agosto 2008


Bella intervista di Diego Della Valle sulla Gazzetta, ma io proprio non ce la faccio a considerare Fiorentina-Juventus un partita normale.
Nemmeno mi sforzo, a dire il vero, e lascio che tutto scorra verso la sua naturale direzione: una crescita di tensione fino alle 20.30 di domani e certe sensazioni positive o negative che scopri solo durante la partita.
La seconda volta di Ranieri da avversario al Franchi non smonta l’idea che sia abbastanza strano trovarlo lì sulla panchina bianconera.
Mi fa molto paura Del Piero, punto su un’incursione da dietro di uno dei nostri difensori e su una gran partita di Gilardino.
Personalmente sono già entrato nello spirito della gara…

Una grande soddisfazione ed un impegno mica da poco: il Gruppo Cuore crede sempre di più nel lavoro della redazione sportiva di Radio Blu e ha aumentato sensibilmente i suoi investimenti in chiave Fiorentina.
Ecco così che la capogruppo, Radio Cuore appunto, sarà la radio ufficiale viola per le prossime due stagioni e che la mia amata Radio Blu ha acquistato i diritti pure per la stagione 2009/10.
Se penso a come avevo iniziato nel mondo delle radio (cioè per pura passione e divertimento) e alle cifre che sono state investite mi vengono i brividi, è vero che sono passati trent’anni, ma insomma mi sento addosso una grande responsabilità.
Oggi poi è successa una cosa curiosa, peraltro già accaduta quando avevamo rinnovato i diritti nel 2006: tutti i siti hanno correttamente riportato la notizia, anche perché era stata data ufficialmente dalla Fiorentina.
Tutti meno uno, a cui viene l’orticaria quando deve parlare bene di Radio Blu.
Sta a voi indovinare di quale sito si tratta, ma per darvi un aiutino vi dico che è quello in cui ogni giorno galoppano liberi e felici i paladini dell’informazione toscana internettiana senza padroni, amici o parenti.
Ah, poter diventare un giorno bravi ed indipendenti come loro…

E va bene, diciamolo: ci siamo abituati bene.
Colpa di Prandelli, dei Della Valle, di Corvino e dei giocatori.
Per questo cominciamo un po’ ad allargarci, per questo il sorteggio di ieri non mi è sembrato proibitivo.
Secondo me ce la giochiamo per tutti, e non esiste nessuna delle tre squadre troppo forte in partenza.
Non sto sognando, ma solo ragionando di calcio e tutto funzionerà se gli Osvaldo, i Pazzini, i Donadel, i Semioli sapranno dare il cambio giusto a quelli che per il momento sono considerati i titolari.
Ieri stavo tornando da Praga in macchina e mi sono “goduto” il sorteggio in diretta nel Pentasport: beh, è vero, di certe cose, di essere lì con le grandi ti accorgi solo quando ci sei arrivato veramente.
Prima fai così tanta fatica che non hai neanche il tempo per pensarci.

Ancora senza accenti e apostrofi da questa misetriosa tastiera di Praga, ma non conta niente.
Conta la qualificazione alla Champions e, nel nostro piccolo, conta aver offerto un servizio che credo abbia accontentato tutti coloro che si sono messi ad ascoltare Radio Blu.
Adesso posso dirlo, sono stati giorni non facili sul piano lavorativo, con tante idee, progetti e promesse mancate.
Poi, da domenica, ho staccato la spina e mi sono messo solo ad organizzare al meglio la serata di ieri, facendo ovviamente le mie considerazioni sui tanti aspetti di questa vicenda.
Ma conta soprattutto una Fiorentina di grandissima determinazione e concentrazione, una squadra che avrebbe dovuto vincere e che se lo avesse fatto non avrebbe rubato niente.
Vista la partita di Dainelli, mi auguro che lo si lasci in pace per qualche tempo, mentre Jovetic mi pare uno che non sai mai da quale parte vada via e in questo ricorda un certo signore di cui mi limito ad indicare le iniziali, R.B.
Melo davvero eccellente nel primo tempo ed in calo nella ripresa, ottimo Donadel per come ha subito interpretato la gara e una prova buona pure per Osvaldo, meglio direi di Gilardino.
Da stasera pensiamo alla Juve e ai prossimi avversari europei.

LA PRIMA VOLTA
Non è come il primo bacio o come la prima volta che fai l’amore, ma una certa comparazione è lo stesso possibile perché sei totalmente inesperto e la brutta figura è assicurata. Statisticamente la radiocronaca mi accompagna da oltre venti anni, superando in anzianità fidanzate e mogli, ormai temo che faccia parte del mio DNA. Ketty era una solo bella ragazza, campionato dopo campionato è diventata splendida, ma unicamente con la Fiorentina in vantaggio. L’incipit della storia è banale e legato ad un recupero della memoria. Mi ero infatti ricordato che a Udine davano a richiesta il telefono per trasmettere la partita e allora mi sono detto: perché non provarci? Costo dell’installazione SIP, ottantamila lire, più le spese per la chiamata in teleselezione. Rinaldo era perplesso, ma come sempre mi dava carta bianca. In verità, io lo ero più di lui e, soprattutto, mi chiedevo a chi diavolo potesse interessare una partita raccontata da me. E
poi c’era il problema di coprire le spese. Mi venne in mente che il fidanzato dell’affascinante sorella del mio amico Maurizio aveva un’attività commerciale un po’ strana, l’aria compressa, che forse aveva bisogno di pubblicità. Telefonai a Fabio Sali ed ottenni senza neanche troppa fatica le centomila lire necessarie per tentare.
E’ nato in quel giovedì di gennaio un rapporto speciale con una delle persone più belle che abbia conosciuto. Col passare del tempo Fabio non era più lo sponsor, ma un amico vero, a cui rivolgersi in qualsiasi momento. La lotteria della vita ce lo ha portato via prestissimo, ma per fortuna, quattro anni dopo la sua morte, siamo in tanti a ricordarci della sua lealtà e del suo fare per gli altri.

RITMO, RITMO…
A risentirle adesso, le mie prime radiocronache sono quasi comiche. Partivo sparato, come se dovessi fare i cento metri in dieci secondi netti e mi afflosciavo inevitabilmente verso la metà del primo tempo. L’ormai famosa (per me) Udinese-Fiorentina finì zero a zero e fu una partita bruttissima, ma nel primo quarto d’ora sembrava molto più combattuta di Italia-Germania 4 a 3. Non avevo nessuna scuola alle spalle, solo l’ascolto di quindici anni di “Tutto il calcio minuto per minuto…?, molta lettura di giornali e tanta voglia di imparare. Errori principali: non spiegavo a sufficienza in quale zona del campo fosse il pallone, il risultato era un optional (lo davo solo quando me lo ricordavo, al massimo quattro volte a tempo), e mi arrabbiavo troppo se le cose non andavano bene. Ero però in qualche modo giustificato dalla convinzione che non ci fosse nessuno a seguirmi via radio. Insomma, quelle radiocronache erano quasi dei racconti in
famiglia, un modo come un altro per far sapere, in assenza di telefonini, che ero arrivato allo stadio e che andava tutto bene…

SENZA EUROPA
Il campionato delle delusioni si concluse con un quinto posto finale, ad un punto dal Verona, quarto, cioè dentro l’attuale Champions Leagues. Poiché il calcio di allora era una cosa diversa dall’attuale (mi verrebbe da scrivere più seria, ma evito per non passare da vecchio con le mie figlie), nel 1983, arrivando quinti, non si andava neanche in Coppa Uefa. E se qualcuno avesse pensato a qualcosa di simile all’Intertoto, lo avrebbero preso per matto, rinchiuso in una stanza e buttato via la chiave. Insomma, per la Fiorentina era stata una stagione da dimenticare, impreziosita nel finale dall’arrivo in società di Italo Allodi.
Il furbissimo Tito Corsi, fino a quel momento padrone assoluto della situazione, non gli fece nessuna guerra aperta. Anzi, si disse «felice per l’arrivo in viola di un personaggio di tale prestigio ed esperienza», salvo poi bruciargli in mille modi il terreno sotto i piedi.
Una delle poche vittorie di Allodi fu quella di convincere i Pontello ad assumere per la Primavera un trentasettenne carneade di Fusignano. Un certo Arrigo Sacchi, che quando parlava di pallone sembrava sempre un po’ invasato. Nell’inverno del 1983 gli chiesi un’intervista e fu cortesissimo. Raccontò della cultura dello sport, parlò di rispetto per l’avversario, affermò che giocare bene era più importante del risultato. Monopolizzò la trasmissione e sembrò un marziano rispetto al calcio a cui eravamo abituati. De Sisti lo guardava con sospetto, Corsi lo sopportava appena, gli altri giornalisti non lo consideravano proprio, anche perché di solito le giovanili sono allenate da chi ha un prestigioso pedigree da calciatore.
Intanto, nella sede di viale dei Mille, Allodi cercava inutilmente di imporre il proprio stile fatto di rapporti personali e mazzi di fiori da inviare alle mogli dei giocatori da acquistare. Due omaggi floreali partirono anche per la Germania: uno per frau Voeller e l’altro per frau Rumenigge. Le signore gradirono, ma i mariti purtroppo non si mossero da lì.

TUTTI IN PIAZZA
La rivincita per il mancato scudetto dell’anno precedente ce la regalò Felix Magath, robusto centrocampista tedesco, dotato di gran classe e ottimo tiro. La Juventus era stata a dire il vero strepitosa in Coppa dei Campioni ed aveva eliminato fior di squadre compreso l’Aston Villa, detentrice del trofeo. Ad ogni turno ci riunivamo per gufare e tifare contro, ma tutto sembrava inutile. Con poche speranze ci mettemmo così davanti al televisore anche per la finalissima contro l’Amburgo, non senza aver scommesso contro i bianconeri una ragguardevole somma con il mio amico gobbo Alessandro Campucci. Il gol di Magath dopo pochi minuti ci fece soffrire perché arrivato troppo presto, ma per fortuna là davanti Platini, Boniek, Rossi e Bettega incapparono in una serata storta senza precedenti. “Vincemmo? così la nostra Coppa dei Campioni e scendemmo sui viali a festeggiare. Credevamo di essere in pochi ed invece c’era mezza Firenze che esultava,
il resto l’Italia ci guardava con un certo disgusto.

Mica me la ricordavo bella in questo modo Praga, si vede che i dodici anni mi avevano annebbiato e confuso le idee.
Ogni confronto con Monaco diventa improponibile, e anche a livello di costi siamo messi molto meglio rispetto alla alla Germania e non parliamo neanche della nostra carissima Italia.
Sinceramente pare che qui dello Slavia e della partita contro la Fiorentina non gliene freghi niente a nessuno e sui giornali le notizie sulla prossima gara che pure vale la Champions Leagues sono relegate nelle ultime pagine di sport.
Visti i primi tifosi viola, alla ricerca della conquista delle bellezze locali, come da tradizione direi.
Da domani si lavora nelle Pillole e nel Pentasport.

P.S. Sono alle prese con una tastiera misteriosa che non concepisce accenti e apostrofi e quindi sono stato per forza di cose conciso, ho provato a far finta che certi verbi e certi aggettivi non esistessero…

Trasferta di massa per la famiglia Guetta, tranne Cosimo: siamo a Monaco di Baviera, solita sveglia ad orari indecenti dopo non aver potuto ascoltare la radiocronaca di Ernesto, che pero´ mi dicono sia andata molto bene.
Riesco appena a moderare i commenti, ieri mi sarebbe piaciuto avventurarmi dalle parti di Toni, ma il Bayern oggi gioca a Dormund e comunque ci credo che qui sta molto piu´ tranquillo, sembra che a pochi interessi il calcio (poi pero´ riempiono gli stadi e le televisioni spendono).
A proposito di televisioni e radio, ribadisco quanto gia´ detto e che ora con l´ opinabile forfait della Rai diventa ancora piu´ di attualita´: da lunedi´ mattina saremo a Praga per raccontarvi tutto della trasferta della Fiorentina.
Vorrei segnalare una cosa che mi ha lasciato molto perplessoe che probabilmente avviene non solo in Germania, ma anche in altri Paesi, Italia compresa.
Alloggiamo in un normale albergo vicino al centro e le camere hanno Sky e la tv a pagamento con i film porno.
Ebbene, credo che piu´ o meno tutti quando accendiamo la televisione cominciamo a scarrellare sui vari canali.
Il problema e´che i due canali porno mandano in onda per un minuto e mezzo spezzoni di film e che quindi le mie figlie (13 e 9 anni) avrebbero potuto beccarsi tutto questo senza alcuna protezione.
Ho provato a farli disattivare, ma non e´ stato possibile e cosi´ sono dovuto ricorrere ad un metodo piu´ spiccio, cacciandole dalla stanzaa per far passare il tempo necessario per l´ esaurimento del tutto.
Ve lo racconto per mettervi in guardia perche´ immagino che sia piu´ o meno cosi´ da tutte le parti.
Ci sentiamo da Praga.

Bisogna che ve li spieghi certi meccanismi.
Il pomeriggio di mercoledì mi chiama Luciana Magistrato del Corriere di Firenze e mi chiede se andiamo in Olanda a seguire in radiocronaca l’amichevole di stasera.
“Ma per carità, no davvero – le rispondo – siamo già talmente incasinati con Praga che non ci pensiamo nemmeno”.
Chiudo la telefonata con un retropensiero, che però accantono subito: ma forse nell’immaginario degli addetti ai lavori e dei tifosi Radio Blu c’è sempre, ovunque giochi la Fiorentina.
Accantono in un angolo remoto del cervello l’osservazione e passo ad altro.
Ieri mattina leggo l’ottimo pezzo di Luciana ed inesorabilmente mi scatta la solita molla, quella del fare.
Chiamo Poesio alle 8,50 (lui dormiva, anche se lo ha negato…) e gli dico “senti un po’ quanto ci costerebbe andare in quel posto…(confesso che non ricordavo neanche dove fosse la città) lì, dove c’è l’amichevole”.
Email con la proprietà, dolorosa valutazione delle spese, totale disponibilità di Poesio e della squadra che stasera dalle 18 alle 22.30 condurrà in studio (Bardazzi, Sardelli, Meucci) ed ecco pronto l’evento radiofonico.
Il tutto in meno di cinque ore, compresa la figuraccia fatta con il Corriere di Firenze, con cui ho provato a scusarmi.
E poi dicono che non è vero che la radio è più affascinante della televisione.

Mi spiace un po’, perché Barzagli è un ottimo ragazzo che conosco e che mi ha ascoltato per anni da tifoso viola, ma se penso ai suoi tre milioni netti di ingaggio l’anno e ai due e cento di Bonera mi viene spontaneo chiedermi quanto possa valere sul mercato uno come Gamberini.
E’ chiaro che per un difensore conta moltissimo la condizione fisica e quindi agosto è un mese falso per indicazioni profonde, però l’ultimo Gamberini della passata stagione si magia tutti i difensori italiani, compresi quelli che giocano all’estero.
Siccome poi sapete come la penso sull’Italia, a me fa sempre molto piacere vedere il centravanti della Fiorentina indossare la maglia azzurra numero nove e segnare un gol.
Un gol sporco, da centravanti cattivo, che la mette dentro dopo averne sbagliati due facili: vuoi vedere che la cura Prandelli comincia già a funzionare?

Per gentile concessione dell’editore Scramasax. Prossimo libro in uscita il 31 agosto “Fiorentina-Juventus, la partita della vita”

1982/83

C’era rabbia per il mancato scudetto ed esaltazione per avere una squadra con ben quattro campioni del mondo. Fu anche per questo clima euforico che a Radio Blu facemmo una pazzia: ingaggiammo Graziani ad una cifra mostruosa per l’epoca, 250.000 lire a trasmissione, un milione al mese, e senza avere lo straccio di uno sponsor. Ce le rimetteva tutte la proprietà, ma volevamo crescere. E alla fine, crescemmo.

CICCIO BELLO
Francesco Graziani l’avevo già conosciuto grazie a Pecci l’anno prima, in un paio di serate organizzate solo per il gusto di far baldoria. Era meno furbo dell’amico romagnolo, ma dotato di una simpatia più contagiosa, sanguigna, che conquistava tutti. Aveva vinto la classifica dei cannonieri, segnato più di cento reti in serie A ed era, grazie anche alla squalifica di Rossi e l’infortunio di Bettega, l’attaccante più prolifico della Nazionale, eppure era rimasto un uomo semplice nell’anima e sempre fedele alla parola data.
Mi capitò di assistere ad una sua telefonata con Antonio Juliano, direttore generale del Napoli, e scoprii per caso un segreto risalente all’estate 1981. Graziani si era già accordato con Tito Corsi per passare in viola, ma non aveva ancora firmato. Il Napoli lo aveva chiamato all’improvviso per offrirgli lo stesso ingaggio, più una valigia contenente cento milioni al nero. Un altro al suo posto avrebbe almeno rilanciato con i Pontello, lui non disse niente e firmò per la Fiorentina alla cifra già pattuita. In quella telefonata del 1983 Juliano continuava a rimproverarglielo, ma senza malanimo, anche perché voleva portarselo ancora a Napoli.
Parlavamo di tutto, gli piaceva sapere dei miei esami universitari perché rimpiangeva di non aver studiato, mentre a me sembrava di entrare fisicamente nello spogliatoio di De Sisti, del Torino di Radice o della Nazionale di Bearzot. Molte sue previsioni tecniche si rivelarono azzeccate, anche se ne sbagliò una su Massaro. Visto il comportamento che cominciava ad avere fuori dal campo, Graziani era convinto che l’enfant prodige viola sarebbe stato una meteora del calcio, ma non aveva fatto i conti con il ciclone Sacchi, che di lì a poco si sarebbe abbattuto sul calcio italiano travolgendo tutto, compreso il carattere superficiale del Massaro fiorentino. Uno che faceva impazzire De Sisti, adducendo durante la settimana infortuni vari per non allenarsi, salvo poi guarire miracolosamente il sabato pomeriggio.
Con Ciccio diventammo amici, anche perché il tirocinio con Pecci mi aveva fatto bene ed ero diventato molto meno ingenuo nei comportamenti. Sette anni dopo fu bello ritrovarlo a Brema allenatore inesperto e però carismatico di una Fiorentina un po’ sgangherata, capace di conquistare la finale di Coppa Uefa. In un pomeriggio dell’aprile 1983 mi disse che era stanco di una certa aria che sentiva intorno a sé in società e che sarebbe andato alla Roma di Viola. Ero l’unico a saperlo e ancora una volta neanche mi venne in mente di chiamare un giornale per “vendere? lo scoop.

CELESTE NOSTALGIA
Cominciammo bene il campionato, con due vittorie di seguito, sette gol segnati e zero subiti fra Catanzaro e Genoa, ma i nostri eroi erano stanchi e come svuotati dal mancato scudetto. I rinforzi erano tecnicamente scarsi, da Patrizio Sala a Federico Rossi, passando per Bellini e Alessandro Bertoni. L’unico nuovo acquisto veramente forte era Passarella, che però doveva pagare l’inevitabile ambientamento ed in più se ne era andato Vierchwood. L’immane compito di sostituirlo era toccato ad un ragazzone veneto dai modi gentili e dal nome romantico: Celeste Pin.
A fine settembre qualcosa cominciò a scricchiolare pericolosamente. Paolino Pulici, ormai in età da pensione, fece vincere l’Udinese a Firenze con due splendide rovesciate in fotocopia e la gentile collaborazione della coppia Passarella-Pin. Poi ci fu l’ingloriosa eliminazione in Uefa contro i modesti rumeni dell’Università di Craiova, uno scialbo pareggio con l’Inter a San Siro e, soprattutto, la sconfitta interna contro la Juve. Quella che doveva essere la partita della rivincita per lo scudetto scippato, si rivelò un flop completo, reso ancora più crudele dal gol realizzato da uno dei bianconeri più odiati, Sergio Brio.
Poiché l’attacco era quello del quasi scudetto (ma Bertoni e Graziani non andavano neanche a spingerli e Antognoni pagava la stagione post-mondiale), le critiche erano tutte per la difesa. Un giorno un quotidiano se ne uscì con quel titolo, “Celeste nostalgia?, che era un chiaro riferimento al Vierchwood dei bei tempi andati. Pin non se la prese e credo che nacque proprio da lì la sua lunga storia d’amore con Firenze. Siccome era un ragazzo sveglio, capì al volo l’ironia di casa nostra e raddoppiò gli sforzi. E fra un allenamento e l’altro rilasciò delle dichiarazioni, o forse no, chissà…

IL CAUDILLO
Le avrà dette davvero ai giornali quelle cose Pin, quelle frasi in cui metteva più o meno velatamente sotto accusa il grande Passarella per le magre difensive viola? Penso proprio di sì, perché mi fido ciecamente della versione di Alberto Polverosi, ma nonostante la lunga amicizia con Celeste, non sono mai riuscito a fargli confessare la verità. Fatto sta che Passarella si arrabbiò di brutto, chiese spiegazioni al compagno, che evidentemente negò tutto o attenuò gran parte delle dichiarazioni. In un pomeriggio autunnale, il ventiquattrenne Polverosi pagò per tutti e venne “convocato? nello spogliatoio dal Caudillo (questo il soprannome di Passarella in omaggio a mai smentite simpatie verso i regimi autoritari) per una “franca spiegazione?. L’argentino mise pericolosamente la mano sotto il mento di Polverosi, che reagì indispettito e fu solo a quel punto che (forse sentendosi in colpa) intervenne Pin per separare i due. Poco dopo il presidente Ranieri Pontello chiamò Alberto e chiuse la vicenda da gran signore, comunicandogli che Passarella era pronto a chiedere scusa. Negli anni Polverosi è diventato uno dei giornalisti italiani più bravi e il Caudillo ha scritto pagine indelebili della storia viola: evidentemente quella “chiacchierata? ha portato fortuna ad entrambi.

CESENA, 24 OTTOBRE 1982
Ci sono tanti modi per entrare nella storia del calcio, quel giorno la Fiorentina scelse di essere decisamente originale e riuscì a farsi pareggiare nel quarto d’ora finale l’incolmabile vantaggio di tre a zero. Come se fossi andato da un buon psicoterapeuta, ho da tempo rimosso i protagonisti di quella maledetta domenica, chi ha segnato per noi e chi per loro. Mi ricordo appena vagamente di un gol di Schachner, ma solo perché era uno dei tanti che doveva venire alla Fiorentina e che invece non si è mai visto dalle parti del Campo di Marte. All’uscita dello stadio, dopo aver registrato le parole di un De Sisti ancora stravolto, pensai che mai più avrei visto una cosa del genere. Mi sbagliavo: dodici anni dopo a Torino, contro la Juve, andò ancora peggio e perdemmo addirittura la partita. Di quel giorno mi ricordo tutto perfettamente: non ho ancora elaborato il lutto.

I VIP ULTRA’
Delusione dopo delusione, la Fiorentina aveva imbroccato una stagione davvero anonima e ad un certo punto decisiva perché mutasse l’orientamento dei Pontello. Tutto successe quasi all’improvviso, durante la partita casalinga contro la rivelazione Verona. I viola stavano giocando male e perdendo, quando ad un certo punto dalla tribuna coperta partì la contestazione verso la proprietà. Pensandoci ora, soprattutto dopo quello che c’è toccato vedere e sopportare nel 2002, era una cosa insensata, ma eravamo abituati a pensare in grande ed un campionato di retroguardia non se lo aspettava nessuno. I Pontello rimasero di stucco, illusi e convinti di essere amati per i tanti soldi spesi. Non avevano capito che nel calcio, molto più che nella vita normale, tutto è assolutamente relativo e che i viaggi di andata e ritorno tra la gloria e la polvere avvengono a velocità supersonica. Poi pareggiò Pin ed il Conte Flavio se ne andò stizzito. Approfittando del fatto di essere totalmente sconosciuto alle maschere dello stadio, intuii che fosse opportuno seguirlo, anche perché ancora non facevo la radiocronaca. Lo intercettai sulle scale e gli chiesi un’intervista. «Ma lei chi è? », mi domandò a brutto muso. Declinai le generalità, ricevetti un inevitabile rifiuto, ma lo sentii sibilare una frase profetica: «si ricordi che questi str… me la pagheranno, ma cosa caz… vogliono da noi? » e se ne andò.
Non era il «vi farò fare la fine del Bologna», l’anatema lanciato via Biscardi da un allucinato ed allucinante Vittorio Cecchi Gori al momento dell’esonero di Radice, ma poco ci mancava.
I Pontello in verità investirono ancora, ma con sempre meno entusiasmo, fino ad arrivare alle prime clamorose cessioni nell’estate 1986. E comunque il loro conto da pagare fu infinitamente meno salato del disastro nucleare provocato da VCG.

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