aprile 2009


Vorrei tranquillizzare chi mi vuole bene e dare una piccola delusione a chi punta diritto sul mio infarto per via delle battaglie intraprese via internet o attraverso le modulazioni di frequenza: io sono una persona che relativizza molto, lavora di più e che non ha troppo tempo per angustiarsi per le sciocchezze che vengono dette e scritte sul proprio conto.
Anche sulle bischerate e sulle falsità che magari tre persone diverse fanno arrivare tramite trenta o quaranta messaggi di insulti.
Sintetizzando: me ne frego.
Certo, ho un carattere particolare, prendo posizione, non mi nascondo, ma poi la cosa finisce lì, mi passa tutto.
Ergo: tutte le cose di cui si è straparlato negli ultimi tre giorni, una volta esternato il mio pensiero, mi interessano nella misura in cui possono coinvolgere la radio, quindi pochissimo.
Ho detto la mia, ho scatenato un po’ di casini (però, nella sostanza, avevo ragione: Radio Blu NON è l’house organ della Fiorentina e affermarlo è offensivo, e al famoso ed imperdibile premio hanno partecipato 6 radio toscane su 30) ma in fondo è anche il bello di queste cose.
Ragazzi si sta parlando di calcio e so di essere fortunato ad avere una tribuna da cui parlare invece di urlare al vento.
Sono insomma molto sereno, stasera vado a godermi il testo di Gaber con Barbareschi alla Pergola e sinceramente credo che fare il giornalista sia un lavoro come un altro, magari più divertente.
Non mi sento affatto un missionario della verità, insomma, e poi il calcio è veramente poca cosa rispetto alla vita normale, lo dico spesso, ma c’è troppa gente che non lo sa e si prende troppo sul serio.
Via ragazzi, staimo raccontando di uno sport, mica siamo a fare un reportage in Iraq.
Mi ha fatto ovviamente piacere il comunicato della redazione di Radio Blu, che ha capito che se mi sono mosso in un certo modo era solo per salvaguardare il lavoro di tutti, ma la principale occupazione di oggi è cercare di confezionare un Pentasport che sia gradito a chi ci ascolta.
E se è vero che gli articoli che ho scritto e che scriverò serviranno il giorno dopo solo per incartare il pesce, è altrettanto certo che nella prossima settimana, dei fiumi di parole dette a sproposito un po’ da tutti, non resterà neanche “un’impressione che ricorderemo appena”, come ha scritto a suo tempo il sommo poeta Guccini Francesco.

Alla faccia dei moralisti e di quelli che urlavano allo scandalo perché la Fiorentina faceva ricorso.
Lo scrissi di getto appena arrivò la notizia della maxi squalifica a Melo e anche riflettendoci con più calma ero convinto che fosse giusto provare a ridurre la sanzione.
Cosa dicono adesso quelli che “la Fiorentina sta facendo una brutta figura verso l’intera Italia calcistica”?
Intanto riavremo presto un giocatore fondamentale per il centrocampo viola e a questo punto, poiché voglio stravincere, mi piacerebbe pure sentire le parole di scuse di Melo alla prima conferenza stampa utile.
Scuse non verso Lopez, ma nei confronti dei suoi tifosi, compagni di squadra, dirigenti e allenatore.

Uno dei miei difetti maggiori è certamente l’autoreferenzialità.
Si tratta di una caratteristica piuttosto comune nel mondo giornalistico e in questo io ho preso certamente il peggio della categoria.
Ho però scoperto che c’è chi mi batte alla grande e allora, per una volta (che sinceramente non è neanche la prima…), faccio un uso scorretto del mio blog, anche perché non mi sembra giusto e corretto togliere spazio in radio per parlare di vicende così poco importanti ed edificanti.
Succede quindi che io costringa da sempre i più giovani della redazione ad ascoltare ciò che viene detto nelle altre radio, perché è giusto sapere cosa c’è in giro e poi magari qualcuno è bravo e si può pure provare a portarlo a Radio Blu.
Tommaso Loreto, ad esempio, l’ho scoperto così, su segnalazione di chi seguiva altri programmi.
Ebbene, mi raccontano che continua ad andare in onda a raffica uno spot in cui si magnifica una certa trasmissione come “la migliore dell’anno secondo il CORECOM”.
Ieri mi dicono sia stata addirittura declamata in diretta la motivazione per l’assegnazione di tale trofeo.
Mi sono già occupato della vicenda, spiegando come Radio Blu non avesse alcuna possibilità di vincere per il semplice fatto che…non partecipava al concorso.
Incuriosito però dalla continuazione autoreferenziale dello spot, in cui io facevo e faccio la figura del dilettante, e comprensibilmente commosso per le motivazioni, sono andato a leggermi i nomi delle emittenti che si ereno iscritte al concorso.
Ebbene, solo e unicamente per i lettori di questo blog, sono in grado di segnalarle in esclusiva anche a voi: Nova Radio, Controradio, Lady Radio, Radio Barbanella City, Radio Bruno, Radio Toscana.

2000/2001

Serata calda di fine giugno, Cecchi Gori invita i giornalisti nel suo attico in Lungarno Corsini. Cena in piedi e sul maxi schermo le partite dell’Europeo. E’ in forma, il presidente-produttore-senatore. Antognoni e Luna se ne stanno un po’ defilati a benedire la ritrovata unione, mentre non c’è Poggi, dimissionario da qualche settimana. Si parla di tutto, di calcio e di donne. Vittorio muore dalla voglia di raccontarci il fresco fidanzamento con la Marini, a noi in verità interesserebbe di più sapere della cessione di Batistuta e di come verranno spesi i settanta miliardi incassati. «Ci rinforzeremo – spiega – non vi preoccupate. Se adesso uscissi di casa e andassi in giro per il centro, non ci sarebbe nessuno che mi insulterebbe: la gente mi vuole ancora bene». Peccato che non gli sia venuta la stessa tentazione due anni dopo…
Ad un certo punto qualcuno chiede del veronese Brocchi, inseguito da mesi e Vittorio casca dalle nuvole.
«Lucia’ vié qua – ordina a Luna – ma che facciamo con sto’ Brocchi, lo prendiamo o no?».
Ed è qui che deve essere nato l’equivoco fatale, perché di brocchi quell’estate non ne presero uno solo, ma tanti. Come spesso gli succedeva, Lucianone nostro aveva esagerato nell’eseguire i desideri del principale…

SOLDI BUTTATI
Arrivarono infatti con pagamento cash Nuno Gomes (trenta miliardi), Leandro (venti miliardi), quel fenomeno di Marco Rossi (sedici miliardi), Vanoli (otto miliardi per la sola comproprietà), Amaral (quattro miliardi): roba da chiedere la perizia psichiatrica per chi aveva condotto e avallato simili trattative. Quella campagna acquisti dissennata fu la mazzata finale per una società che già boccheggiava per i 72 miliardi “imprestati” alla Fin.Ma.Vi (cioè a Cecchi Gori stesso) e per aver dato in pegno alle banche i soldi degli abbonamenti e dei diritti televisivi delle stagioni successive. Incalzato dalla contestazione dei tifosi, il presidente-senatore-produttore aveva però sciaguratamente ordinato di comprare lo stesso, anche se non c’erano più soldi. Luna ed Antognoni avevano fatto il resto, acquistando a fine mercato giocatori che valevano al massimo la metà del prezzo pagato. Per non parlare poi degli ingaggi elargiti: nove miliardi lordi a Nuno Gomes, sei a Leandro, due a quel fenomeno di Marco Rossi e ad Amaral, due e mezzo a Vanoli.
Il livello societario era talmente da basso impero che ad un certo punto anche un certo Simone Santercole si trovò in una posizione di potere. Era figlio di Gino Santercole, a sua volta nipote di Adriano Celentano e in quanto tale appartenente al famoso Clan. Una riedizione in giacca e cravatta del buon vecchio Mario Bartolelli, figlio del potente Sergio, bomber inespresso dei primi anni novanta. La competenza calcistica e l’esperienza a livello di società di Santercole junior rasentava pericolosamente lo zero, ma il neo dirigente poteva contare sua una sola decisiva qualità: sua madre, risposandosi, era infatti diventata la signora Luna, e tanto bastò per insediarlo al secondo piano in piazza Savonarola.

FACILE ORA
Già, facile dirle ora queste cose. Perché non le ho tirate fuori al momento giusto, denunciando il livello di degrado che aveva raggiunto la mia amata Fiorentina? La giustificazione maggiore è legata alla consapevolezza che non esistevano alternative a Cecchi Gori, e qui purtroppo ho avuto ragione. La famosa fila di compratori disposta ad acquistare la società non è mai esistita, quando invece ne sarebbe bastato uno solo tra quelli che si sono fatti pubblicità a nostre spese per evitare il tracollo. Inoltre, un conto è viverle giorno per giorno certe situazioni ed un altro è storicizzare adesso tutto quello che è successo. Voglio dire che come molti non avrei mai pensato che si potesse arrivare alla distruzione della società. E non ci ho creduto fino alla sera del 31 luglio 2002. Ho comunque sbagliato, molto sbagliato, nelle valutazioni, mantenendo per un anno di troppo un atteggiamento possibilista nei confronti di Cecchi Gori e di tutta la corte dei miracoli che gli stava dietro. E ho pagato, duramente pagato per questo errore.

I DUE IMPERATORI
Il Trap se ne era intanto andato da gran furbo, dando la colpa dell’addio ad una aggressione nell’ultima giornata di campionato, ma io non ci ho mai creduto. La verità è che aveva intuito da mesi come sarebbe andata a finire, e poi c’era la Nazionale ad aspettarlo. Per sostituirlo, siccome un imperatore (Luna) non ci bastava, ecco arrivare a Firenze pure il secondo, Fatih Terim. Erano divertenti tutti e due. Uno come controfigura di Carlo Verdone, nel muoversi e nel parlare, l’altro per le emozioni regalate sul campo da dicembre a gennaio. Non ho però mai capito che cosa avesse di davvero speciale e non è mai riuscito a contagiarmi col suo famoso carisma, o forse ero io che non mi accontentavo di qualche corsa sotto la pioggia verso la Fiesole, chissà. Terim aveva vinto degli scudetti in Turchia, impresa non impossibile potendo allenare il Galatasaray, e una Coppa Uefa che lo aveva lanciato ai massimi livelli sul palcoscenico europeo: sinceramente non mi sembrava paragonabile a Trapattoni.
PRESUNZIONE
L’inizio di Terim fu da incubo. A Innsbruck, in conferenza stampa prima della gara con il Tirol, il tecnico viola se ne uscì con una serie di affermazioni polemiche contro la società, con accanto il silente, eppure direttore generale, Antognoni. «Passeremo il turno, non ci sono problemi perché siamo nettamente più forti degli austriaci», proclamò inoltre tra le righe l’imperatore-due. Mai visto preparare peggio una partita, ed infatti il Tirol ci fece a fette, passando agevolmente il turno. E quando, prima dell’esordio in campionato contro il Parma, Terim scrisse ai giornali una lettera aperta in cui accusava Cecchi Gori di non aver mantenuto le promesse, la rottura tra i due si era già consumata.

CONSIGLI DI BORSA
Serata di ottobre a Canale Dieci, pausa pubblicitaria, sono seduto accanto a Cecchi Gori, venuto con la mamma in trasmissione.
«Vittorio, ho visto che per la vendita delle televisioni la Seat ti ha dato metà dei soldi in azioni. Siccome ne ho anch’io quattromila, le ho comprate a 5 Euro e adesso sono poco sopra 3, che dici? Le tengo o le vendo incassando la perdita?»
«Ma sei matto? Quelle sono le azioni del futuro e arriveranno come minimo a 8 Euro»
«Grazie Vittorio».
Nel marzo 2003 le azioni Seat valevano 0,6 Euro, i miei 20.000 Euro si erano quindi ridotti a 2.400, i 258.000.000 Euro di Vittorio è meglio non saperlo.

Sandro Mencucci è il più fiorentino e dunque, quasi per definizione, il meno diplomatico della dirigenza viola.
Ha commesso delle sciocchezze in passato, sto parlando del 2005, nel tentativo maldestro di difendere la Fiorentina dalla combine ordita per mandarla in B e ha trascorso molte giornate amare, scansato da chi prima lo omaggiava e che è poi tornato ad omaggiarlo quando ha visto che i Della Valle credevano ancora in lui (c’era chi lo definiva ragioniere per sminuirne il titolo di studio che è quello di dottore commercialista, chi pretendeva le sue dimissioni e via a seguire, salvo poi effettuare improvvise giravolte…).
Attaccarlo per le parole pronunciate a Radio Blu (“se fossi l’autore dello striscione, chiederei scusa”) vuol dire da un lato cercare un modo assurdo per fare polemica in un giorno di festa e dall’altro cercare di pareggiare conti personali con il presunto anello debole della dirigenza viola.
Perché lo stesso Andrea Della Valle ha fatto capire che quello striscione non lo aveva gradito affatto e meno che mai il riferimeto alle discoteche, che era poi la parte forte della contestazione.
Prandelli e Corvino erano stati più diplomatici, soprattutto il primo, ma penso proprio che il pensiero del sanguigno Mencucci sia lo stesso delle più alte autorità viola.
Solo che l’amministratore delegato lo ha esternato quasi a sorpresa, prendendosi vagonate di insulti e facili riferimenti alle telefonate di quattro anni fa (scusate, ma allora eravate d’accordo sul fatto che ci abbiano condannato?).
So benissimo di prendere una posizione politicamente scorretta, ma trovo questa vicenda molto triste in una domenica di grande gioia.

Come si possa passare dalla prova di Udine alla gara di ieri sera è uno dei misteri affascinanti del calcio.
D’accordo, ha ragione Prandelli, il gol iniziale di Vargas ci ha aiutato tantissimo, intanto però bisogna farlo un gol così.
Non ci sono parole per la partita di Jovetic, Semioli e Gilardino, anche Vargas è stato da 7 pieno.
Insomma, una prestazione maiuscola di tutti, tanto che quello col voto più basso è stato Frey, perché poco impegnato (ma la Roma nel primo tempo aveva giocato bene, sprecando tantissimo).
Una serata che entra diritta nella storia della Fiorentina, mentre nella storia di Radio Blu entrano gli agghiaccianti due minuti pre-gara in cui gli stonatissimi Guetta e Pestuggia si sono lanciati in un’impresa agghiacciante: cantare l’inno della Fiorentina in diretta.
Roba che se Narciso Parigi ci chiedesse i danni, avrebbe perfettamente ragione.
Infine, gli scontri, tutti ampiamente previsti.
Devo raccontare un piccolo retroscena: a un’ora dall’inizio della partita ero stato informato che stava prendendo corpo da parte dei tifosi viola l’ipotesi di chiedere che la gara non venisse giocata per via degli incidenti.
Avevamo però parlato col dottor Tagliente (poi intervenuto con un colpo di fortuna in diretta) che ci aveva espressamente chiesto di tenere i toni bassi per evitare che le persone allo stadio, ascoltando la radio, si innervosissero ancora di più.
Ho preso la decisione da solo e ho taciuto su questa eventualità che poi ha perso di consistenza, per fortuna, perché non oso pensare a cosa sarebbe successo nel far defluire dal Franchi le trentamila persone presenti.
Complimenti comunque a chi ha deciso di non considerare Fiorentina-Roma una partita a rischio, ma tanto l’anno prossimo sarà la stessa musica.

Poche righe per raccontare cosa è successo oggi allo stadio, dove l’ottimo Matteo Sestini ha intercettato Cellerino, fino ad oggi poco conosciuto attaccante del Livorno, e ha correttamente riferito della cosa la redazione.
La notizia è andata diritta nel Pentasport provocando la piccata reazione della Fiorentina, che ha parlato di cattiva informazione.
Io sono intervenuto in diretta ribadendo come Cellerino fosse a Firenze, al Franchi, ma che, come mi avevano giurato in società, non c’era stato alcun incontro con Corvino.
Matteo Sestini ha un forte dubbio sulla versione della Fiorentina, ma io chiudo qui la vicenda limitandomi ad alcune considerazioni.
1) Su internet, nelle varie radio e televisioni girano nomi su nomi, si parla di incontri con questo e con quello, mi raccontano che qualcuno avrebbe anche detto via etere che Melo è sul mercato e nessuno in società si è mai sognato di fare una smentita. Un po’ come accade col Processo di Biscardi…
Se in questo caso è arrivata una cannonata, è un ottimo segnale: vuol dire che Radio Blu è considerata talmente autorevole e ha un seguito così alto che la Fiorentina si sente in obbligo di intervenire ad personam se ritiene che sia stata detta un’inesattezza.
Era successo recentemente, mi pare, solo con Calamai e quindi con la Gazzetta dello Sport a proposito di un’intervista a Melo. Sestini, che ha cominciato da poco questo mestiere, dovrebbe essere orgoglioso del paragone.
2) Una delle poche cose certe di questa piccola vicenda era che Cellerino fosse a Firenze e Radio Blu è stata l’unica a dare la notizia.
3) Se anche ci fosse stato un incontro in sede (ma io voglio credere alla società e quindi parto dal presupposto che non ci sia stato) mi sfugge quale effetto destabilizzante avrebbe avuto nella preparazione della gara di sabato.
4) E’ paradossale che proprio a Radio Blu, che si è imposta di parlare pochissimo di mercato, sia avvenuta questa tempesta in un bicchier d’acqua, però se abbiamo una notizia (e Cellerino a Firenze lo era) la diamo.
5) Ora vado a vedermi tutti i filmati di Cellerino, perché fino a due ore fa quasi ne ignoravo l’esistenza…

P.S. Oggi ho incontrato casualmente Corvino e, siccome noi fiorentini siamo pronti a rischiare tutto per il gusto della battuta, gli ho chiesto quando avrebbe presentato Cellerino…
Vi risparmio la risposta e pensiamo a battere la Roma

Io voglio vedere la stessa Fiorentina del 2001, quella dell’ultima vittoria contro la Roma.
C’era molta più differenza tra le due squadre in quello strano lunedì di quanta ce ne sarà sabato sera e quindi non sarà giustificabile alcuna paura o cedimento psicologico.
Dovranno avere il paraocchi, fregarsene degli striscioni e perfino del tifo, dovranno essere concentrati, ferocemente concentrati, solo sull’obiettivo.
Che sarebbe ovviamente vincere, ma soprattutto giocare una partita straordinaria per abnegazione e forza fisica.
Poi c’è l’imponderabile, c’è l’arbitro, c’è Totti e magari pure Vucinic.
Ma in campo ci voglio la Fiorentina, quella vera, che in questa stagione si è vista davvero poche volte.

WEMBLEY
Lo calpestai la prima volta da turista a quindici anni, e per me è sempre stato con il Bernabeu lo stadio simbolo del calcio. L’Old Trafford di Manchester è certamente più bello e funzionale, ma la parola stessa, Wembley, evoca la leggenda. Come quando l’Italia di Valcareggi batté per la prima volta l’Inghilterra fuori casa: se non fosse accaduto a Wembley, sono sicuro che oggi ce ne ricorderemmo con meno entusiasmo. La sera prima della partita ci fecero entrare in campo a seguire l’allenamento e le senti dentro certe sensazioni, compreso l’orgoglio di sapere che trasmetterai da lì e chissà quando mai succederà di nuovo.
C’era molta polemica in quel periodo nella Fiorentina per via delle tre sconfitte consecutive rimediate in campionato. Tre schiaffi che avevano indotto il Trap a dare clamorosamente le dimissioni a Piacenza per scuotere l’ambiente. Dimissioni immediatamente ed opportunamente respinte da Luna e Cecchi Gori. Si parlava comunque del possibile arrivo di Guidolin, ma quella sera a Londra Trapattoni azzeccò tutto, compreso l’impiego a sorpresa di Firicano e Rossitto. Avevamo un solo modo per passare il turno: battere l’Arsenal, ed il gol dell’immenso Batistuta ad un quarto d’ora dalla fine è stato come scalare in tre secondi il Paradiso calcistico. Solo al ventesimo “gol” urlato, mi accorsi del sorriso rassegnato (“ah, questi italiani”) dell’impassibile poliziotto inglese che avevo a cinque metri. Eravamo agli ottavi di Champions Leagues, quasi troppo bello per credere che fosse vero.

BILANCI SANI
La prima partita del turno successivo è da brividi, contro il Manchester, squadra detentrice del trofeo. La settimana precedente la gara, mi lancio senza paracadute in un documentatissimo articolo sui bilanci delle due società, avvalendomi della consulenza di Andrea Parenti, che con i lucciconi agli occhi aveva letto quanto utile riuscisse a produrre il club inglese. Al contrario, a fine stagione, la Fiorentina aveva sempre bisogno degli assegni di Cecchi Gori per far pari. Non era un pezzo contro il presidente-senatore-produttore, anzi Vittorio passava quasi per un mecenate, ma non sapendolo ero finito su un terreno minato. Il perché lo avrei scoperto solo qualche mese più tardi, quando cominciò a venire fuori la storia dei 72 miliardi che la Fiorentina aveva “imprestato”, proprio in quel periodo, alla Fin.Ma.Vi, cioè a Cecchi Gori stesso. Il giorno della pubblicazione della mia analisi mi telefonò Luna.
«Che caz…. hai scritto sul giornale?! Ma chi ti ha detto tutte quelle cose sui bilanci?»
«Parenti, e comunque che problema c’è? I bilanci sono pubblici, Andrea mi ha dato una mano a leggere le voci. Tutti sanno che il Manchester è la società calcistica che fa più utili al mondo»
«Noi abbiamo i bilanci migliori del Manchester»
«Se lo dici te…»
«Che sta’ a mette’ in dubbio le mie parole?! Tu da oggi sei sospeso dalla televisione».
Seguirono riunioni interminabili in cui anche Pistelli, fratello della signora Valeria e presidente di Canale Dieci, cercò di rintracciare Lucianone nostro, sparito come sempre accadeva nei momenti di crisi. Alla fine sbrogliai io la situazione e finsi una malattia diplomatica per non condurre il primo Ring successivo allo scontro. Poi Pistelli incrociò quasi per caso Luna e lo costrinse a tornare sui propri passi. Per un paio di mesi l’amministratore delegato mi tolse il saluto, ed io ho sempre avuto il sospetto che pensasse che io fossi a conoscenza degli intrallazzi che lui ed il suo amico Vittorio stavano combinando ai danni della Fiorentina. Invece, come quasi tutti, venni informato anch’io dal Corriere dello Sport in un venerdì del febbraio 2000.

LO SAI CHE FA SCONCERTI?
No, non lo sapevo, ed è meglio, per decenza, non riportare quello che mi disse Luna la domenica successiva alla pubblicazione del bilancio viola e alle esternazioni del “direttore” a Radio Blu. Nel documentato pezzo di Antonio Maglie veniva fuori per la prima volta la storia dei 72 miliardi, spariti dalle casse della società. La telefonata mi arrivò poco prima di Venezia-Fiorentina, e sono quasi sicuro che Lucianone nostro stesse recitando a soggetto, avendo davanti uno spettatore interessato alla vicenda (forse Poggi). La parte finale della conversazione merita comunque di essere ricordata.
«E’ possibile non far parlare più Sconcerti alla radio?»
«Se gli dicessi una cosa del genere, lui andrebbe immediatamente da un’altra parte e farebbe bene. Con Sconcerti otteniamo un grande ascolto e ci costa molto, abbiamo sottoscritto un impegno fino al 2001»
«Quanto ce vo’ per mandarlo via? Dieci, venti, trenta milioni? Famme sape’, perché i soldi non sono un problema»
«Lascia perdere, Luciano, io Sconcerti non lo voglio mollare».

MEZZI ILLIMITATI
Se potessi riavvolgere il nastro della mia vita professionale, cambierei poche cose. Tra queste c’è sicuramente una tragica intervista con Cecchi Gori a fine partita. Quello che disse il presidente-senatore-produttore è rimasto nella storia. Il preambolo era la guerra in corso tra Antognoni, che avrebbe voluto avere il famoso “potere di firma” per siglare i contratti, e Luna. Un Vittorio infuriato ed allucinato si presentò a camicia aperta e catenone d’oro ben in vista davanti alle telecamere.
«Devono stare tutti attenti a quello che fanno, qui si sono dimenticati che c’è una sola persona che comanda: Vittorio Cecchi Gori»
«Vittorio, parliamo di mercato: Batistuta verrà ceduto?»
«Batistuta rimarrà. E anche se dovesse andare via, non vi preoccupate perché arriveranno due Batistuta. Qualcuno si diverte a mettere in giro storie false sul nostro gruppo, dunque è arrivato il momento di chiarire le cose: abbiamo mezzi illimitati per rinforzare la Fiorentina e per vincere lo scudetto».
Ma perché, maledizione, sono rimasto zitto? A mia (piccolissima) giustificazione posso dire che intervistare Cecchi Gori nello sgabuzzino dello stadio, con Cardini e tutta la corte dei miracoli che fa continuamente segno di stringere, non è il massimo della vita. Non era però la prima volta che lo facevo e con quel silenzio è come se avessi avallato le follie che Vittorio stava raccontando alla gente: davvero un pessimo esempio di giornalismo.

SOGNO SVANITO
Ci sono svariate teorie per spiegare l’eliminazione dalla Champions Leagues, dopo l’ottima partenza in casa contro Manchester e Valencia. C’è chi dice che avremmo dovuto osare di più a Bordeaux o che a Valencia (ed è vero) annullarono ingiustamente un gol di Rui Costa che ci avrebbe fatto passare il turno. La verità è che in Spagna e nella successiva gara all’Old Trafford la squadra era come svaporata sul piano del gioco, complice anche la condizione atletica, inevitabilmente in calo dopo la preparazione affrettata di luglio. A Manchester provò ancora Batistuta a tenerci a galla, ma purtroppo incappammo in un Rui Costa fuori condizione, e poi non ci fecero più uscire dall’area di rigore.
Con un guizzo d’orgoglio e tanto mestiere Trapattoni riuscì comunque a pilotare la Fiorentina verso la qualificazione Uefa, raggiunta il giorno dell’addio di Bati. Aveva segnato 152 reti in serie A, ed io le avevo raccontate tutte. Adesso era un po’ come perdere un compagno di viaggio, che negli ultimi anni era diventato molto litigioso. Le sue lacrime dopo aver battuto l’impossibile record di Hamrin furono il segno inequivocabile che ci avrebbe lasciato. L’unico contento era Cecchi Gori, che risparmiava dodici miliardi lordi di ingaggio, incassando per un giocatore di trentuno anni l’incredibile cifra di 70 miliardi.

ROMA – Una gara a porte chiuse per la Juventus. Il giudice sportivo ha anticipato, a sorpresa, le proprie decisioni per prendere provvedimenti dopo lo scandalo scoppiato per il caso Balotelli, il giocatore dell’Inter investito vergognosamente sabato sera da salve di buuh e insulti razzisti. Dura la decisione del giudice Tosel: la prossima partita in casa della Juventus (3 maggio), quella col Lecce, dovrà essere giocata a porte chiuse. Il giudice ha affermato, nel dispositivo della sentenza, che Balotelli è stato fischiato e insultato “in molteplici occasioni” e ai cori razzisti hanno partecipato “vari settori dello stadio”. Non solo, insomma, le curve e gli ultras più accesi: un atto cui ha partecipato più o meno la maggioranza dello stadio.
L’aggravante è che in questo caso, come era invece accaduto in altri -fungendo così da attenuante – si è verificata “l’assenza di qualsiasi manifestazione dissociativa da parte di altri sostenitori ovvero di interventi dissociativi da parte della società”. Insomma nessun intervento agli altoparlanti dello stadio, nessun invito al pubblico a recedere da questo comportamento. Il comunicato di scuse della società arrivato soltanto ieri, domenica, non è stato evidentemente considerato sufficiente. Anzi assolutamente tardivo.
Il giudice Tosel ha potuto decidere sulla base di un rapporto molto dettagliato dei commissari di campo. E così mentre l’arbitro Farina mandava avanti regolarmente la partita “i collaboratori della Procura Federale” prendevano annotazione. “In molte occasioni – è scritto – con particolare riferimento ai minuti 4°, 26°, 35°, 41°, 42° del primo tempo e 11°, 19°, 22°, 25° e 30° del secondo tempo, i sostenitori della società ospitante, in vari settori dello stadio, intonavano cori costituenti espressione di discriminazione razziale nei confronti di un giocatore della squadra avversaria”.
Dura la conclusione e la motivazione della condanna a giocare a porte chiuse, arrivata dopo aver valutato “la gravità del fatto, e per la pervicace reiterazione di tali deplorevoli comportamenti, che nulla hanno a che vedere con la passione sportiva

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