aprile 2006


A Palermo feci una delle mie prime radiocronache, stagione 83/84: vincemmo con il Catania per due a zero con doppietta di Monelli.
Una grande Fiorentina, quella del 3-5-2 inventata da De Sisti, che arrivò terza.
Dieci anni dopo, l’esordio in B, con la sensazione di estraneità che mi accompagnò tutto l’anno, e un successo pieno per 3 a 0, con inizio del flirt calcistico con Robbiati.
Poi una vittoria in Coppa Italia, nel 1996, con un gol straordinario di Rui Costa ed infine i disastri degli ultimi anni.
Nel 2000/2001 perdemmo contro il Napoli per una papera di Toldo, mentre Terim e Sconcerti si stavano preparando alla guerra.
Nel 2003/2004, con Cavasin in panchina, ci umiliarono, ed il 2 a 0 finale fu un gran regalo per noi.
L’anno scorso una fortuna sfacciata ed un Lupatelli da controllo antidoping ci permisero di portar via un punto immeritatissimo.
Ci hanno sempre spernacchiato laggiù e non ho mai capito il perchè.
La rivalità sportiva non esiste, forse è una questione di pelle: a livello calcistico andiamo d’accordo con i calabresi, meno con i siciliani, che sono di un’ospitalità eccezionale.
Domenica comunque me la vorrei proprio giocare, nel senso pieno del termine.
Vorrei cioè finalmente vedere una Fiorentina che manovra brillantemente alla Favorita, che impone i diritti di una classifica da urlo.
In un contesto del genere, occhio a Fiore: nel girone di ritorno ancora non ha segnato…

Storia di una trasmissione e di un’inversione di tendenza per i prossimi diciotto giorni.
Ieri pomeriggio classica riunione telefonica pre-Pentasport con Bardazzi e Russo: fibrillazione in redazione perché il procuratore di Pasqual esterna, ma non in diretta, forse interviene Mancini dell’Arezzo, non sarebbe male avere Branchini per Frey.
Ad un certo punto Leonardo mi dice: “la gente vuole sapere questo…” ed è lì che mi scatta la molla, quasi un moto di orgoglio, peraltro condiviso un minuto dopo dall’ottimo Bardazzi.
Eh no, la gente non vuole sapere questo.
O per meglio dire, lo vorrà sapere fino a quando noi continueremo a spacciare come verità assolute tutta questa paccottiglia di aria fritta.
Siamo proprio noi dei mezzi di informazione a drogare i tifosi, e se è giusto (ma fino ad un certo punto) farlo spensieratamente durante l’estate, come fosse un gioco, non ha proprio senso adesso, in piena volata Champions.
Sto parlando del teatrino del mercato, dove si riempiono colonne di giornali e ore di trasmissioni con le dichiarazioni dei procuratori, dei direttori sportivi, dei presidenti, delle scelte di vita dei calciatori, tutta gente che nel caso specifico usa chiaramente i 200.000 fedeli ascoltatori di Radio Blu per i propri scopi e neanche ci paga per la pubblicità…
Mi sono detto: ma come, stiamo vivendo la settimana più bella da cinque anni in qua, sta arrivando Palermo-Fiorentina, possiamo andare in Champions e devo impiegare metà del Penta a sentire a che punto è il tormentone Pasqual, neanche fosse la trattativa per togliere all’Iran la bomba atomica?
Se alziamo i toni adesso, che faremo dal 15 maggio in poi?
E’ un po’ lo stesso discorso delle telefonate in diretta: da vent’anni vengo pressato per il fatto di dare poco spazio agli ascoltatori, ma se aprissi le linee tutti i giorni o leggessi gli sms, la trasmissione scadrebbe di tono, perché parlerebbero o scriverebbero sempre gli stessi, con concetti inevitabilmente ripetitivi.
Vi interessa di più l’opinione di Goffredo o di Rialti?
Certo, fare programmi così è più facile e costa meno, in tutti i sensi, ma l’autorevolezza di una radio?
Ecco quindi che nel Pentasport da qui alla fine del campionato di mercato parleremo lo stretto necessario, è una promessa.
Commenteremo con gli opinionisti le varie ipotesi, ma in un contesto generale, senza andare a cercare ossessivamente la inutili dichiarazioni del solito procuratore.
E sfrutteremo al massimo la grande opportunità di avere con noi Ceccarini, il più bravo ed informato di tutti, uno che prima di dare notizia di una trattativa verifica ogni cosa fino all’esasperazione.
E’ accaduto più volte che lo abbia chiamato la mattina presto per chiedergli come mai non avevamo sparato anche noi ciò che leggevo sul giornale e nel 90% dei casi non avevamo bucato un bel niente: quella lì era una balla colossale.

I fischi e gli insulti a Letizia Moratti e a suo padre, deportato a Dachau, sono stati una vera porcata.
Così come la bandiera di Israele bruciata, ma questa purtroppo non è una novità.
Fischiare ed insultare un signore di oltre ottanta anni in carrozzina e sua figlia il giorno della Liberazione invece sì, è un altro passo in avanti verso l’intolleranza civile italiana.
Ma cosa ha in testa questa gente?
Ed è pericoloso dire che “sono solo compagni che sbagliano”, perché sono abbastanza in là con l’età per ricordarmi che erano le stesse espressioni usate a metà degli anni settanta a proposito dei primi attentati dimostrativi delle Brigate Rosse.
Proprio un bel Paese l’Italia, dove il Presidente del Consiglio in cinque anni di Governo non ha mai partecipato ad una manifestazione in ricordo della Liberazione dai nazi/fascisti e dove si insultano anziani signori passati dai campi di concentramento che hanno una figlia Ministro di un Governo di destra come loro unica colpa.
E la figura migliore in tutta questa triste vicenda l’ha fatta proprio lei, Letizia Brichetto Moratti, che ha minimizzato l’accaduto, affermando che il suo ritiro dal corteo era già previsto e che anche i fischi fanno parte della democrazia.
Una donna in gamba ed una lezione per tutti, comunque la si pensi politicamente.

Io sono uno di quelli che ha paura di tutto, uno di quei tipi che quando va a fare l’analisi del sangue confessa subito anche di fronte ad una graziosa infermiera di avere una fifa blu.
E ogni volta, immancabilmente, mi dicono le stesse cose: “ma come, uno grande e grosso come lei ha paura?”.
Sì, io ho paura, e allora?
Ora è successo che per diverse ore sia stato preda di lancinanti (per me, ovvio…) dolori di stomaco, roba da non riuscire nemmeno ad ascoltare e controllare il Pentasport.
In questi casi, che per fortuna sono rari, proprio perché abituato da una vita estremamente fortunata a stare quasi sempre bene, io entro in un’altra dimensione.
Comincio cioè a dialogare con un’entità astratta, che ritengo assolutamente responsabile del mio stato fisico e contratto quale sia il prezzo per la mia uscita dallo stato di dolore, nemmeno fosse la trattativa per acquistare i diritti dalla Fiorentina (che in quei momenti di disperazione cederei volentieri ai miei simpatici concorrenti che ogni anno mi fanno la guerra, invece di trovare una forma di collaborazione che permetta a tutti di spendere meno).
E’ una cosa completamente idiota, lo so, e anche vagamente offensiva verso chi crede veramente, ma non ci posso far niente.
Una volta, nelle 24 ore di un’intossicazione alimentare fuori Italia, ho convenuto che il prezzo equo da pagare sarebbe stato l’adozione a distanza di un bambino.
Così feci quando tornai ad essere lucido, perché non eseguire quanto pattuito mi creerebbe dei forti sensi di colpa.
Non vi dico cosa ho accettato ieri sera (oggi va un po’ meglio, ma non troppo), ma raccontare come funziona il meccanismo mi fa sentire leggermente meno stupido.

Beh, io ci vado sicuramente e per quattro giorni, perché sono parecchio fortunato e perché mi pagano pure per raccontare la Fiorentina, ma, insomma, penso che siano in molti a porsi in queste il quesito se andare o restare.
Qui siamo vicini alla svolta: non perdiamo alla Favorita ed è quasi fatta, alla faccia dei soloni che profetizzavano con certezza l’approdo della Roma in Champions.
Ribadisco un concetto già espresso altre volte: grande Prandelli!
E’ lui a tenere insieme psicologicamente una squadra chiaramente usurata, che non è assolutamente dal punto di vista tecnico da quarto posto e che pure sta lì, quasi miracolosamente dalle parti delle tre grandi.
Siamo all’ultimo giro di pista e non sarebbe male riavere Pazzini, confidando che Jorgensen e Fiore mantengano la condizione di oggi (sì, anche Fiore, che a me continua a piacere).
Dopopartita divertente con Riganò, un grande.
Sono convinto che sua moglie (deliziosa) abbia ascoltato la radiocronaca come faceva quando il Riga vestiva la maglia viola e gli abbia riferito dei miei apprezzamenti sul suo stato di forma, con relativo, almeno secondo me, dimagrimento.
Cristian è arrivato in sala interviste e mi ha puntato subito, io l’ho messa sullo scherzo giocando sul mio peso forma (in verità, rispetto ai tempi in cui lui è arrivato a Firenze sono dimagrito di quasi dieci chili…) e siamo andati avanti così a tirarci battute velenose per qualche minuto.
Non oso immaginare cosa sarebbe successo con altri campioni o presunti tali, molto più permalosi…

Quando aveva vent’anni nulla (nella testa) faceva pensare che sarebbe diventato quello che è adesso.
Lo dico con una certa cognizione di causa, perché per colpa sua ho passato qualche brutto momento, che poi abbiamo dimenticato insieme.
Adesso che di anni ne ha trenta, è un giocatore completo: non proprio un campione in senso assoluto, ma quasi.
E nonostante stia vivendo la sua stagione più nera da quando è alla Sampdoria, io mi affido un’altra volta a Flachi perchè faccia un bel regalo alla sua Fiorentina.
Era già successo undici mesi fa contro il Bologna, quando stavamo per andare in B e potrebbe ripetersi questo pomeriggio all’Olimpico.
Forza Flachi, dunque, pensaci tu.
A noi basta e avanza rimanere concentrati sull’Empoli.

Eppure la notizia l’avevo letta almeno un paio di volte, solo chee non ci avevo fatto caso.
Poi stamani mi si è accesa la lampadina: i difensori di Alessi, di quella brava donna della sua compagna e di Raimondi hanno chiesto gli arresti domiciliari per i loro assistiti.
Eh già, quei tre mica possono reiterare il delitto o inquinare le prove.
E perché non rimandarli a vivere a qualche centinaio di metri dalla casa degli Onofri?
A me sembra di sognare: ma con quale faccia si può avere il coraggio di formulare una richiesta del genere?
Scusate, ma a quasi tre settimane dalla tragica serata del primo aprile io sono ancora incazzatissimo.
E continuo a dire che mi piacerebbe che li mettessero nelle celle comuni questi avanzi schifosi del genere umano, altro che arresti domiciliari.

Era il 4 gennaio 2006…
Come diciamo dalle nostre parti? Fatti un nome, fai pipì a letto (eufemismo) e diranno che hai sudato.
Confesso di non riuscire a capire l’innamoramento dell’Italia calcistica per Cassano ed il conseguente struggimento generale per la sua partenza.
38 reti in quattro anni e mezzo, una media da Bonazzoli, con un esordio a Roma da ricordare: a Trigoria mise il dito nel cappuccino di Totti, così, tanto per divertirsi.
Poi corna all’arbitro, bandierine divelte, patenti ritirate, fughe dagli allenamenti.
Batistuta, abituato a Rui Costa, lo detestava.
Di lui si ricordano sempre il gol straordinario segnato all’Inter all’esordio e un Europeo superiore alla media disastrosa dei suoi compagni in Nazionale.
Un po’ poco mi pare per elevarlo, non dico al livello di Baggio, ma neanche di Totti.
E’ riuscito a fare arrabbiare nell’ordine: Prandelli (che pure aveva fatto l’università degli atipici/schizzati con Morfeo), Voeller, Del Neri e Bruno Conti.
Spalletti si è contenuto a stento, Lippi dice di aspettarlo, ma intanto non ci fa conto.
In compenso, nel circo di Madrid, dove giocare è certamente l’ultimo dei pensieri, gli daranno 22 milioni di Euro netti, da qui al 2010.
Con lui la Roma ci ha perso in tutto 50 miliardi di lire, proprio un bell’affare.
La cosa più divertente è che Cassano ha fatto il bel gesto, rinunciando ai diritti di immagine che la Roma avrebbe ancora dovuto pagargli, cioè più o meno un milione di Euro l’anno.
Diritti di immagine ad uno che non dava un’intervista dal giugno del 2004!

E’ il 20 aprile 2006
Pare che a Madrid sia più famoso il sosia del Cassano vero: ingrassato e sempre fuori forma, ormai è diventato poco meno che una macchietta.
Può darsi che prima o poi esploda, intanto a luglio compirà 24 anni e alla sua età Rivera e Baggio erano già diventati quello che poi sono stati nel corso della loro strepitossa carriera e Totti aveva appena disputato un Europeo fantastico.
Non andrà ai Mondiali, non gioca quasi mai, è isolato dai compagni, però c’è qualcuno che lo rivorrebbe a tutti i costi in Italia.
Magari con Capello, magari all’Inter, perché lì stanno proprio cercando giocatori di quel tipo…

Confesso di essere sempre stato molto scettico sulle possibilità di ampliare lo stadio Franchi, oppure di costruirne uno più grande.
Perché qui ci si ricorda solo delle partite con Juve, Milan e Inter e mai di quelle con Ascoli ed Empoli.
Voglio dire che il problema dei biglieti si registra tre/quattro volte su venti gare e quindi tutta questa necessità di disporre di un impianto da 60.000 posti io non la vedo proprio, specie in un’epoca di calcio televisivo come quella attuale.
Sul discorso della copertura, che è poi un fatto di comodità per tutti, sono invece più aperto ad una soluzione positiva.
A patto però che non vengano assolutamente impiegati fondi pubblici, siano questi soldi del Comune o dello Stato.
Apriamo semmai ai privati, agli sponsor, ad investimenti che poi si ripaghino da soli.
Mi pare infatti che siano ben altre le priorità sociali da affrontare, là dove le risorse scarseggiano e non da oggi.
Capisco di essere poco popolare ad esprimere simili pensieri, ma credo si debba vedere anche al di là del proprio orticello, in questo caso calcistico.

Bello il calcio, quando regala giornate come quella di ieri.
Emozioni e speranze mescolate nel ricordo di un freddissimo pomeriggio di appena due anni fa: una partita orripilante della Fiorentina, un infortunio di Riganò e gli sberleffi del pubblico di Treviso.
Non siamo ancora in Champions (ci mancherebbe altro!), però ci stiamo proprio divertendo e ora a Roma hanno paura, molta paura.
Ieri è stata proprio una vittoria da Prandelli, nel senso che ha tenuto altissimo il livello di concentrazione della squadra e sinceramente, durante la radiocronaca, non ho mai avuto paura che potessimo solo pareggiare.
A me continua a piacere molto in queste ultime partite Fiore, ma forse mi sono un po’ fissato per via della polemica giornalistica con Sandrelli, che invece la pensa in modo opposto.
Ieri sera comunque mi ha confortato Pecci che fuori onda mi ha chiesto di domandare a Pasqual chi fosse il compagno chefino ad oggi lo avesse maggiormente aiutato a crescere.
“Vedrai che ti dirà Fiore”, mi ha suggerito sorridendo, “perché si vede da come gli appoggia sempre il pallone: lo cerca istintintivamente, si sente protetto da lui”.
Questa, quasi quasi me la rivendo alla prossima puntata di Golden Gol.
Buona Pasqua a tutti.

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