novembre 2009


Non dirò mai fino a quando sarà arrivato il momento di renderlo pubblico il senso di una chiacchierata informale avuta con la Fiorentina su temi economici di gestione societaria.
Era un incontro su temi generali di economia, con qualche cifra interessante, non era un’intervista.
Il perché non anticipo niente è semplice: sono una persona seria, che mantiene la parola data e non mi faccio prendere dalla fregola dello scoop.
Se facessi una furbata del genere, mi vergognerei di guardare in faccia qualcuno e giustamente sarei messo all’indice.
La questione, ve l’assicuro, è molto meno piccante, ma anche molto più interessante da quello che oggi è stato fatto circolare nel nostro grande circo mediatico, sempre che uno abbia voglia di seguire un ragionamento che va al di là del “si compra quello” o “si vende questo”.
Posso però raccontare quello che non è stato detto: nessuno ha mai affermato che la Fiorentina non farà acquisti a gennaio oppure che avrà un budget limitato a 5 milioni.
Affermare una cosa del genere non ha senso ed è frutto del sentito dire da persone che non erano presenti, che ricostruiscono su gossip, che si sono fatti riportare dei discorsi e che comunque avranno i loro motivi per rendere pubblici il risultato di tanto lavoro.
Motivi che non voglio sapere.

Se vogliamo dirci che avremmo meritato il pareggio, facciamolo pure, ma non è l’esatta analisi della gara.
Perché noi abbiamo avuto una sola grande occasione inventata da Gilardino e l’Inter almeno cinque, rigore compreso.
Quello per la Fiorentina io non l’ho visto in diretta allo stadio, ma può darsi che ci fosse.
Detto questo, la Fiorentina incerotatta e incompleta ha fatto il massimo, anche sul piano psicologico perché ha retto bene come concentrazione e grinta.
Il fatto è che mancavano Jovetic, Mutu, Gamberini (più di tutti), Donadel, che avrebbe giocato certamente al posto di Zanetti, e dopo poco Marchionni.
Tutti questi uomini non si possono regalare alla migliore squadra d’Italia.
Come previsto a caldo sabato sera Natali si è rifatto male di nuovo, confermando tutte le perplessità sul suo acquisto: da quando è arrivato, sarà stato bene un mese.
Qualcuno se l’è presa con Castillo via sms a Radio Blu, però io propongo a questo punto la moratoria: lasciamo perdere, inutile accanirsi contro di lui e poi bisogna essere dei campioni (o Huntelaar…) per cambiare il corso di una gara in 9 minuti.
Ragazzi, animo: 6 punti tra Atalanta e Chievo e siamo nuovamente in corsa.

Fischiare Balotelli si può, fare buu invece è da razzisti.
La verità è questa, che piaccia o meno a quei fenomeni di casa nostra che razzolano tra radio, televisione e internet.
Io pretendo, sottolineo pretendo, che Balotelli sia rispettato come essere umano e che i buu scimmieschi gli idioti di ogni latitudine, che siano fiorentini, juventini o milanisti, li vadano a fare a casa propria, magari alla propria sorella, fidanzata o mamma.
E se nel casino di San Siro domenica pomeriggio sentirò quei buu, io dirò chiaramente che mi vergogno per quei cretini che credono di fare chissà cosa insultando in quel modo una persona solo per il colore della pelle.
Non importa se sono tifosi della Fiorentina, anzi è un’aggravante.
Fischiate Balotelli come fischiereste Stankovic o come a suo tempo fischiammo Berti, tanto per rimanere all’Inter.
Ogni buu che farete sarà un insulto alla vostra intelligenza.

Pur non avendo mai avuto nulla di particolare in Europa contro l’Inter e soprattutto il Milan (che spesso in Coppa ha dato spettacolo), sono anch’io tentato di tifare contro tutte le altre italiane per godere dell’inarrivabile sensazione di sbugiardare l’intera Italia calcistica ed essere quindi gli unici ad andare avanti.
Noi, snobbati e un po’ spernacchiati dai soloni nazionali, ignorati dalla televisione, insomma noi contro tutti.
Eppure, dopo aver provato l’insano brivido del tifo al contrario, mi costringo ad un ragionamento e penso che se davvero andasse così rischieremmo a stretto giro di avere una squadra in meno nelle prossime edizioni di Champions Leagues.
E siccome già è difficilissimo arrivare quarti, non oso pensare al banchetto che apparecchierebbero le solite grandi se ci fosse un posto in meno a tavola.
Ci conviene quindi sperare che l’onore del calcio italiano sia tenuto alto da squadre che proprio non rientrano nelle nostre simpatie, perché stare nei piani nobili del calcio europeo è davvero troppo bello e tornare in Europa Leagues (cioè la vecchia Coppa Uefa) sarebbe un bel salto all’indietro.

Non ho conosciuto Bernardini, ma quelli che negli ultimi trent’anni hanno allenato la Fiorentina sì.
Ebbene, non c’è confronto: Prandelli è il più grande e anche se (tocchiamo ferro) vincerà poco questi saranno veramente anni indimenticabili.
La qualificazione di ieri sera, il successo col Lione portano la sua firma.
Cesare è stato eccezionale nel tenere la temperatura alta, ma senza esagerare, nel dare a tutti quella feroce concentrazione che una gara così richiedeva.
Hanno giocato con la testa, non rinunciando alla manovra, ma senza neanche esporsi troppo e se alla fine hanno avuto un po’ di “braccino”, beh c’era da capirli.
E’ stata davvero la vittoria del collettivo, delle seconde linee (Gobbi, Santana, Kroldrup) trascinate da Montolivo e Gilardino travestiti da gregari.
Una gioia immensa, che permette di rifiatare e andare a Liverpool non dico in gita premio, ma insomma senza dover sacrificare troppo al campionato, che è sempre più difficile.
Per come sono messi i vari gironi è impossibile prevedere se sia così più complicato arrivare secondi piuttosto che primi, anche se vincere all’Anfield (c’è riuscito solo il Genoa) ti fa entrare nella storia.
Ma Prandelli nella storia c’è già, e insieme a lui Corvino, i Della Valle, Cognigni, Mencucci e questo gruppo di giocatori con elevatissime qualità morali e degni di vestire la maglia viola.

Se fosse successo dieci anni fa, magari avrei avuto anche qualche attacco di gelosia, ma per fortuna l’età, oltre a togliere, qualcosa ti regala.
Per esempio una spruzzata di saggezza, un pizzico di egocentrismo in meno, e così l’orgoglio per aver pensato a “Viola nel cuore” è nettamente superiore alla considerazione secondo cui Corvino e Prandelli intervengono in diretta di loro iniziativa lì invece che al Pentasport.
Grandissimo Cesare, che a 24 ore esatte dalla partita dell’anno trova il tempo di dialogare con i tifosi ed emozionarsi alle parole di Pietro Vuturo.
Un momento di grande radio, personalmente vissuto nell’insolita veste di ascoltatore/regista e magari mi sarebbe pure piaciuto intervenire per parlare con Prandelli (e lo avrei potuto fare senza problemi), ma invece è stato molto meglio lasciare perdere e sentire il programma scorrere nella sua ricercata leggerezza.
In tre mesi questi ragazzi mi hanno sorpreso.
Il lunedì e il venerdì sono come me: cominciano a pensare a cosa dire e in che modo esporre le proprie idee fin dalle sette del mattino e durante il giorno c’è tutta una ricerca dello spunto, anche polemico (io stesso, che sarei il loro direttore, sono stato attaccato già tre volte).
E i risultati negli ascolti si vedono alla grande.

Chiusa la fase dialettica post Parma, con annesse considerazione, adesso entriamo davvero in apnea per domani sera.
Io ricorderei pure che non è questione di vita o di morte vincere la gara, nel senso che pure un pareggio ci terrebbe in corsa per la qualificazione.
Lo dico per smorzare un po’ la tensione da ultima spiaggia, poi è chiaro che vorrei andare in Inghilterra bello sereno e occuparmi dell’estetica dell’Anfield piuttosto che delle condizioni di Torres e Gerrard.
La formazione è un mistero, in partite come queste si tende a rischiare il giocatore incerto e sto pensando soprattutto a Gamberini, ma bisognerà vedere quanto può essere rischiato per non fare frittate successive.
Mutu e Jovetic (tra poco è un mese che manca!) invece no, non penso che nemmeno Prandelli ci faccia un pensierino.
Lo stadio deve essere lo stesso ammirato contro il Liverpool, tutti ci dobbiamo mettere qualcosa.
Da parte mia riprovo col fioretto sulla radiocronaca: se segnano Castillo, Natali o Jorgensen (cioè uno dei tre il cui ingaggio o rinnovo di contratto per un motivo o per l’altro mi è sembrato sbagliato) sono pronto a cedere di nuovo il racconto della prima e decisiva partita di Coppa Italia a Leonardo Bardazzi, e chi mi conosce sa quanto mi “costi” una cosa del genere.

Partiamo da Castillo, così ci togliamo subito il pensiero.
Ci vorrà ancora tanto per capire che non è da Fiorentina?
O almeno da questa Fiorentina, che può andare tra le prime 16 in Europa e tra le prime 4 in Italia?
Ne ha azzeccate cento Corvino, ne potrà sbagliare una o due all’anno?
Oppure a dirlo si rischia la scomunica a divinis?
Passiamo a Natali, che per poco due settimane fa non è stato proposto per la Nazionale dopo aver annullato a Udine prima Pepe (mezzo stirato) e poi Corradi (completamente bollito).
Io gli detti 6,5 in pagella, perché quello era il suo voto, ma dopo, in settimana, comincio a leggere voci di un suo malcontento perché “non era stato abbastanza considerato” .
Naturalmente non è stato lui a parlare, ma dubito che la pur discussa e discutibile classe giornalistica fiorentina si sia messa a tavolino ad innventarsi un gossip costruito apposta su Natali (!).
Ergo: qualcuno del suo entourage ha fatto circolare la lamentela, ma dopo la partita di ieri a lamentarci siamo noi e i dubbi estivi per il suo acquisto (2,5 milioni) e per l’ingaggio triennale restano tutti.
Capitolo rosa corta.
A centrocampo si va a Milano con due centrali per due ruoli, sempre ammesso che Zanetti regga tre partite in otto giorni: non è un po’ poco?
Ed io resto ancora con la curiosità di sapere chi sia il quarto uomo di cui ha parlato Corvino a “Viola nel cuore”, visto che non si tratta del ciarliero (in Danimarca) Jorgensen.
Ora però facciamo una riga ed entriamo in apnea per martedì, al resto penseremo da metà settimana in poi.

Se continua così, arriviamo fusi a martedì sera e nel frattempo abbiamo pure perso col Parma.
A me pare demenziale collegare il furto della Francia con l’Irlanda alle possibili ruberie che, complice Platini, ci può fare il Lione al Franchi.
Demenziale e fuori da ogni logica calcistica, sono cose così, create solo per riempire spazi da gente con un po’ troppa fantasia.
E ve bene che i francesi ci stanno cordialmente sulle scatole, ma intanto il Lione è già passato e poi se si crede a cose del genere che si va a fare allo stadio.
Aggiungo un’ultima cosa su quello che ha passato il Trap, per cui peraltro ho strenuamente tifato: scusate, ma dov’era scritto che l’Irlanda sarebbe certamente passata senza il palleggio di mano di Henry? Mi sbaglio o erano perfettamente alla pari?
Ma torniamo alla Fiorentina, che domani giocherebbe contro una squadra che oltre ad essere in forma sta pensando, e molto, solo a questa partita.
Siamo messi male ad infortuni e, non vorrei ripetermi, ma se Zanetti viene risparmiato (!) per il Lione, chi sta accanto a Doandel?
Meglio Gobbi di Jorgensen, che regge al massimo una mezz’ora e che, come al solito, ha esternato solo ad uso e consumo della stampa danese sul suo futuro.
Comunque vada, si tratterebbe di soluzioni di ripiego e sono curioso di sentire qual è il quarto centrocampista che in questa rosa ha in mente Prandelli.
Insomma, io inviterei tutti a passare almeno le prossime 36 ore in una sorta di feroce applicazione sul Parma e bandirei completamente Francia, Lione e bischerate varie in salsa transalpina.

Ne ho fatte tante di serate con i giocatori in mezzo ai tifosi, ma l’entusiasmo di ieri per Jovetic non l’avevo mai visto.
Sto parlando ovviamente in relazione ai vent’anni del ragazzo, perché Antognoni, Baggio, Bati, Rui e Toldo erano e restano fuori concorso, però nemmeno Robertino a quell’età accendeva così tanto il popolo viola.
Mentre lo guardavo firmare disciplinatamente decine di autografi e prestarsi a tutte le foto richieste, ho cercato di intuire i motivi del suo successo, al di là del campo: fa tenerezza.
E’ educato, non imponente fisicamente, fatica ancora a parlare italiano, sembra sempre chiedere permesso.
E poi ha, appunto, vent’anni, gioca in un ruolo che accende la fantasia e tutti noi abbiamo voglia di tornare giovani e rivedere le vecchie magie.
Per i ragazzi invece è un punto di riferimento, perché in campo sembra un fumetto talmente è rapido e fuori è proprio come uno di loro.

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