agosto 2009


Il peggior mercato dell’era Della Valle, non c’è dubbio.
La cessione di Kuzmanovic è una sconfitta per tutti: Corvino, Prandelli, la Fiorentina.
L’anno scorso di questi tempi pare che lo volesse il mondo, a cominciare dal Milan, si parlava di una ventina di milioni e ora se ne va ad otto.
Dice: è stato lui a chiedere di andare via.
Se anche fosse, gli si dice di no oppure si prova a prendere qualcuno che lo valga tecnicamente perché in mezzo al campo noi abbiamo solo Zanetti, Donadel (che prendono un’ammonizione ogni due partite, ma Zanetti è sopra la media) e Montolivo.
A meno che non si voglia puntare su Santana, che in mezzo è un chiaramente un ripiego, sul sempiterno Jorgensen o sul giovanissimo Di Tacchio.
In attacco siamo ai soliti discorsi con Gilardino e Castillo e in difesa ol problema non è la quantità, ma la qualità.
Detto questo, da domani si volta pagina, si fa un bel sospirone e si prova a vedere con il solito amore e la solita passione dove e come si va a finire con una rosa indebolita.
San Cesare pensaci (ancora una volta) te.

Bisogna per forza essere prudenti e così, come fino a una settimana fa eravamo a chiederci quando sarebbe sbocciato Jovetic, ora non dobbiamo esaltarci più di tanto perché a nemmeno vent’anni si ha il pure il diritto di essere altalenanti.
E comunque, tanto per andare giù decisi, tra sabato e domenica Jovetic batte nettamente Pato, che è e sarà il suo tormentone.
Succede così che nel giorno in cui diciamo addio ad un’upotesi di grande calciatore (Kuzmanovic) ci si possa scaldare all’ombra del vice Mutu, che sarà sempre più difficile tenere fuori.
Lui ha trascinato una bella Fiorentina in una vittoria strameritata, che conferma ancora la bravura di Prandelli, eccezionale nel portare la squadra coi giri giusti alla quarta gara in dodici giorni.
Adesso stacchiamo per un attimo, aspettiamo senza molte illusioni la fine del mercato e coccoliamoci questo Jovetic.

Ho sbagliato.
Sì, ho sbagliato.
Ma non ad arrabbiarmi con chi ha insulsamente definito rabbino l’essere avaro (un modo di dire toscano? Ma da dove arriva una simile idiozia?).
Ho sbagliato a non arrabbiarmi prima, a non essere più duro in altri momenti.
Per esempio con chi usa con molta disinvoltura questa definizione odiosa di “checche isteriche”, che rimanda a periodi oscurantisti.
Chiaro che la storia del rabbino mi ha toccato sul vivo perché già molte volte, per non creare polemiche fini a se stesse, mi è toccato abbozzare e far finta di niente quando ho sentito, anche da persone che stimo, tirare fuori questa offensiva banalità.
La storia poi che tale espressione sia simile all’editto bulgaro non so se sia più comica o stupida.
Secondo qualcuno un bulgaro si dovrebbe offendere se gli viene ricordato come il suo Paese sia stato per decenni prigioniero di una feroce dittatura.
Ma gli ebrei non sono una Nazione, Israele è una Nazione, con tutti i suoi i pregi e i suoi difetti.
Gli ebrei sono uomini e donne che credono a certi valori religiosi e le generalizzazioni sono il primo passo verso la discriminazione.
Esattamente come chi accomuna gli omosessuali ad una associazione di persone in preda perenne degli isterismi più deleteri (checche isteriche, appunto).
Oppure chi è convinto che tutti quelli dell’est Europa ti freghino sempre il portafoglio.
Io, che sono ebreo per puro caso (cioè perché erano ebrei i miei genitori e non per convinzione religiosa), butto spesso via i soldi e davvero non sopporto chi sta a lesinare, non avendone bisogno, l’euro in più o in meno.
Il primo passo per l’emarginazione delle persone è etichettarle, magari inconsciamente, il secondo è isolarle, il terzo è perseguirle.
E se volete trovare degli esempi, basta che andiate a leggere un qualsiasi manuale di storia.

Non è mica andata troppo male, basta dare un’occhiata alle difficoltà attuali del Liverpool, che si sta incartando in campionato e Aquilani, a salute, sta ai reds quanto Zanetti a noi.
Il Lione è alla nostra portata e lo abbiamo visto l’anno scorso, gli ungheresi sono un passo indietro.
Certo, tutto dipende dalla Fiorentina, da come sta e da quanto crede in se stessa.
Lo scorso anno, dopo il pareggio in Francia, ci siamo afflosciati e già uscendo dal Gerland eravamo convinti di aver sprecato un’occasione irripetibile.
Ed invece, guarda com’è fatto il calcio, adesso abbiamo un’altra chance, e stavolta non va buttata via.

Vi piacerebbe oggi alle 18 essere un tifoso del Napoli, del Genoa, del Palermo, della Samp, della Lazio o, soprattutto della Roma?
E via che è bello sentirsi invidiati, stare lì alle 18 ad aspettare per il secondo anno consecutivo con libidine calcistica da quale parte dell’Europa che conta andremo.
Poi, certo, la difesa è da brividi e sarà bene non aspettarci niente di più dell’anno scorso in Champions per non cadere in depressioni postume, ma intanto ci siamo.
Io aspetto una buona notizia da oggi a lunedì prossimo e continuo a sperare ardentemente che a Gilardino non accada mai niente perché anche ieri non avevamo un attaccante di ruolo in panchina.
Eppure, anche così malconci, ce l’abbiamo fatta, con un pubblico secondo me straordinario e in questo caso non sono d’accordo con Prandelli che si è lamentato per i fischi durati un minuto alla fine del primo tempo.
Erano liberatori, perché poi, pronti via nel secondo tempo, la gente trascinata dalla curva è tornata a trascinare la Fiorentina.

Inter, Juve, Milan e… Fiorentina.
Ragazzi, stop alle polemiche, da stamani stiamo tutti concentrati su un traguardo che gli altri ci invidiano.
In quanti a Napoli, Genova, Palermo e soprattutto Roma vorrebbero essere al posto nostro stasera alle 20.45?
Col campo giallo invece che verde, con i campini che fanno schifo, con il centro sportivo che vergognosamente non arriverà mai, con un mercato molto discutibile, con gli abbonamenti in calo, ma con un piede e mezzo nell’Europa che conta!
E rivendichiamolo, santo cielo, un po’ di sano orgoglio viola: siamo ad un passo dalla seconda Champions consecutiva e quindi direi di smetterla di discutere su tutto e tutti.
Diamoci una bella ghiacciata e cominciamo ad entrare in partita.

Io non la capisco proprio la strategia comunicativa di Corvino.
Hai deciso di non spendere il “tesoretto”?
Bene, anzi male, perché tutti noi vorremmo che la Fiorentina si rinforzasse e davvero è difficile pensare che non si possa prendere nel mondo qualcuno in mezzo alla difesa che non sia meglio del trio Dainelli/Natali/Kroldrup (in ordine di bravura).
Comunque tu hai deciso di rischiare e di presentare una squadra che ha diverse lacune?
Ok, sono decisioni aziendali, opinabili, ma pure da rispettare perché i quattro anni di Corvino/Prandelli sono stati davvero eccellenti e bisogna concedere credito alla coppia e alla società.
Ma perché dirlo oggi, alla vigilia della partita chiave della stagione?
I tifosi ora pensano più alle parole di Corvino che allo Sporting Lisbona e se passi il turno si godranno poco della futura Champions.
Se invece (tocchiamo ferro) vai fuori, viene fuori il finimondo.
Boh, io non capisco proprio e regalo pure un altro consiglio (non richiesto) a Pantaleo: basta con la storia dei quattro scudetti vinti.
Ha ragione, sono stati risultati straordinari, e lo abbiamo capito.
Ma qui a Firenze gli scudetti veri li abbiamo vinti due volte e in almeno altre sei occasioni siamo andati vicinissimi a conquistarli.
Continuare sul ritornello vuol dire conoscere poco lo spirito (polemico e terribile) dei fiorentini.

Non sto chiaramente parlando della Fiorentina a Bologna, ma di “Viola nel cuore”, una trasmissione che ho fortemente voluto e su cui ho lavorato parecchio negli ultimi mesi.
Senza Leonardo Vonci non l’avrei mai fatta, lui è l’unico che può seguire le tracce di Ciuffi (peraltro inimitabile) e dopo di lui siamo riusciti ad avere come ospiti fissi tifosi storici come Brazzini e Vuturo, oltre all’apporto continuo di Valter Tanturli.
La prima puntata è andata oltre le più rosee aspettative, perché se è vero che il programma “sfrutta” l’enorme traino del Pentasport, è altrettanto certo che l’orario della messa in onda è assolutamente televisivo.
Ed invece i “ragazzi” avrebbero potuto continuare per almeno un’altra ora, tra telefonate e sms.
Lunedì prossimo aspettatevi una sorpresa straordinaria, da non perdere assolutamente, ma non voglio dare neanche un indizio.
Ormai mi sento sempre più un allenatore che un giocatore e non a caso parlo pochissimo in radio, ma non vi potete neanche immaginare la soddisfazione che si prova a vedere realizzati i propri progetti.

Via ragazzi, non è mica male Lorenzo De Silvestri, e se davvero c’è qualcuno che avrebbe preferito Oddo, che ha 33 anni, beh allora io davvero non capisco.
De Silvestri è un ottimo investimento per il futuro, ma va bene pure subito, per migliorare quella fascia destra che sta funzionando proprio male.
Ci manca ancora il centrale in difesa e poi siamo a posto.
O quasi, perché io vorrei un segnale di speranza da Montolivo e/o Kuzmanovic, due che sul 16 mesi fa ci trascinavano ai quarti in Uefa con i gol all’Everton.
Possibile che siano peggiorati invece di migliorare?

Pareggio giusto, e già questo la dice lunga perchè penso proprio che il Bologna sia destinato a lottare fino al termine per non retrocedere.
La palla gira troppo lentamente, Montolivo non si capisce cosa abbia, Marchionni non regge evidentemente due partite in pochi giorni, Jovetic è ancora acerbo (imperdonabile l’errore sul gol di Osvaldo), Pasqual sembrava quello di due anni fa e Comotto per 60 minuti è stato imbarazzante.
Così non va, ma lo deve aver capito anche Andrea Della Valle, nerissimo a fine partita: la difesa va davvero rinforzata.
Se soffriamo contro Mingazzini, Vigiani e Bombardini, che succederà in Champions?
Non sono diventato improvvisamente disfattista, è che un calo così non me lo aspettavo proprio.
Magari è solo colpa del caldo e dell’agosto che costringe a forzare tutto, sarebbe bello fosse così, ma dubito.
La Fiorentina è sembrata una squadra stanca, in cerca di qualcosa che la potesse accendere.
E’ arrivato Mutu e ci ha salvato, ma dobbiamo andare avanti e cambiare qualcosa, molto in difesa.

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