maggio 2009


Beh, ci abbiamo provato.
Secondo me è stato peggio a Lecce, nonostante il pareggio, e non oso pensare a cosa sarebbe successo senza il gol di Jorgensen, ma è lì che abbiamo capito che il terzo posto era un miraggio.
La Fiorentina ha finito stanca il campionato, come era prevedibile per una squadra che ha fatto i preliminari.
Stanca, ma vincente, come in pochi credevano a gennaio.
Il Milan oggi ha meritato, ha tenuto la gara sui ritmi che voleva e col palleggio nel secondo tempo non l’ha proprio fatta vedere.
Da oggi sono aperte le discussioni sui zero euri di Corvino: se è una tattica, ma non credo, è fatta molto bene.
Bisognerà arrangiarci ed io invito tutti a valutare l’opportunità di cedere Melo, un po’ troppo idolatrato dalla curva, mi pare, se davvero arrivasse l’offerta da venti milioni.

Sì, ora è venuto il momento di staccare la spina sul resto: Maldini, Melo, Mutu e via a seguire.
Bisogna fare tutti uno sforzo di concentrazione, avere davanti solo il Milan, pensare al ritorno di questa sfida da Champions diretta, smettendo pure di dire che abbiamo già raggiunto l’obiettivo.
No, lo sforzo mentale maggiore deve essere quello di pensare di aver perso all’andata e di dover fare almeno due gol per qualificarci.
Non dovrebbe essere troppo difficile, almeno per noi che non andiamo in campo.
Per loro magari di più, ma sono o non sono professionisti tra i più bravi di Italia?

E meno male che ho trovato una redazione consenziente!
Dopo varie segnalazioni, nelle ultime 48 ore mi sono fatto un giro mediatico a carattere radio/internettiano e sono rimasto allibito.
Ma come si fa a cinque/quattro giorni dalla partita spareggio della stagione, con decine di temi tecnico/tattici da proporre per Fiorentina-Milan, con una gara così affascinante alle porte, a riempire schermate e ore radiofoniche a parlare di mercato e di Melo in particolare.
Va venduto o va tenuto? Dai, facciamo un sondaggio.
Lo fa apposta oppure è così di natura? Quanti soldi ci prendiamo e come li investiamo?
Ragazzi miei, colleghi spesso senza neanche uno straccio di gavetta nelle serie e negli sport cosiddetti minori, chiamati spesso a pontificare da improvvisate tribune autoreferenziali fino a ieri impensabili, ma allora quando se la prendono con noi perché dicono che vogliamo sempre far casino mica hanno del tutto torto.
Ma chi se ne frega in questa settimana di Melo e della sua cessione?
Preso da sacro furore ho dunque chiamato in redazione incappando nel povero Sardelli a cui ho intimato: stasera abbiamo in scaletta Di Marzio?
No?
Benissimo, neanche una parola di mercato, solo Fiorentina-Milan.
“Avremmo un “parlato” di Campagnaro, un paio di minuti”, mi ha risposto un po’ imbarazzato.
E sia, perché un “parlato” alla radio è sempre importante, ma non provate a parlare di Melo e della sua possibile cessione.
Magari qualcuno dei miei avrebbe anche avuto voglia e non me l’ha detto, ma fino a lunedì silenzio assoluto e pazienza se perdiamo cinque ascoltatori.

Nel calcio così come nella vita bisogna avere memoria.
E allora io non mi scordo di quello che ha fatto il Milan l’otto ottobre scorso per Borgonovo, pur avendo giocato Stefano un solo e travagliato anno con quella maglia.
Non mi scordo che il Milan, la squadra italiana più importante al mondo, va sempre ad ogni evento che riguardi la Fondazione. E che Ancelotti regalerà alla Fondazione i proventi del suo libro.
Non mi scordo neanche che, in 28 anni passati a girare l’Italia, per 24 campionati ho incrociato spesso Paolo Maldini e mai una volta è successo che non sia stato educato, pur non conoscendomi affatto, sia che concedesse o non concedesse l’intervista.
Questo si chiama stile e non me ne importa niente di chi sia il presidente del Milan, della politica e di tutto il resto.
E per questo trovo doveroso, ripeto doveroso, lo striscione e l’applauso del Franchi per un calciatore straordinario ed una persona perbene.
Trovo invece stucchevoli ed inutili le polemiche se sia giusto o non accogliere così il capitano del Milan.
Dopo di che vorrei vedere un Franchi come non l’ho mai visto neanche con la Juve.
Vorrei che tutti noi spingessimo la squadra ad un traguardo fantastico che resterebbe nella storia, vorrei che tutti noi uscissimo dallo stadio provati come non mai, ma felici.

P.S. Questa è fantastica e me l’hanno fatta notare i ragazzi di Radio Blu.
C’è un sito che pur di non citare violanews.com non ha dato la notizia del Fiorino d’oro consegnato oggi a Prandelli, di cui parleranno domani tutti i giornali.
Bellissimo, quasi quasi scrivo una lettera al direttore, ma temo che non risponderà perché impegnato a rimirarsi nelle sue prodezze calcistiche…

UN LIBRO DI SENTIMENTI, PASSIONE E VERITA’: PIACEREBBE A MONTANELLI
Di Filippo Grassia

Un libro di sentimenti e di verità, scritto con il cuore, senza calcoli: leggibilissimo e godibilissimo. Per questo avrà fortuna. Indro Montanelli l’avrebbe divorato di gusto, lui che ogni settimana scommetteva scaramanticamente sulla sconfitta della Viola, per la scorrevolezza, la puntualità e l’incisività dello stile. A lui, che scriveva senza fronzoli, piaceva dire: “Se un lettore qualunque fatica a leggere un tuo pezzo in metropolitana, vuol dire che non sei un buon giornalista, non lo sei ancora”. Lo diceva con un pizzico di cinismo, quanto gli serviva per porsi in affettuosa antitesi con Bettiza che su ogni frase ci ricamava. Guetta avrebbe fatto la sua figura nella squadra di Montanelli, mi sento di affermarlo dopo essere stato con Cilindro per sette anni al “Giornale Nuovo” e averlo seguito in altre escursioni. Mi direte che questo è un romanzo (o meglio, un saggio) e non un foglio quotidiano di carta stampata. Ma il discorso non cambia di una virgola laddove la chiarezza di esposizione, come nel nostro caso, non ha niente da spartire con la banalità. E poi, come scriveva Vasco Pratolini, “le idee non fanno paura a chi ne ha”.
In questa opera, che non è minimale e poi spiegherò il perché, l’autore la fa da protagonista, ma in modo lieve. E’ la storia particolare, soggettiva e comunque vera delle cose viola dai primi anni ottanta a oggi, una storia raccontata dall’osservatorio ora ingenuo, ora tifoso, ora privilegiato di David. E’ un libro che riesce a essere molto fiorentino senza cadere nel provincialismo tipico delle città mediane che vorrebbero ma non possono. Da queste parti il calcio è cosa essenziale, attraversa e abbraccia ogni ceto sociale, fa parte del Dna comune, non è la metafora della vita, è la vita stessa. Altrimenti la nuova Florentia in C2 non avrebbe più pubblico della vecchia Fiorentina in A. L’amore non si misura di norma a peso, stavolta però i numeri dicono quanto intenso e profondo è il sentimento che lega la gente di qualsiasi strato sociale alla squadra di pallone. Un concetto sospeso in ogni capitolo.
Se c’è un motivo che ho apprezzato in modo particolare, è il modo con cui Guetta si pone nei confronti dei suoi interlocutori. Di ciascuno racconta il suo rapporto con sincerità perfino sorprendente. La diplomazia è una utopia. I colori sono forti, i sentimenti espressi con forza. Prendete ad esempio i riferimenti al damigello di Vittorino Cecchi Gori dal cognome lunare. O talune sorprendenti rivelazioni. Come il mancato passaggio di Batistuta a Robbiati in un Roma-Fiorentina perso sul filo di lana nell’anno del mancato scudetto trapattoniano. “Ma guarda quanto è egoista”, mi dissi vedendo in tivù la scena del mancato raddoppio che avrebbe significato la quinta vittoria consecutiva. Da Guetta imparo invece che Batigol non passò il pallone al compagno meglio piazzato per via di uno screzio da spogliatoio.

E’ un peccato, questo sì, che David (a me piace chiamarlo Davìd con l’accento sull’ultima vocale) non abbia avuto uno spazio nazionale. Nel panorama dei radiocronisti di “Tutto il calcio minuto per minuto” farebbe un figurone. Lo conobbi in un pomeriggio d’estate del ’93, presentatomi dal satellite di Vittorino Cecchi Gori. In quei giorni avevo ricevuto l’offerta di dirigere Canale 10 e iniziare una strana avventura televisiva che abortì a metà strada. Inevitabile con quei compagni di cordata. “Guetta?”, dissi. “E chi è?”. Invece sapevo molto di lui.
Per una curiosa coincidenza un’amica di Lucca, straordinaria tifosa viola, mi aveva detto: “Guarda che se accetti la proposta e vai a Firenze, devi prendere Guetta. E’ uno incredibile, lo devi ascoltare, macina parole a un ritmo spaventoso, ti mette l’ansia, ti fa venire l’infarto, ma è unico. O sei allo stadio o devi vivere la partita con le sue parole. Dammi retta”. A distanza di tre giorni ricevetti un pacchetto con tre cassettine, sul nastro altrettante radiocronache di Guetta: uno spettacolo. Mi ero detto, dieci minuti e via. Dopo un’ora ero ancora lì a gingillarmi con la voce di Guetta che dava di ogni azione una interpretazione particolarissima: vera, falsa, chissà, alla Guetta. Il massimo per chi ha la Fiorentina nel cuore, nell’anima, nella testa.
Con Davìd ho trascorso un anno e mezzo a Firenze, un anno e mezzo tanto difficile quanto esaltante. In quel periodo ho imparato ad amare la città dei Medici. E i fiorentini mi hanno riservato un trattamento speciale, da re. Il giorno che chiusi con Canale 10, lanciarono dei volantini a mio favore: non lo dimenticherò mai. Per questo e altro ancora sono felice dello spazio riservatomi dall’editore Giannelli e dall’autore Guetta: felice ed onorato. Nel libro di Davìd ho ripercorso tante tappe della mia vita, sarà così per tutti coloro che portano un giglio all’altezza del cuore.

Mi rendo conto di essere stato troppo “nella” partita di ieri, di avere cioè dimenticato quello che stavamo conquistando per il quarto anno, ma non potevo fingere e l’avevo pure scritto.
Sentivo il quarto posto ormai come acquisito, come tanti di voi mi pare, e mi sbagliavo, lo si è visto al novantesimo, quando ha segnato il Genoa.
E’ stata una domenica spossante, per il caldo e perché la Fiorentina era sulle grucce.
La rabbia per non sfruttare il regalo della Roma era il sentimento dominante, ma sapevo, e l’ho detto, che era ingiusto per una squadra, uno staff tecnico, una società a cui dobbiamo solo dire grazie.
Ora abbiamo un paio di giorni per riprenderci e altri quattro per arrivare il più determinati possibile alla finale di ritorno contro il Milan.
Abbiamo perso all’andata e per qualificarci dobbiamo vincere con due gol di scarto: difficile, molto difficile, ma non impossibile.
Non ho voglia oggi di parlare di Melo, sarà meglio rimandare ogni riflessione di qualche giorno.
E in tutta onestà credo che il gol di Jorgensen, se conosco un po’ Corvino, cambi poco nella sua situazione contrattuale, a meno che non intervenga Andrea Della Valle, ma non credo.
Ieri è stata una gran giornata anche per Radio Blu, con le sue dodici ore di diretta.
Mentre ascoltavo tutto la mattina in streaming da Lecce, pensavo alla passione che ognuno di loro, a cominciare da Fabio Russo che se l’è fatte tutte di fila, ci mette nel proprio lavoro.
Sono certo che queste situazioni avvengono solo in radio, che è un mezzo assolutamente straordinario, incomparabile per me con ogni altra forma di comunicazione.

Mattina presto, nella mia stanza di albergo di Lecce, dopo la solita corsa di mezz’ora e dopo aver evitato l’umiliazione di correre con Benedetto Ferrara che nonostante abbia la mia stessa età va al doppio, ma per fortuna voleva partire troppo tardi per me.
Ho già vissuto giornate così, vigilie così, diviso tra la preoccupazione che il grande lavoro della radio e degli otto giornalisti che interverranno funzioni e l’eccitazione per un pomeriggio speciale.
E’ inutile fingere, come quasi tutti voi non mi elettrizza il punto Champions, ma piuttosto i risultati di Siena e Milano.
Intanto però dobbiamo vincere in questa città che sembra disinteressarsi al calcio, qui davvero, come ci ha raccontato da giorni Sardelli, si sentono tutti in B: se è una tattica, la “giocano” tutti alla grande.
Fa un caldo terribile, come credo a Firenze, e non sarà facile, ma quando è mai stato facile per la Fiorentina?

Repubblica, che è un grande giornale, ha rivolto a Silvio Berlusconi dieci domande a cui lui non risponderà mai.
Questo blog, che è molto più modesto, ma pugnace con i suoi quattromila visitatori diversi ogni giorno, di domanda ne pone una sola e molto più semplice ai genitori di Noemi Letizia.
Al babbo, per l’esattezza, non fosse altro che per vicinanza di ruolo.
Ma questa bella ragazza che ha appena compiuto diciotto anni e che ancora non ha deciso, come fossero due mestieri simili, se fare la velina o la parlamentare (lo saprà che bisogna avere venticinque anni per essere elette? Ne dubito…), quando va a scuola?
Visto che con questo andazzo ci sono ampie possibilità che in un futuro non lontano rappresenti il popolo italiano in Parlamento, a che punto è con gli studi?
No, perché mi chiedo quando mai trovi il tempo di studiare e frequentare la scuola una ragazzina di diciassette anni che passa senza problemi da ricevimenti ufficiali nei luoghi istituzionali dello Stato alle feste del Milan.
Sempre accanto a “papi”, si intende, ma con qualche difficoltà ad aprire un libro.
Io che martello ogni giorno Valentina con la necessità di andare oltre le apparenze, di ragionare di più, che la costringo a leggere i giornali ed essere meno superficiale di quanto lo si è, direi inevitabilmente, a quattordici anni, se fossi il padre di Noemi, di fronte a certe ambizioni (sue, e pare anche della madre) e alla mancanza di vita “normale” sarei molto, ma molto preoccupato.
Ed invece di brindare con una faccia un po’ inebetita accanto al Presidente del Consiglio comincerei a pensare seriamente a delle soluzioni per il bene di mia figlia.

E adesso tutti a piangere perché non viene Crespo!
Ma via, ragazzi, cerchiamo di non essere ridicoli.
Se veramente il Genoa pagherà due milioni netti di ingaggio per le prossime due stagioni, non è che “ci hanno fregato” il giocatore”, ma più semplicemente hanno perso la bussola e cercano di controbilanciare l’effetto negativo per la cessione di Milito e Motta all’Inter.
A certe condizioni, a quelle condizioni, Crespo fa bene ad andare da Preziosi e Corvino fa benissimo a non rilanciare.
Stiamo parlando di un ottimo giocatore, superiore a Vieri (oh yes), ma che sarebbe partito come riserva.
E una riserva alla Fiorentina non la puoi pagare quelle cifre, a meno di non voler far saltare il banco.

E’ chiaro come questo sia un post da leggere toccando ferro, ma visto che da quasi venti giorni l’idea del professor Pestuggia è diventata il boom mediatico della stagione, mi pare giusto informare la “mia” famiglia intrnettiana dello stato dell’arte.
Intanto alcune precisazioni: si va a Monte Senario ovviamente anche in caso di straordinario, immenso, incredibile, secondo posto.
Non si va a Monte Senario in caso di quarto posto, anche se la tentazione era forte, ma poi con Saverio ci siamo detti che alla fine sarebbe stato un ripiego rispetto all’idea iniziale.
Se arriviamo quarti dobbiamo festeggiare tutti moltissimo (ed infatti faremo il Viola Day domenica dalle 9 a orario da definire), ma Monte Senario no.
Per quanto riguarda le vostre continue sollecitazioni ai paninida offrire, è tutto a posto.
Ci saranno per tutti e pure freschi, nonostante la giornata di festa.
E qui vorrei ringraziare, oltre alla proprietà della radio che ci mette molto, chi ho “brutalizzato” commercialmente perché ci venisse in soccorso: Riccardo Bellini, che fornirebbe i gazebo, Daniele e Franco Petruzzi del panificio “La Spiga” che nella notte tra il primo ed il due si metterebbero eventualmente a preparare cinquemila panini, Andrea ed Alessandro Galanti che quei panini sarebbero pronti a riempire e Massimo Puccetti dell’Acqua Silva che porterebbe il bere per tutti, mentre sui gelati ci sto lavorando.
Come avete visto, ho parlato rigorosamente per scaramanzia al condizionale, però ce la stiamo mettendo tutta e vi assicuro che l’organizzazione non è affatto facile.
Ma io spero di affaticarmi moltissimo tra il 31 maggio sera ed il 2 giugno…

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