settembre 2008


1985/86
Nell’estate venne fuori la mia anima irrimediabilmente provinciale. Per mettere una toppa ad una situazione sentimentale burrascosa mi ero impegnato economicamente in un’avventura al di sopra delle mie possibilità: un magnifico e romantico viaggio esotico di ben due settimane alle Seychelles. Tutto molto bello, come avrebbe detto Pizzul in telecronaca, ma con un piccolo particolare assolutamente sottovalutato alla vigilia: da quelle parti non arrivavano giornali italiani. Un incubo. Erano i giorni in cui sembrava che il grande Falcao, in rotta con la Roma, potesse vestire la maglia viola ed io ero all’oscuro di tutto. Feci cose da vergognarsi. Simulando interesse per alcune forme di architettura locale, andai ad una specie di mostra vicino all’aeroporto e mi misi ad aspettare i voli dall’Italia per elemosinare i resti dei quotidiani sgualciti da dieci ore di viaggio. Telefonai quattro volte in Italia ai quei pochi amici a cui potevo confidare che io, sì, stavo benissimo fra le palme, le noci di cocco ed il mare, ma avevo assolutamente bisogno di sapere cosa stava succedendo a Firenze e nella Fiorentina. Tutto questo fervore non servì a niente, perché Falcao, evidentemente non informato della mia angosciosa partecipazione all’avvenimento, alla fine non venne ed i viola furono l’unica squadra a presentarsi al via con un solo straniero, il grandissimo Passarella.

OSPITI
Intanto avevamo fatto un piccolo salto di qualità ed il Pentasport era diventato la prima trasmissione in Toscana ad andare in onda contemporaneamente in radio ed in televisione, su Telecentrotoscana. Diventava quindi fondamentale avere l’ospite in studio e decidemmo di puntare su una coppia che si alternava. Scegliemmo Galli e Massaro nove mesi prima che andassero da Berlusconi. In società però vigevano nuove regole ed ogni cosa doveva essere vagliata dai responsabili viola. Fu proprio in quei giorni che ricevetti una grande lezione da Claudio Nassi, che bocciò senza appello la mia proposta. «Vede Guetta – mi disse – i giocatori sono spesso come dei bambini. Voi date dei soldi a Galli e Massaro creando una disparità nello spogliatoio, poi gli altri si ingelosiscono e nascono problemi. Fateli girare nelle vostre trasmissioni e non ci saranno screzi. E’ vero che sono poche lire rispetto agli ingaggi che prendono, ma lei non conosce i calciatori».
Li avrei conosciuti benissimo negli anni successivi. Ho visto cose a cui gli umani, per dirla alla “Blade runner?, non avrebbero mai potuto credere. Ho visto un grande campione straniero che pretendeva, non si sa bene a quale titolo, che la televisione di proprietà del suo presidente gli procurasse gratis e subito un frullatore. E la cosa più triste è che glielo facemmo avere, il frullatore, nel giro di un’ora direttamente nello spogliatoio. Si tratta dello stesso gentiluomo che dopo aver partecipato ad una festa di viola club, ed aver preteso per il disturbo due orologi da sei milioni ciascuno, si presentò il giorno dopo dal negoziante per avere in cambio i soldi, perché lui quegli orologi ce li aveva già. Ho ricevuto la telefonata risentita di un centrocampista di quantità di metà anni novanta che aveva saputo di una cassetta video da Lire 29.900 regalata all’ospite della settimana successiva. La voleva anche lui e ci concesse, bontà sua, la possibilità di scegliere il genere. Ed è per questo che penso debbano essere consegnati alla memoria dei posteri gli unici tre giocatori che in diciassette anni di battaglie senza esclusioni di colpi hanno rifiutato di prendere soldi o regali per venire nelle trasmissioni. Si tratta di Roberto Baggio, Lele Oriali e Sergio Battistini: a loro va un commosso grazie a nome della scalcinata categoria di cacciatori di ospiti.

E LA FIORENTINA VA
Quadrata in casa, un po’ fragile in trasferta, la Fiorentina di Agroppi stava stabilmente nei piani alti della classifica giocando un calcio essenziale e senza avere in pratica attaccanti. La progressiva involuzione di Monelli era arrivata ormai a livelli di guardia ed il nuovo acquisto Iorio dopo poche settimane piaceva più alle ragazzine fuori dello stadio che al tecnico di Piombino. In compenso vennero lanciati senza troppi tentennamenti due giovani di talento: Carobbi e Berti, mentre Battistini, faticava un po’ a trovare i ritmi giusti. Ma su tutti giganteggiava l’enorme talento di Passarella, che dopo uno scontro iniziale con Agroppi durante il ritiro, aveva preso la squadra in mano e faceva di tutto: chiudeva dietro e segnava di testa o su punizione. Semplicemente eccezionale. Intanto nelle partitelle del giovedì faticavano tra le riserve due signori che si chiamavano Roberto Baggio e Giancarlo Antognoni.

Me lo chiedevo ieri sera mentre era in corso “Forza viola” su Rtv38: ma davvero abbiamo giocato così male?
Ma davvero siamo così in crisi ed in mezzo al guado?
A me sinceramente mi sembra di averne viste di peggio e poi comunque avevamo vinto contro il Genoa rivelazione post Roma.
Eppure è tutto un discutere di Mutu, della manovra che non funziona, di Vargas che non si inserisce e via a seguire,
Non sto parlando di noi giornalisti, ma di voi che scrivete gli sms, e già sabato sera mi ero accorto che in tanti erano scontenti.
E allora ad un certo punto ho chiesto ad Orrico, gran uomo di calcio: “scusa, ma contro il Genoa abbiamo meritato la vittoria?”
Lui ha risposto sì e a me è venuto in mente che questa botta di catstrofismo e tafazzismo è figlia del fatto che sia stato Prandelli a dire che esistono dei problemi.
Cesare ha un tale ascendente sulla città e sui tifosi che ogni sua parola penetra nel tessuto connettivo del popolo viola e diventa legge.
Lui però voleva scuotere lo spogliatoio, sfrondarlo dai malumori e vedrete che questo pomeriggio, alla conferenza stampa pre Steaua, i toni saranno certamente più distesi.

La stessa cosa del dopo Bologna, con la differenza che il Genoa è più forte e che Frey è davvero fortissimo.
Il gioco è arrivato quasi alla fine, per una decina di minuti, prendiamo come buon segno in attesa delle prossime partite.
C’era troppa esagerazione nei commenti dopo Roma ed è in questi casi che sono sempre più convinto della scelta di Radio Blu di far parlare i giornalisti, i protagonisti, gli addetti ai lavori, piuttosto che aprire le linee telefoniche o riempire le trasmissioni di sms.
Non ascolto mai o quasi, ma chi è deputato a farlo mi ha raccontato di scenari apocalittici, spesso assecondati per paura di contraddire da chi sta dall’altra parte del mirofono.
L’unica controindicazione sono i costi: in quel modo i programmi costano un quarto del Pentasport…
Tornando al calcio, non stiamo benissimo ora, ma non eravamo morti prima.
E su Gilardino meglio stare zitti, altrimenti rischieremmo la retorica, però un salto dalle parti di Milanesso mi piacerbbe farlo.
Ma ci pensate: pensavano di averci dato una fregatura ed invece ora hanno tre palloni d’oro che girano vorticosamente?

Sarò infamato da Prandelli, ma stasera il risultato conta più della prestazione.
Urge salire in classifica, non importa come.
Certo, vorremmo vedere più collaborazione in campo, magari pure qualche urlo tra compagni, se è il caso, perché fa parte della logica del calcio, mica siamo ad un torneo di bridge.
Per quanto riguarda gli esclusi dalle convocazioni, la scelta più sorprendente è quella di Pasqual, fuori pure in Champions.
E’ il segnale di un malessere profondo, che a questo punto potrà essere curato solo a gennaio con un’eventuale cessione.
E per la partita valutiamo con attenzione la prova di alcuni in particolare, per capire se hanno capito le parole di Prandelli e Corvino.

Stefano Borgonovo legge e sente tutto, per esempio ha letto il post di Fagotto.
E allora ha scritto a Carlo Pallavicino, che mi ha autorizzato a pubblicare qui le sue parole che sono dirette a tutti quelli che gli vogliono bene.

cavolo carlo sono eccezzionali,sono quasi imbarazzato,ma tu
sai perfettamente quanto io ami firenze,la sua gente,la loro
schiettezza,la loro fantasia,e coerenza… poi,al mondo non
c’è nulla che possa minimamente,eguagliare l’amore
che hanno verso la FIORE…GRANDI!!
ciao,STEFANO.

Due nomi su tutti: Mutu e Montolivo.
Perché sono tra i più gravi, perché non avevavno giocato o quasi contro il Bologna, perché dall’alto danno l’impressione di giocare con sufficienza, e su quello sbaglierò certamente io, però è così.
Ma non solo loro, naturalmente.
Le differenze tra l’ultimo impalpabile Pasqual e il costosissimo Vargas non si sono viste, Felipe continua a prendere un cartellino a partita, Kuz era un altro rispetto a domenica.
Solo Gilardino nel primo tempo e (per dignità, non altro) la coppia centrale nella difesa meritano complessivamente qualcosa più del 5.
Frey è un altro discorso, anche se ha sbagliato sul gol di Siviglia.
Un disastro, insomma, annusato peraltro da Prandelli sabato e ribadito con grande sincerità da Cesare ieri sera.
Ma era solo una partita ed è questo il bello del calcio, ora però svoltiamo davvero pagina.

IL TELEFONO, LA MIA CROCE
Ore 13 del 6 gennaio 1985, ovviamente domenica. Sono già al Comunale di Torino e cerco notizie della radio corrispondente per la presa telefonica. Il giornalista arriva venti minuti dopo, sembra tutto a posto, ma non ha l’apparecchio con sé. Panico totale, come faccio a trasmettere senza telefono? Mi ricordo che un amico del mare, Andrea Masatto, vive a Torino. E’ maledettamente gobbo, ma abita a due chilometri dallo stadio. Telefonata angosciata, lui non c’è, ma la mamma sì e mi impresterebbe quello che è improvvisamente diventato il mio oggetto del desiderio. Taxi, corsa disperata verso il campanello: non risponde. Suono ad altri condomini, compreso il vicino di pianerottolo, tal Marchisio Busellu. Qualcuno apre e salgo all’ultimo piano. La signora Masatto mi consegna il telefono e, maledizione, scopro che ha una conformazione tecnica da fine ottocento, come non avevo mai visto e non va bene. Accidenti alle tradizioni sabaude! Intanto il ragionier Marchisio Busellu apre lentamente e con diffidenza piemontese dieci centimetri di porta. Con la coda dell’occhio lo vedo: è lui, il telefono grigio! Con gli spinotti messi al punto giusto!
«Me lo dia!», imploro Marchisio Busellu.
«Ma veramente…»
«Le lascio un assegno in bianco, ne ho bisogno per la radiocronaca!»
«Signora Masatto, ma lei lo conosce questo giovanotto?»
«E’ un amico di mio figlio, uno del mare…»
«La prego, mi dia il telefono, tra venti minuti comincia la partita e tutta Firenze (bum!) aspetta me»
«Va bene, tenga pure, ma me lo riporti, neh!…»
Strappo il telefono, lascio l’assegno, rimonto sul taxi, travolgo una decina di persone sulle scale del Comunale e quando entrano in campo le squadre compongo il numero di Radio Blu.

ZIO UCCIO
De Sisti si dimise a dicembre, nella settimana precedente alla sfida con la Juve. A sorpresa i Pontello pensarono al sessantaseienne Ferruccio Valcareggi, a cui in un primo tempo era stata proposta una sorta di controllo su De Sisti, soluzione giustamente rifiutata da Picchio. La guida dell’ex tecnico della Nazionale fu giudiziosa, in linea con la sua saggezza e la Fiorentina evitò di finire invischiata nella lotta per non retrocedere. Qualche capo dello spogliatoio capì che era il caso di finirla con le lotte interne e tutti più o meno si misero a remare dalla stessa parte. Ad Avellino feci arrabbiare Valcareggi, come mai gli era successo nella sua lunga carriera, almeno così mi ha detto il figlio Furio.
Era successo che la Fiorentina, dopo aver battuto 4 a 0 il Bari a Firenze, giocasse in Puglia un’inutile gara di ritorno di Coppa Italia. Alla mezz’ora i viola sono già in vantaggio con Pellegrini e a quel punto Valcareggi fa riscaldare i giovanissimi Bortolazzi e Carobbi. Inizia il secondo tempo e le due riserve continuano a lavorare a bordo campo. Dopo dieci minuti, e complice l’assoluta assenza di pathos, comincio a chiedermi cosa stesse aspettando il tecnico per buttare dentro i ragazzi. Vado avanti in un crescendo di ironia un po’ pesante verso Valcareggi fino a venti minuti dal termine, quando entra Bortolazzi per Pecci. Ancora dieci minuti e tocca finalmente a Carobbi per Gentile. Lì per lì non succede niente, ma la domenica successiva, appunto ad Avellino, appena terminata la gara Valcareggi dribbla i cronisti e si dirige minaccioso verso di me. «Come ti permetti!! Ma chi sei tu per dirmi chi devo cambiare e quando, ci vuole rispetto per le persone che lavorano!!!». I toni della filippica erano esagerati, ma in sostanza aveva ragione: ero andato un po’ troppo sopra le righe.

FINALMENTE LA BATTIAMO
La mia radiocronaca preferita da bambino era Juventus-Fiorentina 2 a 3, con gol viola nel finale. Una partita totalmente inventata, con nessun appiglio, ahimè, con la realtà. Fantasticavo sulle reti dei miei idoli Brugnera e Chiarugi, parlavo ad un immaginario microfono e mi esaltavo per la vittoria.
Attendevo da tempo un momento del genere ed era destino che raccontassi un successo della Fiorentina a Torino nella gara più inutile. I bianconeri stavano preparando la tragica finale di Coppa dei Campioni con il Liverpool ed erano staccatissimi dal Verona, noi galleggiavamo a metà classifica. Loro passarono subito in vantaggio con Briaschi, ma prima Cecconi (stavolta era proprio lui) e poi una fantastica punizione di Passarella regalarono a Valcareggi quel successo che era sempre mancato in otto sfide a De Sisti.
Finimmo al nono posto ed i Pontello decisero che era arrivato il momento di cambiare tutto. Un grazie a Valcareggi, un addio a Corsi, svariati tentativi di sbarazzarsi di Socrates. Arrivarono Agroppi e Nassi, stava per tornare Antognoni, era stato acquistato Battistini. Nel febbraio intanto la Fiorentina aveva speso moltissimo per acquistare dal Vicenza il diciottenne Roberto Baggio, che a maggio si infortunò gravemente. Ciò nonostante, Baggio arrivò lo stesso a Firenze e non si è mai saputo di chi fu l’artefice del trasferimento. Dodici anni dopo, a Canale Dieci, Nassi e Corsi stettero un’ora a discutere, attribuendosi ognuno i meriti dell’operazione e quasi sicuramente, se non altro per una questione di tempi, era Corsi ad avere ragione.

Leggete, per cortesia.
Non è farina del mio sacco, ma è qualcosa di autentico di uno dei più assidui frequentatori di questo blog, Fagotto: grazie

Due notti fa mi sono addormentato tardi.
Eppure era sabato sera e avevo fatto pure poco di divertente per i miei ventotto anni e il mio stato di single.
Però il sonno preso tardi e il sogno acciuffato quasi a mattina sono valsi la pena.
Il gioco è valso la candela.
Nella realtà degli occhi chiusi, all’interno di un Hotel bello e moderno, mentre chiudo la mia stanza incontro un signore in corridoio, ex giocatore della Fiorentina, che mi chiede le indicazioni per trovare la hall ( i sogni son proprio strani ).
Gli spiego che basta scendere, e che, se mi seguirà, ce lo condurrò senza problemi.
Entriamo in ascensore, siamo al terzo piano e pensiamo insieme che il tasto T dovrebbe essere quello giusto da premere per arrivare alla meta.
Ad un certo punto gli chiedo quale sia stato il gol più bello segnato dalla Fiorentina nella stagione 88-89, quando lui giocava per i nostri colori.
Mi dice senza alcun dubbio:?Quello di Baggio, a Bergamo!? –
? Eppure anche tu ne hai fatti di belli e determinanti…?
L’ex giocatore sorride ma non dice niente.
Mi chiede solo se mi tratterrò a lungo in quell’albergo di una non precisata località del mondo e della mia mente.
Gli spiego di no, perchè mio fratello sta poco bene, ha un problema all’occhio dovuto ad una pallonata per l’appunto presa in una partita di dilettanti e che devo affrettarmi a tornare a casa.
Mi dice buona fortuna e ci salutiamo una volta arrivati a piano terra. Sparisce così, piano piano, sempre sorridendo, sempre in silenzio.
Stefano Borgonovo è entrato nella mia mente onirica così.
Ed è stato strano svegliarsi e pensare che mentre lui segnava il gol del 2-1 al 90esimo contro la Juve mio fratello era a letto, al buio, perchè aveva un occhio malandato per una pallonata.
Io intanto, che avevo 9 anni, girellavo felice per la casa, mentre tu, David, gridavi gol a tutto il popolo viola.
Nella mente umana credo non esista limite nel bene e nel male.
Senza dubbio è stato uno dei sogni, o forse sarebbe più giusto chiamarli ricordi, più belli della mia vita.Se solo potesse succedere davvero…

Oh ragazzi, ci si può sbagliare.
Dopo ampia e lunga riflessione e ripensando che le partite sono decise da episodi, sia pure fortunati.
E allora è vero che Santana ha preso una traversa (per me era in una posizione molto favorevole), fatto l’assist del gol fortunoso e preso un rigore non dato (alla fine la cosa migliore della sua partita).
Quindi il 5,5 è un voto sbagliato, che teneva conto dei molti errori del giocatore in fase di palleggio e della conclusione su assist di Gilardino.
Quindi rettifico: il voto è 6.

E basta con quelli che hanno sempre qualcosa da ridire.
La vittoria col Bologna è stata meritata, c’era un rigore su Santana (da 5,5 e comunque qualcuno si è fissato negativamente su di lui), ci sono i tanti tiri del secondo tempo.
Impossibile che fosse pure una Fiorentina brillante, dopo Lione e con tutti quei cambi.
A me è piaciuto molto l’esordio di Comotto e su Gamberini ogni parola è sprecata perchè lui si sta avviando a diventare uno dei leader della squadra.
Jovetic si è molto speso e con tutta quella quantità era quasi impossibile avere una pari qualità, mentre Gilardino non è troppo distante dal primo Toni.
Eppure qualcuno non è contento, vorrebbe di più e lo vorrebbe subito: sono gli incontentabili a prescindere.
Certo che si può migliorare, ma oggi questi tre punti sono stati davvero un gran bel ricostituente.

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