marzo 2007


Ho sempre paura quando ci sono vigilie come questa, mi consola solo pensare a Prandelli e alla sua capacità di tenere alta la concentrazione.
Pazzini, Toni, la Nazionale, Andrea della Valle e la sua giusta rabbia, adesso pure l’incertezza sul ritorno dei non abbonati allo stadio: ma l’Atalanta?
Ricordo di aver già avuto questi dubbi almeno altre tre volte in questa stagione e in ogni circostanza sono poi stato smentito dai fatti.
Sarà perché sono figlio del calcio degli anni sessanta/settanta, quello che che pensava solo alla partita e che al massimo si distraeva dopo, con la moviola della Domenica Sportiva.
Adesso invece siamo spesso portati a considerare il fatto tecnico, cioè la gara, solo una parte integrante del calcio e non l’aspetto principale e non mi pare davvero il massimo della vita.

Ci ha regalato una lezione di stile, Andrea Della Valle.
Non ha chiesto niente, non cercherà vie legali, non mollerà di un centimetro nel tentativo di costruire la Fiorentina che è nei nostri sogni.
E però ha detto in dieci minuti quello che volevamo sentirci dire e cioè di quanto sia stata grossa l’ingiustizia perpetrata ai danni di tutti noi che amiamo questa squadra, che è qualcosa di più di una squadra.
Bisognava sentirlo il tono che ha usato quando si è retoricamente domandato chi avrebbe restituito ai Della Valle e alla Fiorentina i 45 punti e i 30 milioni persi dal maggio 2006 ad oggi.
Una lezione di stile, in tutti i sensi.
Qualcosa di cui avevo bisogno probabilmente anch’io, visto il tono che aveva preso la discussione su qualche mio post precedente…

Clamoroso nel nostro blog: il tanto vituperato (da alcuni di voi, sia chiaro) Enzo Bucchioni ha scritto secondo me un pezzo perfetto sulla situazione del calcio italiano, dopo le ultime sentenze.
Inutile tentare di fare meglio, copio e incollo per chi non l’avesse letto sul giornale.

CALCIOPOLI dieci mesi dopo. «Da un’analisi approfondita delle intercettazioni non emergono elementi tali da ritenere provato l’illecito sportivo» scrivono i giudici del Coni che hanno ridotto la squalifica a Diego Della Valle. Come dire, abbiamo scherzato.
Ma non c’è niente da ridere visto che nel frattempo una squadra (la Juve) è finita in serie B con due scudetti in meno, altre (Milan, Fiorentina, Lazio e Reggina) sono state sconquassate nella classifica, nel morale e nei bilanci.
E, particolare non secondario, la vita di molte persone non sarà mai più la stessa.
Tutte vittime di un’inchiesta condotta con enorme leggerezza, ispirata dalla fretta, sponsorizzata dall’emotività.
Dentro quelle telefonate c’erano deprecabili goliardie, millanterie, volgarità, amicizie e parole lontane dall’etica sportiva, ma niente più.
Chi le ha date in pasto all’opinione pubblica senza alcun filtro e senza alcuna analisi preventiva ha mirato a creare un clima da ghigliottina.
Chi doveva frenare e riflettere, nel nostro caso il commissario Guido Rossi, ha preferito accelerare.
Il peccato originale è questo.
Servivano indagini accurate e processi seri, veri, approfonditi: li hanno fatti in mezza giornata.
Ora che quasi tutte le sentenze d’estate non sono arrivate a primavera siamo pieni di dubbi e di domande.
Ci chiediamo chi risarcirà i danni morali e materiali alle persone e alle società.
Ci mettiamo nei panni di Moggi e De Santis: alla fine hanno fatto tutto loro.
E da soli: complimenti.
Ma almeno Calciopoli ha dato la scossa per cambiare il calcio?
Non avendo risposte certe ci guardiamo attorno e ci imbattiamo in Tonino Matarrese candidato alla vice presidenza della federazione.
Dov’è l’errore?

Ci risiamo: ancora una volta sono caduto in tentazione e trascinato da Toni sono rimasto contento della vittoria dell’Italia.
Rimango uno di quelli a cui piace che gli azzurri vincano il Mondiale e l’Europeo, e davvero non capisco perché si debba tifare Scozia.
Oppure Brasile, o Argentina.
Sono stati quattro giorni bellissimi, abbiamo colorato di viola il calcio italiano, ce l’avessero detto una settimana fa non ci avremmo mai creduto.
E ancora una volta davanti alla televisione mi chiedevo: ma perché dobbiamo accettare ineluttabilmente che Toni se ne vada?
Lo so bene che Pazzini è pronto, che prendiamo una vagonata di soldi e che alla fine ci togliamo un tormentone che ci perseguita (colpa anche dei giornalisti, oh yes, ma solo in parte) da quasi un anno.
Ma Toni, se appena appena è all’80% della condizione, resta uno dei pochissimi giocatori al mondo capace di essere decisivo da solo.
Meditiamo gente, meditiamo.

Mi riferisco a Pazzini, che a Bergamo ha ampissime probabilità di non partire titolare, soprattutto se Santana dimostrerà di essere pronto fin dall’inizio.
Abbiamo avuto una gran fortuna, diciamo la verità, a pescare tra i tanti un elemento così, uno con la sua maturità.
Pazzini arriva a Firenze nel gennaio 2005 e Zoff gli dice subito che andrà bene per la Fiorentina del futuro.
Dopo una settimana il suo acquisto è completamente cancellato dai 15 milioni di Euro spesi per Bojinov.
Poi, con Toni straordinario, è notte fonda per più di venti mesi.
E lui mai niente, mai una polemica.
Solo un colloquio in Spagna a cielo aperto con Prandelli per chiedergli di provare a giocarsela.
Al no della Fiorentina è ripartito come se niente fosse e sono sicuro che non dirà nulla nemmeno domenica sera, se davvero dovesse andare in panchina.
Lo so che è da professionisti comportarsi così, ma quanti al posto suo e a soli 22 anni lo avrebbero fatto?

SCUSATEMI MA SONO IN UNA DI QUELLE FASI DI GRAN LAVORO PER CUI E’ IMPOSSIBILE RISPONDERE ALLE VOSTRE DOMANDE
PERDONATEMI E CI AGGIORNIAMO A DOMANI CON UN NUOVO ARGOMENTO

Una premessa è necessaria: nonostante quello che sto per scrivere, io trovo immorale che nel calcio i contratti valgano solo per una parte, cioè la società, e mai per il calciatore o l’allenatore che pure hanno sottoscritto l’accordo.
Se non cambia veramente questo andazzo, prima o poi salterà tutto.
Non so quando, ma salterà certamente, perché un sistema economico non può reggersi su fondamenta del genere.
Il caso Toni è quindi uno solo dei tanti: ha un contratto fino al 2009, liberamente firmato, ma qui tutti danno per scontato che quel contratto non sarà rispettato e la cosa grave è che il 90% delle persone trova la cosa assolutamente normale, come se in fondo fosse giusto che se uno fa bene debba pretendere di più di quanto stabilito.
Ripeto perché non mi si fraintenda: non ce l’ho con Toni (e se poi lui ce l’ha con me perché scrivo e dico queste cose, pazienza, me ne farò una ragione), ma col sistema marcio che permette un simile agire.
Perché la cosa migliore per la Fiorentina, sia ben chiaro, sarebbe usufruire delle prestazioni di un giocatore super come Toni alle cifre stabilite nell’estate del 2005, fissando semmai dei premi al raggiungimento di certi traguardi, tipo i venti gol a campionato.
Ma siccome ragionando in questo modo mi pare di essere diventato come quei giapponesi persi nella foresta e che sono convinti che la seconda guerra mondiale non sia ancora finita, ecco che provo ad adeguarmi faticosamente al pensiero corrente.
Converrà essere cinici tra un paio di mesi, quando, a campionato finito, saremo tutti immersi ben sopra il collo in questa zuppa indigesta che sarà la possibile cessione del più forte attaccante italiano.
Dovremo a quel punto giocare al rialzo, mettere in concorrenza più grandi società possibile, prendere il massimo, ringraziare in fretta per quanto (tanto) dato sul campo e voltare pagina.
A meno che i Della Valle non (ci) facciano un regalo e spieghino a Toni e Tinti che quello è il contratto e quella è la maglia della Fiorentina da indossare per la prossima stagione.
Alle condizioni fissate nel non proprio lontano luglio 2005.

Bellissimo, non ci sono altre parole.
A me è venuto in mente il Paolo Rossi di Italia-Brasile, con la straordinaria aggiunta che questa è tutta roba nostra.
Impossibile non volere bene a Giampaolo Pazzini, l’ho detto e scritto in epoca non sospetta, adesso va gestita bene la situazione.
Ieri nel Penta ipotizzavo che se proprio dobbiamo arrenderci alla logica mercantilistica del calcio (cioè far partire Toni), forse è meglio lasciar perdere i grossi nomi come Adriano o Gilardino e prendere un vecchio bucaniere dell’area di rigore tipo Lucarelli, perché si giochi davvero il posto da titolare con Pazzini.
Ovviamente oggi ribadisco il concetto, con la differenza che ora il Pazzo è diventato piacevolmente ingombrante e quindi tenerlo in panchina sarà molto, ma molto più difficile.

E così alla fine mi sono detto: perché non parlarne?
Ma sì, parliamone pure di questi cambiamenti avvenuti alla mia amata compagna di 28 anni, visto anche che sembrano interessare così tanto alcuni di voi.
E’ cambiata la proprietà, siamo entrati in un gruppo molto ben organizzato, il gruppo Cuore, e può darsi che qualcuno pensi che venga perso per strada quel senso di artigianalità che ci ha contraddistinto per anni.
Vedremo.
Intanto abbiamo fatto un paio di passi avanti mica da ridere: andiamo in onda 24 ore su 24 (prima staccavamo dalle 23 alle 7) e abbiamo il tanto sospirato streaming.
Stanno rivoluzionando gli studi, che saranno all’altezza delle migliori radio nazionali, e sono stati operati dei cambiamenti nella programmazione.
Lo sport ha tre finestre informative in più, che non mi sembrano stravolgere il palinsesto e danno invece un senso di continuità al nostro lavoro.
Sono entrati in squadra due ottimi professionisti come Michele Vestri e Claudio Sottili, è rimasto Vincent, un grande.
Mi spiace molto che tutto sia concentrato sul G, a cui sono state “tolte” due ore, quando invece i cambiamenti hanno riguardato pure Stella, che sta integrandosi nel nuovo progetto.
A me pare che così la radio sia molto più omogenea nei suoi contenuti, che poi ovviamente possono piacere o non piacere.
E veniamo al G, visto che ho ricevuto delle domande sul nostro rapporto.
E’ stato il mio direttore a Radio Tele Arno nel 1978, poi l’ho ritrovato a Radio Blu nel 1983, cioè quando io ero già lì da 4 anni.
Non abbiamo mai avuto molti contatti diretti, siamo sempre stati solo colleghi, senza che questo significhi qualcosa di particolare, nel bene e nel male.
Da ascoltatore, trovavo i suoi programmi a volte geniali (tipo quando agganciava gente che gli raccontava la propria vita scambiandolo per un altro oppure sentendolo parlare di argomenti mai trattati alla radio) e a volte insopportabili (cioè quando l’uso della parolaccia era gratuito o quando, ma succedeva più spesso fino a qualche anno fa, insisteva a rompere le scatole a gente palesemente indifesa e debole).
Certamente è stato il più scopiazzato conduttore degli ultimi vent’anni e la copia è sempre stata peggio dell’originale.
Ho sempre trovato assurdo che il sondazzo andasse in replica due ore dopo la messa in onda e le cose che ho appena scritto gliele ho dette di persona durante un vivace scambio di opinioni avuto due anni fa.
Lo considero un uomo molto intelligente, che però a volte si approfitta della sua intelligenza, tendendo spesso a mettere l’io davanti al noi.
So benissimo che non ha mai sopportato le Pillole di Pentasport e fin qui poco di male; il fatto più pesante, secondo me, è che lo capivano benissimo pure gli ascoltatori, quando invece in una radio si dovrebbe essere una sola cosa.
Infine credo che una nuova proprietà editoriale abbia comunque tutto il diritto di cambiare a proprio piacimento i programmi, così come gli ascoltatori hanno tutto il diritto di apprezzare o meno tali cambiamenti

CI SIAMO: POTETE ASCOLTARE IL PENTASPORT, LA RADIOCRONACA E TUTTA RADIO BLU IN STREAMING, ANDANDO SU www.radioblutoscana.it
GRAZIE PER LA PAZIENZA AVUTA E SCUSATE PER L’ATTESA

Era la primavera di dieci anni, finisce il Ring dei Tifosi e la valletta di turno mi chiede se posso darle uno strappo in moto verso una rinomata discoteca fiorentina.
Quando arriviamo a destinazione, mi invita ad entrare con lei dentro per fare quattro salti ed io le rispondo: “ma sei matta? Chissà cosa pensano se mi vedono con te e poi magari ho anche dei casini in famiglia”.
Prendo la moto e me ne torno a casa, senza alcun rimpianto.
Racconto questo piccolo e innocuo episodio per introdurre una domanda tormentone: ma i giocatori vip hanno proprio bisogno di andare in discoteca e/o nei locali alla moda per fare le loro conquiste?
Voglio dire: sei giovane, nella maggior parte dei casi belloccio, se non altro atletico; sei ricco, sei famoso, hai gli ormoni che incontenibili ti guizzano dentro e devi infilarti in una specie di zoo di vetro in modo dove tutti vedono quello che fai, quanto bevi e chi cerchi di portarti a letto?
Forse dipenderà dal fatto che non sono mai stato un frequentatore di questi posti, ma io al posto loro avrei davvero tutta un’altra strategia.
Cercherei villette isolate, magari imprestate da amici, alberghi lontani dalla città e farei quello che mi pare. Magari mi impegnerei pure tanto sull’argomento, ma senza che nessuno mi rompa le scatole o che mi accusi di dolce vita.
E vi assicuro che diversi nomi insospettabili passati da Firenze seguivano alla lettera queste piccole ma indispensabili indicazioni.
E concludevano molto di più di tanti presunti latin lover, che spesso dovevano pure pagare per divertirsi.

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