febbraio 2007


Non è che Udinese, Catania ed Empoli abbiano attacchi fantastici, però sono più di tre partite che la difesa non prende gol, per la gioia nostra e di Corvino che potrà così continuare a dirci che la nostra retroguardia è tra le migliori del campionato (ed infatti lo è, visto che è quarta).
Io continuo a pensare che ci voglia un grande rinforzo dietro, ma forse sono mutate le condizioni esterne.
Mi spiego: prima avevamo bisogno di un Passarella, di un Vierchwood, cioè di un campione che facesse reparto quasi da solo e che facesse crescere gli altri intorno a lui, sempre ammesso che giocatori dai 25 ai 30 anni abbiano ancora ampi margini di miglioramento.
Adesso comincio a credere che, grazie al lavoro di Prandelli, abbiamo invece bisogno di un gran talento che sappia adattarsi al modulo, ai tempi e alle caratteristiche del reparto.
E’ più facile o più difficile da trovare?
Non saprei e comunque non cambia la sostanza: sempre di un campione si deve trattare.
Altrimenti facciamo con quelli che abbiamo in casa e che nella maggioranza dei casi sono buoni, ma non ottimi.

Io ho avuto paura che pareggiassero perché avevamo sbagliato troppi gol, ma ormai siamo qualcosa in più di un’ipotesi di grande squadra e ci possiamo pure permettere di sfidare le leggi non scritte del calcio.
Adesso non “ammazzatemi”, ma il peggiore è stato Toni, cioè uno dei due goleador, ed è il contrario di quando si diceva che era grigia perché il migliore era Donadel.
Fantastico il gol di Mutu, splendidi i venti minuti centrali della ripresa, con la palla a terra e quelli dell’Empoli che non ci capivano più niente.
E un nome su tutti, il solito: Prandelli.
E’ lui l’uomo chiave di questi successi, più dei giocatori, che pure stanno rendendo al massimo.
Lui lo sa, ma è tanto intelligente da non farlo mai pesare.

Una premessa necessaria e doverosa: io devo molto al calcio.
Se non lo avessero inventato, non so cosa mi sarei inventato per realizzare quell’insano sogno che mi perseguita da quando avevo undici anni, cioè diventare giornalista.
Magari oggi sarei ad un desk di un giornale a passare le notizie di politica interna, un po’ frustrato e completamente sconosciuto.
E debbo quindi tantissimo alla Fiorentina, perché è avvenuto, come nelle favole, che l’oggetto del mio amore di bambino sia diventato anche una parte molto importante della mia quotidianità.
Sono quindi molto contanto che domani entrino gli abbonati e che presto si torni alla cosiddetta “normalità”.
Ma c’è un però che devo tirare fuori, un però che nasce dalla mia appartenenza alla società civile.
Mi chiedo: ma perché ci applichiamo in questo modo feroce, perché tiriamo fuori il meglio di noi solo quando c’è di mezzo il calcio e la Fiorentina?
Penso a quei problemi (non tantissimi, ma ci sono) che la città deve risolvere e che vengono rimandati in un rimpallo di responsabilità che coinvolge tutti.
Compresi noi dei media, che del degrado delle Piagge ce ne freghiamo, ma che facciamo una diretta continua della situazione “tornello per tornello”.
Risciremo mai ad avere un maggiore equilibrio?

Visto che questo blog è anche un modo per entrare (oh, entro un certo limite) nei fatti miei e un po’ nei fatti vostri, vi do la situazione in tempo reale di casa Guetta in modo tale che possiate capire perché ad un certo punto ho smesso di rispondere ai post.
Il presunto capofamiglia (molto presunto…) è in un letto di dolore (come al solito la prendo leggera…) da più di un giorno per l’influenza e passa la maggior parte del tempo a fare i calcoli per vedere se ce la fa ad andare domenica allo stadio, magari imbottito di tachipirina.
La mamma dei tre pargoli avrebbe la febbre anche lei, ma siccome non appartiene, come si può facilmente intuire, al genere maschile, si alza e, nonostante che pare abbia partorito una decina di giorni fa, si muove a tutto campo.
Le pulzelle si palleggiano i colpi di tosse ed il raffreddore, mentre Cosimo dorme e mangia bello beato e senza capire il dramma interiore del babbo, che contro l’Empoli potrebbe lasciare il microfono all’ottimo Bardazzi.

Siamo un Paese da operetta e ci meritiamo come Presidente del Consiglio il più grande e geniale imprenditore europeo del tempo libero.
Non ci sono più parole per definire quell’accozzaglia di gente che ha preso in giro gli elettori di sinistra, facendo credere loro di essere pronti a sostenere un programma comune.
Questo è il bis del 1998, allora fu un voto, adesso due, ma non cambia la sostanza: buffoni.
Certo che anche noi gente moderata, orientata a sinistra per un senso etico della vita e quindi dello Stato, in definitiva di minore dislivello tra le persone, siamo stati proprio furbi a fidarci di una coalizione che presenta nello stesso schieramento Caruso e Mastella (meglio comunque il secondo del primo).
Sono irresponsabili, soprattutto ora che l’economia è tornata a tirare e di tutto avremmo avuto bisogno tranne che di un Paese ingovernabile.
L’unica consolazione è pensare che se andiamo presto alle urne (e vincerà Berlusconi, è quasi certo), tutti quelli che oggi siedono in Parlamento, e che totalizzano una percentuale di assenze da primato mondiale, non avranno diritto al vitalizio pensionistico perché non sono passati i fatidici due anni dalle elezioni del 2006.

Il capitano della Sampdoria, fiorentino di nascita ed ex giocatore viola Francesco Flachi, e’ stato trovato positivo per un metabolita della cocaina, la Benzoilecgonina, al controllo antidoping effettuato dopo Samp-Inter dello scorso 28 gennaio (2-0 per i nerazzurri il risultato, con Flachi in campo per i primi 69′).

Aspettiamo, ma mi viene fuori una sola domanda: perché?
Dispiace perché lo sentiamo ancora uno di noi, perché gli vogliamo bene e perché non esiste un solo motivo per cascare dentro un’imbecillità del genere.

Padroni di non crederci, ma sarò molto emozionato questa sera quando tornerò a parlare nel luogo dei miei fantasmi infantili, la palestra della scuola ebraica fiorentina.
Presenterò insieme a Davide Sadun un libro bellissimo e amarissimo: “Dallo scudetto ad Auschwitz” di Matteo Marani, brillante penna del Guerin Sportivo, che si è fatto tre anni di ricerche per raccontare la storia di Arpad Weisz, geniale allenatore ebreo ed ungherese degli anni trenta, deportato ed ucciso ad Auschwitz.
Sarò emozionato perché mi ricorderò certamente dell’angoscia con cui aspettavo di recitare da bamabino i miei trenta secondi di poesia e dire una o due battute nella recita scolastica (mai avuto un ruolo da protagonista, un po’ per via della erre moscia e molto per la scarsa attitudine al palcoscenico).
Dopo quasi 35 anni ci voleva proprio qualcosa di speciale per farmi tornare sul luogo del delitto e questo libro vi assicuro che lo è perché spiega meglio di cento dibattiti molte cose sul razzismo.
In tutti i sensi e non solo contro gli ebrei.
L’ingresso è libero e mi farebbe piacere incontrare in via Farini qualcuno di voi.

Io comincio ad avvertirlo nell’aria questo profumo d’Europa, questa sensazione da impresa straordinaria, perché secondo me sarebbe già fantastico arrivare in Uefa.
Ci accorgeremo della grandezza del lavoro di Prandelli e degli altri solo fra qualche anno, guardandoci indietro e pensando alla media punti della Fiorentina nell’ultimo anno e mezzo.
Adesso ci sembra normale, direi quasi banale, battere l’Udinese in casa, il Catania in campo neutro e via a seguire, dimenticando che così fanno solo le grandi squadre.
E noi siamo un’ipotesi di grande squadra, non manca moltissimo per diventarlo.
Se fossi un giocatore viola (un nome a caso…Toni), avrei molti più stimoli professionali a Firenze piuttosto che a Torino o Milano e nella prossima stagione me la giocherei davvero a tutto campo.
Per adesso comunque godiamocela, come sinceramente non avremmo mai pensato di fare durante i foschi temporali estivi.

MI SCUSO CON COLORO AI QUALI, DA UN CERTO PUNTO IN POI, NON HO RISPOSTO MA, COME DIRE, LE GIORNATE SONO DIVENTATE UN PO’ PIU’ CAOTICHE DEL SOLITO ED IO STO CERCANDO DI AGGIUSTARE IL TIRO.
PROVERO’ A FARMI PERDONARE

Non metterei la mano sul fuoco sulla permanenza di Toni a Firenze e ora, per favore, cercate di prendere le mie parole esattamente per quello che sono.
Ovvero: non ho detto che andrà via, anzi, al contrario, è molto probabile che Toni resti, ma non sono sicuro al 100% che finirà così.
Comunque sia, esiste un vantaggio formidabile rispetto alle burrasche della scorsa estate e cioè che stavolta le carte le diamo noi.
Non esiste infatti alcun rischio retrocessione a tavolino e quindi non ci saranno speculazioni sulle possibili disgrazie viola.
E, soprattutto, i Della Valle hanno dimostrato di non cedere ad alcuna pressione o ricatto.
Forse non esiste neanche più nessuno pronto ad offrire 25 milioni di Euro pronta cassa per il centravanti della Nazionale che a maggio toccherà finalmente i 30 anni (finalmente, perchè si diceva e scriveva che ne aveva trenta quando ancora ne doveva compiere 29), ma questo è un altro discorso.
Si tratterà di essere lucidi ed un po’ cinici: se ci conviene lo vendiamo, altrimenti lo terremo più che volentieri, pensando ai gol che assicura sempre, pure quando gioca una stagione allenandosi poco e male.

Stasera al Pentasport andrà in onda uno speciale di novanta minuti dedicato all’unico campione che dal 2000 in poi era ancora capace di emozionarmi, Roberto Baggio.
Io ho avuto l’idea (poco originale per la verità, visto che domenica compie 40 anni) e ho fornito contributi d’epoca preziosissimi, il resto è tutta opera dell’ingegno e del lavoro di Ernesto Poesio, che è rimasto tre giorni barricato a Caldogno.
Baggio non ha parlato al microfono, ha solo detto a Poesio di abbracciare per lui Firenze e di salutarmi.
E qui rivelo un piccolo aneddoto: insieme al fisioterapista Pagni sono stato l’unico ad essere “omaggiato” di una prefazione di Roberto per un libro.
Successe nel febbraio 2003 con “La mia voce in viola”.
Io chiamai Petrone, il suo procuratore, e posi la richiesta.
Lui, Petrone, mi fece capire che non c’era niente da fare, era un’impresa impossibile, salvo poi richiamarmi dopo due giorni per dire che Baggio aveva accettato, sicuramente in memoria dei nostri comuni trascorsi fiorentini.
La cosa incredibile è che io Roberto non l’ho mai visto, tutto è avvenuto via email: bozze del libro, sua prefazione e correzioni.
E un anno dopo mi fece sapere che avrebbe regalato la sua divisa a quel tifoso viola afflitto dalla SLA che stravedeva per lui.
Anche in quel caso tutto avvenne tramite una comune conoscenza, Freanco Boldrini.
Di Baggio, fisicamente, nemmeno l’ombra.
Racconto queste cose per spiegare come Roberto esca completamente dalla tipologia del calciatore medio: potrebbe guadagnare quello che vuole con la pubblicità o con le ospitate, ma preferisce portare i figli a scuola, aiutare il padre Florindo nel sistemare i pali della porta del suo vecchio campetto e vivere molto sereno.
Stasera non perdetevi questo tuffo nel passato, io non ho sentito niente, ma ci sarà da divertirsi.

TRASMISSIONE STRAORDINARIA, GRANDISSIMO POESIO, CHE HA LAVORATO UNA SETTIMANA FACENDO SPESSO LE DUE DI NOTTE PER ARRIVARE AL RISULTATO CHE AVETE ASCOLTATO.
VERAMENTE BRAVO, FORSE ABBIAMO UN CAVALLO DI RAZZA IN PIU’ A RADIO BLU

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