maggio 2006


Prizio, Pestuggia, Guetta: basteranno a muovere le acque?
Non ci spero troppo, ma almeno non resterà il rimpianto di non averci provato.
Il successo dell’iniziativa per spedire qualcuno dei nostri nelle tv nazionali è clamoroso, ma vi invito a non mollare e a far sottoscrivere l’appello a più persone.
Già da domani potremmo metterci in contatto con le emittenti e vorremmo dare numeri importanti.
Abbiamo individuato il nostro candidato ideale per il ring televisivo: Benedetto Ferrara.
Non glielo abbiamo ancora detto, ma è un dettaglio: intanto che ci diano lo spazio e poi vediamo.
Comunque ribadisco il concetto di non dare troppo peso alle parole dei giornalisti, comprese le mie, perché non saranno certo quelle a determinare la sorte della Fiorentina.

P.S. Parlato con Benedetto (come vedete, qui si lavora in tempo reale…): è onorato della scelta e se lo invitano e non ci saranno impegni di lavoro ci andrà sicuramente
Però intanto firmate!

Ho fatto una cosa per me insopportabile: ho chiamato personalmente Enrico Mentana, che ammiro enormemente sul piano professionale, per chiedergli due cose.
1) come mai nessun giornalista fiorentino interviene a Matrix
2) se per caso voleva spiegare il suo punto di vista nel Pentasport.
E’ stata una cosa molto faticosa per me, perché, non sapendo lui chi fossi io, sembrava mi proponessi personalmente e temo di aver fatto la figura di quello che vuol farsi pubblicità.
E’ vero che ho suggerito colleghi della carta stampata, ma la sostanza del ragionamento dal suo punto di vista non cambia.
Non importa: lo dovevo fare, vista la vostra voglia di essere rappresentati a livello nazionale.
Risposta di Mentana numero 1: grazie, ma decide la redazione (cioè Mentana stesso) in base alle esigenze della trasmissione.
Risposta numero 2: grazie, ma preferisce non parlare con le radio private.
Gentile, ma irremovibile e questo è tanto.
Poi, appena chiusa la telefonata, apro il blog e leggo il post di quello che scrive che a noi giornalisti di Firenze non ce ne frega niente della Fiorentina…

P.S. Andate su fiorentina.it o su violanews.com e guardate un po’.
Qualcosa stiamo cercando di fare…

La battuta migliore è di Leonardo Petri ed io gliela ho rubata volentieri: “Se davvero la Fiorentina fosse colpevole, Diego Della Valle dovrebbe iscriversi al campionato mondiale di poker perché in quel caso sarebbe un bluffatore eccezionale”.
Ovviamente speriamo che la Fiorentina non sia colpevole.
Neanche per la giustizia sportiva, perché sul piano penale mi pare che ci siano molti meno problemi.
Con la fantasia io sto volando all’eventuale prossimo interrogatorio tra Della Valle e Borrelli: darei chissà cosa per essere in quella stanza ed assistere alle domande e alle risposte, per percepire il clima che si respira in quei momenti.
Comunque vada a finire, va dato atto ai Della Valle di non aver scaricato niente su altri (Mencucci, nella fattispecie), al contrario di quello che invece è accaduto con gli Agnelli a Torino e Galliani con Meani a Milano (guardatevi, se potete, ogni tanto Milan Channel…).
Si dirà: certo che fanno così, nelle telefonate e nell’incontro di Bagno a Ripoli loro ci sono.
Vero, ma le telefonate più lunghe e frequenti sono quelle di Mencucci e comunque è anche una questione di stile.
Diego Della Valle ieri ci ha mandato a cena un po’ più sereni, poi arriva questo Stagliano, ex ispettore federale che ha visionato le carte, a raccontarci che Juventus e Fiorentina sono quelle che rischiano di più.
Si torna farsi domande e non trovare risposte certe, ma ormai con questa angoscia calcistica abbiamo imparato a conviverci, o no?

…e gli spieghi con garbo cosa è successo nell’ultimo mese e ancora prima dal 2004 in poi.
Perché oggi il tecnico più decorato d’Italia se ne è uscito fuori con la curiosa affermazione che alla Juve al massimo toccheranno dei punti di penalizzazione per il prossimo campionato.
Perfetto.
Se così fosse, a noi daranno in differita il “Premio ingenuità” per la stagione 2004/05, visto che in pratica non è successo niente.
Tranne qualche fastidioso tentativo di intrallazzo ai danni della Fiorentina, a causa peraltro della cocciutaggine di quel Della Valle che proprio non voleva saperne di lasciar comandare Giraudo e Galliani.
E allora via con un allungamento della spalmatura dei debiti a Lotito e con un guardalinee ad personam per Galliani.
E’ incredibile l’arroganza e la mancanza di senso etico della Juve e allora mi viene il sospetto che forse noi siamo troppo onesti.
Sì, noi che stiamo qui a macerarci per quello che hanno fatto o non hanno fatto i Della Valle in risposta all’estorsione della passata stagione.
Noi che ci interroghiamo dentro per capire come avremmo agito al posto loro, mentre quelli lì hanno rubato per anni, ammazzato o quasi il calcio, ed ancora continuano a dire e fare come se nulla fosse.
Una sola parola: vergogna!

Avviso ai naviganti: leggete bene quello che scrivo e non cercate di interpretare a modo vostro le mie parole.
Io non ho mai detto che non voglio più lottare, anzi sono arrabbiato come e più di voi per quella che è una situazione paradossale.
Perché lo scorso anno ci hanno taglieggiato per mesi e se penso alle angosce vissute nella paura di andare in B per colpa della Cupola mi incazzo (scusate il francesismo…) ancora di più.
Forse se non avessimo cercato l’appoggio di Mazzini ci avrebbero spedito di sotto solo per farla pagare a Della Valle e questo è pazzesco.
Perciò io PRETENDO che la Fiorentina sia giudicata equamente, sulla base dell’estorsione subita per mesi e non accetto l’attuale giurisprudenza della giustizia sportiva, che non contempla le fortissime attenuanti per ciò che i dirigenti viola hanno fatto dal 21 aprile in poi.
Già, ma che hanno fatto?
E anche qui dobbiamo capire quanto i Della Valle e Mencucci si siano affidati a quel galantuomo di Mazzini solo perché “ci proteggesse” o quanto invece sapessero del marcio che stava uccidendo il calcio.
Molto della partita si gioca qui.
Il mio pessimismo di stamani è dettato da piccoli segnali e da un’autentica strizza che mi dovete concedere, perché qui con voi io dialogo senza barriere, senza avere un microfono, sullo stesso piano.
Quindi, da domani, torno metaforicamente in trincea con Prizio e Pestuggia a vedere cosa sia possibile fare a livello mediatico, cercando di continuare ad offrire il meglio possibile nel Pentasport e tentando (temo senza troppi risultati) di aprire una breccia a livello nazionale per vedere se qualcuno di noi fiorentini va in onda in tutta Italia.
Però non chiedetemi di fingere, di pensare che tutto finirà con la viola in Champions perchè io ho paura che non accadrà.
Ci spero moltissimo, sarei disposto a pagare di tasca mia, ma questo è un altro discorso che non incide sulla realtà della situazione.

“Quadro sconfortante”, lo ha definito Borrelli e ad essere sconfortato, lo confesso, sono io, anche se sarebbe bello sprizzare ottimismo da tutti i pori.
Ho fatto qualche telefonata, un giro di opinioni, e per quello che conta devo purtroppo dire che tira una brutta aria, un’aria da punizione esemplare per tutti gli attori di questa squallida vicenda.
Noi, cioè i legali di Della Valle, dobbiamo in tutti i modi far passare il concetto che siamo stati costretti a fare certe telefonate e certi incontri.
Ce lo imponevano le circostanze e ce lo aveva fatto capire il vice presidente federale, mica (con tutto il rispetto e l’affetto che ho per lui) il Ciuffi.
Noi ci salviamo parzialmente (cioè perdiamo la Champions e ci penalizzano) solo così, inutile mettersi a sognare di uscirne indenni, perché qui, lo ripeto, c’è un’atmosfera da Giudizio Universale calcistico.
Non avrei voluto rovinarvi la domenica col mio pessimismo della ragione, ma da sei mesi dialoghiamo insieme quasi ogni ogni giorno ripromettendoci di dire solo quello che pensiamo.

Credo di essere quanto di più lontano si possa immaginare in materia di spirito corporativo.
Fosse per me riformerei l’Ordine dei giornalisti, pagherei molto meglio i più bravi, direi a quelli scarsi o a rimorchio di cambiare mestiere, creerei un accesso alla professione degno di un Paese civile e non come quello italiano, che costringe per dieci/quindici anni giovani ed ex giovani a guadagnare quando va bene 500 Euro al mese.
Farei insomma del giornalismo una libera professione, come gli avvocati o gli architetti, e non un mestiere in cui hai tutte le protezione sindacali del lavoro subordinato (nei fortunatissimi casi di assunzione) però puoi rivendicare ad ogni pié sospinto la tua autonomia e la tua libertà di pensiero.
Questo lungo preambolo per spiegare che non è certo per appartenenza alla categoria che una volta tanto difendo i giornalisti.
Noto infatti crescere una certa insofferenza per come noi media presentiamo la vicenda viola, quasi che si debba avere tutti una visione unica della storia.
Chi pensa che la Fiorentina non vada in Champions è un traditore della peggiore specie.
Vi invito ad una pausa di riflessione: come la penso io lo sapete (dobbiamo restare in A, ma rischiamo parecchio sul resto), ma bisogna avere rispetto per chi ha altre idee, perfino per chi (siccome ce l’ha con i dirigenti viola) rilancia radiofonicamente Vittorio Cecchi Gori come salvatore della patria…
Un po’ meno fondamentalismo calcistico ci farà bene in momenti di grande confusione come quelli che stiamo vivendo.

C’è molto millantato credito nelle intercettazioni, basterebbe rivolgersi al signor Mazzini per averne conferma e scoprire che poi tutto questo potere lui non lo aveva.
E ci sono pure enormi sciocchezze, raccontate al telefonino con la sicuerzza di chi pensa di sapere tutto e non sa niente.
Nel mio piccolo oggi ne ho trovata una anch’io e riguarda il guardalinee Duccio Baglioni, che viene apostrofato da Meani (il dirigente milanista addetto all’arbitro) come uno juventino convinto.
Ora, è vero che dopo quello che è successo con Mazzini io la mano sul fuoco non la metto più per nessuno, ma siccome conosco Duccio da almeno vent’anni sarei sconvolto nel venire a sapere che sia in qualche modo coinvolto in tutta questa storiaccia.
Ma il fatto ancora più sorprendente sarebbe sapere che ha aiutato scientificamente la Juve e che è da 44 anni juventino.
Non lo dovrei dire, ma il suo cuore batte solo per la viola e ci sarebbe quasi da ridere se non sapessi che sta passando giornate molto amare e, credo, immeritate.
Bisogna quindi fare la tara in parecchie cose in questa vicenda che ci appassiona poco e angoscia molto.
Intanto oggi ho visto un Andrea Della Valle molto in forma, che da gran signore ha risposto a tutte le mie domande, e perfino un Sandro Mencucci un po’ più sollevato, forse perché i giorni dell’interrogatorio si stanno finalmente avvicinando.

In pratica me l’avete suggerito voi: ho aperto il Pentasport con un faccia a faccia con Paolo Liguori.
Ognuno è rimasto della propria idea, ma alla fine ha convenuto sull’iniqua situazione mediatica attuale.
Una situazione nella quale i giornalisti fiorentini sono completamente ignorati.
Poiché Liguori è uno dei direttori di Mediaset (Tgcom), chissà che non ci scappi un invito per uno di noi (andrebbe benissimo pure Pallavicino, oppure Manuela Righini o anche Calamai).
Però ritorno al concetto di stamani: capisco che in uno stato di angoscia com’è quello che stiamo vivendo siamo molto sensibili a tutto, però non credo che Borrelli e Rossi passino le loro serate a guardare i dibattiti televisivi.
A proposito di fenomeni mediatici, ho provato a sentire se Antonio Di Pietro aveva per caso voglia di intervenire sull’argomento, ma il Signor Ministro ha declinato l’invito.
Non parla adesso e neanche nei prossimi giorni, forse Radio Blu è troppo poco per lui.
Ma due anni fa, quando la sua visibilità era molto in calo, rispose al primo squillo e fu ben contento di dire la sua sull’iniziativa “Vogliamo la B con Della Valle”, il grido di protesta lanciato con fiorentina.it e violanews.com
D’altra parte lo cantava (bene) Fiorella Mannoia: “Come si cambia”…

E pure di Liguori, per non parlare di Luna (Riccardo) e degli altri frequentatori di salotti/risse televisive.
Sul fronte tv nazionali io mi sono arreso: non ci vogliono ai dibattiti su calciopoli, tanto che dall’inizio di tutta questa storiaccia ho contato solo una sortita di Pallavicino e qualche affondo di Sconcerti.
Non è la favola della volpe e l’uva, ma ad un certo punto mi sono chiesto: siamo proprio sicuri che queste chiacchiere servano a qualcosa?
Pensiamo davvero che uomini come Guido Rossi e Francesco Saverio Borrelli si lascino influenzare da un’intemerata di Sposini o da un delirio di Liguori?
Ma dai, siamo seri: quelli sono giochetti per noi.
Chi dovrà giudicare sa di avere in mano le sorti della quarta industria italiana e non potrà certo lasciarsi inflenzare dal velenoso vento televisivo.
Contano le carte, solo quelle e oggi, a quanto ho letto, è una giornata interlocutoria.
Nuove intercettazioni, ma sempre sul solito tormentone, cioè Fiorentina che non sapendo a che santo affidarsi per evitare le ingiustizie si butta fra le maledette braccia di Mazzini.

P.S.
E’ arrivato pure il Milan, leggete un po’ qui (grazie a Pierluigi Cerbai, che me lo ha segnalato) da Corriere.it

La Juventus era in grado di determinare anche il calendario del Campionato. A rivelarlo sarebbe stato l’ex allenatore Carlo Ancelotti dopo essere approdato al Milan. Destinatario delle confidenze, il dirigente rossonero Leonardo Meani che lo racconta al telefono all’arbitro Pierluigi Collina. L’ultima informativa consegnata dai carabinieri del reparto operativo di Roma ai magistrati napoletani, svela nuovi retroscena sullo scandalo del calcio. E individua le pressioni,ma anche le minacce della dirigenza del Milan per ottenere designazioni favorevoli dopo aver scoperto le manovre della Juventus. Il telefono intercettato è quello di Meani, ma il presidente Adriano Galliani interviene più volte sulla scelta di «fischietti» e assistenti.

Trucchi e calendario
Nell’aprile 2005, subito dopo l’incontro Siena- Milan, Meani chiama Collina «lamentandosi per la designazione di De Santis per l’incontro Juventus-Inter e proseguendo gli riferisce quanto raccontatogli da Carlo Ancelotti in merito alle designazioni arbitrali nel periodo in cui allenava i bianconeri ed era alle dipendenze di Luciano Moggi». Così è annotata la conversazione. «…”Ma tu sai che ieri in macchina, quando mi diceva Carletto che il giovedì, il giovedì quel famoso, l’altra persona famosa gli… gli diceva, domani abbiamo questo arbitro e veniva, e c’era quell’arbitro… e c’era il sorteggio e fa e noi non… io non riusci…, non mi spiegavo, lui il giovedì sapeva già l’arbitro che aveva alla domenica. Tu pensa, questo prima, quando riuscivano a manovrarlo in un certo modo no!”. Sempre Meani proseguendo nella conversazione, aggiunge, per meglio far comprendere al suo interlocutore il potere di Moggi sul sistema calcio, che addirittura lo stesso riesce anche ad influenzare la stesura del calendario “Era tutto, era tutto be…, mi diceva ieri in macchina che addirittura quando gli diceva ti piace… in fase di preparazione del calendario, gli diceva come dici che sia meglio, vogliamo cominciare con queste partite o con quell’altre partite o… con… che squadre vogliano trovare all’inizio”».

L’avvertimento
Il 19 aprile 2005 Meani telefona ad Adriano Galliani, «il quale ne approfitta per chiedergli se ha parlato con i designatori, ricevendo non solo risposta positiva dal Meani ma anche l’energico richiamo fatto sia a Bergamo che a Mazzei (designatore degli assistenti, ndr), tant’è che per il prossimo incontro con il Chievo è stato designato l’assistente Puglisi». Galliani sapeva dunque quale fosse la procedura per ottenere designazioni favorevoli. Del resto, quale fosse il tenore delle «pressioni» esercitate dai rossoneri, emerge proprio dalla trascrizione della conversazione tra lo stesso Meani e Mazzei dopo Siena-Milan del 17 aprile 2005 finita 2-1, nel corso della quale il dirigente milanista si lamenta del guardalinee Baglioni che aveva annullato un gol. «Che cazzo! Io questo proprio non lo voglio no! Non l’ho mai chiesto nè voluto! Questo è uno… oltretutto adesso mi dice di stare molto attenti eh! Di non sbagliare perché Galliani è furibondo! Quindi digli di stare molto attenti da qui alla fine del campionato… quindi anche mercoledì cercate di mandare due intelligenti… ». I due si parlano nuovamente dopo pochi minuti. Meani: «Adesso state attenti, state attenti perché è super velenoso, mandateci gente, perché ormai… mandateci anche a noi un po’ il Consolo della situazione, non è che lo mandi sempre a Torino… hai capito?». Mazzei: «Sì, no, no, no te lo mando, non è che… ci mancherebbe altro».

Gli sms
Mentre Moggi contava su Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, Meani si affidava al segretario della commissione arbitrale Manfredi Martino. Due giorni prima di Milan-Chievo «Meani riceve un sms da Martino che gli comunica che l’arbitro sarà Paparesta e gli assistenti Puglisi e Gemignani». Puglisi appare per il dirigente rossonero un «uomo di fiducia»: era stato proprio lui, alla vigilia di Milan-Inter di Champions League ad affermare al telefono “l’importante è che noi riusciamo a fargli il culo a ’sti interisti”. E infatti, dopo aver ricevuto l’sms Meani esulta. «Chiama l’assistente Babini —si legge nell’informativa — e con tono trionfante gli comunica che le sue lamentele (dopo Siena- Milan, ndr) hanno avuto l’effetto desiderato: “…dopo la purga arriva… arriva la medicina…” e alla richiesta di ulteriori precisazioni replica “…siccome si sono cagati addosso, allora mandiamogli i suoi amici”».

Il dossier a Letta
Il 27 aprile 2005 Galliani chiama Meani «per avvisarlo di riferire all’arbitro Paparesta “che il dossier è nelle mani del sottosegretario Gianni Letta”, dopo che in proposito gli aveva specificato “che questa mattina mi ha chiamato, m’ha detto che conosce la vicenda che interverrà!”. Il contenuto del dossier non è specificato. Ma nell’informativa c’è la telefonata fatta due minuti dopo da Meani e Paparesta «per informarlo di quanto Galliani gli aveva riferito». Dopodiché, Meani esterna le sue considerazione sull’attuale situazione del mondo arbitrale, “… e bisogna un po’ cambiare, bisogna un pochettino cambiare il vento però!”… Il dirigente milanista, infine, invita l’arbitro a contattare il presidente Galliani per ringraziarlo del suo interessamento per la vicenda che lo riguarda».

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