche perché purtroppo non aveva figli, lui che sarebbe stato un padre fantastico.
Forse un po’ troppo apprensivo (ma chi non lo è?), ma davvero meraviglioso.
Rimangono i genitori e domani per loro sarà una festa, voglio che sia una festa: in via Ghibellina 148/r sarà inaugurata l’ultima mostra di Alberto, “Scorze”, e i ricavati dei suoi quadri andranno tutti a Medici senza frontiere.
Ho mandato il comunicato ai giornali e ho così scoperto il lato professionale della sua vita: era bravissimo e molto quotato.
Buffa questa cosa, due amici veri che non sapevano nulla o quasi del lavoro dell’altro, io di pittura (sono un ignorante totale) e lui di calcio.
Come faccio a dirvi di venire perché i suoi quadri sono belli?
Mentirei.
A me piacciono, ma non sono da prendere in considerazione.
Però, se potete, partecipate, io dalle 18 in poi sarò lì stando attento a non dire troppe bischerate perché Alberto ci controlla da lassù (se c’è un lassù…).

Che la sconfitta sia stata immeritata sono d’accordo tutti, perfino qui a Catania.
I problemi però sono due: il primo è che non avremmo meritato di vincere, e dopo l’ottima prova contro il Genoa e contro una squadra tecnicamente inferiore era invece lecito pensarlo, anche perché la componente ambientale (erano in meno di 15.000 allo stadio) ha inciso davvero poco.
Il secondo problema è che questo stop ci azzera ogni sogno di Champions e ci costringe a pensare ad una volata difficile (Coppa Italia a parte) per un traguardo che fatichiamo a considerare importante, anche se secondo me lo è.
Ormai è chiaro che fatichiamo a reggere lo stesso ritmo a distanza ravvicinata e pur andando bene, ma non benissimo, non abbiamo certo avuto la stessa continuità di sabato scorso.
Col pareggio non sarebbe cambiato molto in termini di classifica, perché questa, lo ripeto, era una partita decisiva per la nostra rincorsa al quarto posto.
Capitolo Jovetic.
Senza aver letto i giornali, immagino di essere ancora una volta quello che gli ha dato il voto più basso, ma se col Genoa ci poteva stare il 7 invece che il 6,5, stavolta voglio spiegare il perché del 6 sul Corriere Fiorentino.
I primi venti minuti di Jo-Jo sono stati quasi da 7,5, poi si è eclissato facendosi vedere solo a tratti e lasciando il peso della manovra soprattutto su Montolivo e Santana (per me il migliore).
Sarebbe stato ancora sul 6,5 , proprio in virtù di quello splendido inizio, se non avesse avuto un pallone d’oro, nel finale, con nessuno davanti a se’ in area di rigore e non avesse sparato alto.
Può darsi che sia molto severo con lui perché mi attendo molto ed è giusto ricordare che deve ancora compiere 21 anni, però adesso, senza Mutu, è diventato un big della squadra e non può più essere considerato alla stregua di un Babacar o di Ljajic.
E’ molto cresciuto rispetto all’anno scorso e dovrà sopportare la croce di avere sempre grandi aspettative che lo riguardano.

Vinciamo a Catania e poi ci si diverte.
E’ la partita più difficile, perché loro sono molto tosti, discretamente motivati e la partita arriva in mezzo alla settimana.
Niente calcoli di formazione, devono giocare i più forti e basta.
L’anno scorso vincemmo piuttosto bene e se non mi sbaglio segnò pure Zauri, una rarità.
Non scordiamo poi l’effetto paura nei confronti delle altre pretendenti al quarto posto, la Fiorentina è la squadra che ha vinto le ultime due volate Champions, nel 2008 contro il Milan e nella passata stagione contro Roma prima e Genoa poi.
Ma, ripeto, bisogna fare questi tre punti tanto importanti quanti difficili.

Se fossi un prossimo avversario della Fiorentina, avrei qualche preoccupazione al pensiero di incontrare i viola.
La squadra sta bene fisicamente e pare liberata mentalmente: nove gol in tre partite, contro Bayern, Napoli e Genoa e senza Gamberini, Mutu, Vargas e Marchionni.
Contro il Genoa abbiamo vinto senza discussioni, con la forza delle seconde linee e con la lucidità di Prandelli, che io vorrei fortissimamente firmasse il prolungamento del contratto il prima possibile.
Adesso viviamo alla giornata, giocando per vincere pure a Catania, impresa tutt’altro che impossibile se rimaniamo concentrati e non facciamo troppi calcoli.
Al momento buono sarebbe bello risentire certe trasmissioni e certi commenti post vittoria inutile col Bayern, quando sembrava che fosse inutile giocare le ultime gare di campionato e venivano aperti processi legati anche e miserevoli vicende personali.
Chiudo con la severa applicazione delle regole a Firenze a proposito dello striscione anti-Platini: bene, se la legge lo impone che vengano pure identificati gli autori di un pensiero che nemmeno mi sembrava così pesante.
Ma i venti teppisti della tribuna di Napoli che sabato scorso hanno minacciato di picchiarci, che hanno tirato uno sputo a Sardelli e varie bottigliette con scarsa mira al sottoscritto la devono passare liscia?
Scusate, sapete che ho (credo giustamente) minimizzato l’episodio del San Paolo, ma a sentire che è in vista una possibile sanzione per la Fiorentina e i suoi tifosi mi ribolle il sangue.

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